Le Marche e il Fondo di Solidarietà: problema risolto solo in parte

Dopo infatti che la Campagna “Trasparenza e diritti” aveva chiesto alla Regione Marche di rendere disponibili le risorse per finanziare il Fondo di Solidarietà, necessario a coprire gli oneri a carico degli utenti ricoverati presso residenze sociosanitarie per persone con disabilità e disturbi mentali, la Giunta Regionale si è impegnata a finanziare quel Fondo dal 2017, anziché dal 2018. «Restano tuttavia insoluti – viene sottolineato da “Trasparenza e diritti” – i problemi derivanti dal mancato arrivo delle risorse per gli anni 2015 e 2016»

Immagine sfuocata di persona in carrozzina«La Regione Marche renda disponibili le risorse per finanziare il Fondo di Solidarietà, necessario a coprire gli oneri (circa 1.300 euro al mese, ovvero 26.000 euro per due anni) a carico degli utenti ricoverati presso residenze sociosanitarie per persone con disabilità e disturbi mentali»: come avevamo segnalato, era stata questa, qualche giorno fa, la richiesta di Trasparenza e diritti, Campagna Regionale delle Marche cui aderiscono oltre trenta organizzazioni del Terzo Settore.
La stessa Trasparenza e diritti informa ora in una nota che «quella denuncia ha avuto un effetto, seppure parziale, come testimonia il comunicato diffuso dalla Giunta Regionale, che si impegna a istituire e a finanziare il Fondo nel 2017, anziché a partire dal 2018».
«In realtà – commentano dalla Campagna marchigiana – confidavamo nella possibilità che il Consiglio Regionale apportasse una modifica alla Proposta di Legge di Assestamento di Bilancio e finanziasse il Fondo a partire dal 2016. Rimangono infatti tuttora aperti i grandissimi problemi che affliggono alcune centinaia di famiglie con congiunti ricoverati presso alcune strutture sociosanitarie per persone con disabilità e problemi di salute mentale, famiglie alle quali dal 1° gennaio 2015 le strutture stesse hanno addebitato le quote sociali, precedentemente a completo carico della Sanità».
«Rispetto alla competenza al pagamento della quota sociale – conclude la nota – la Regione conosce certamente la vigente normativa nazionale, ovvero che essa spetta all’utente nel caso abbia i redditi per farlo, altrimenti l’obbligo passa al Comune. E gli utenti in questione, per la gran parte, dispongono di redditi largamente insufficienti, per far fronte all’onere richiesto». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: trasparenzaediritti@gmail.com.

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