No a quella “cittadella della disabilità” in aperta campagna

«Il principale problema delle persone con disabilità psichica e intellettiva o multidisabilità consiste nell’isolamento sociale e nella rarefazione delle relazioni umane. Concentrare quindi settanta persone con disabilità di questo tipo in una “cittadella” isolata in aperta campagna, altro non significa che realizzare un “piccolo ghetto”, per quanto bello e ben progettato sia»: lo dichiara Patrizia Frilli, presidente di DIPOI (Coordinamento Toscano delle Organizzazioni per il “Durante e Dopo di Noi”), a proposito di un nuovo polo della disabilità previsto dal Comune di Empoli

Foto di ombre che precedono e spòingono una carrozzina, di cui si vede la parte inferiore«Realizzare in aperta campagna e lontano dal tessuto urbano quattro moduli edilizi, per due diurni da venti posti ciascuno e appartamenti per una trentina di persone, equivarrebbe a realizzare un piccolo ghetto. Per quanto bello e ben progettato potrebbe essere, infatti, purtroppo solo un ghetto rimarrebbe. Il principale problema, infatti, delle persone con disabilità psichica e intellettiva o multidisabilità, qualunque sia il livello di gravità, consiste proprio nell’isolamento sociale e nella rarefazione delle relazioni umane. Da qui credo dunque si debba partire nel mettere in campo un progetto articolato che dia soluzione ai vari problemi del “Durante e Dopo di Noi”».
A dichiararlo in una nota è Patrizia Frilli, presidente di DIPOI (Coordinamento Toscano delle Organizzazioni per il “Durante e Dopo di Noi”), a proposito di un nuovo polo della disabilità previsto dal Comune di Empoli (Firenze), il quale, secondo Frilli, non risponderebbe affatto «ai bisogni reali delle persone con disabilità e dei loro familiari». «Per questo – afferma – chiediamo agli Amministratori Comunali di rivisitarlo profondamente, perché insistere sulla strada tracciata sarebbe a nostro avviso un regresso, rispetto alla storia positiva che possono vantare i servizi socio-sanitari del territorio empolese».

«Comprendiamo – sottolinea ancora la responsabile di DIPOI – che il Comune di Empoli voglia valorizzare quei 12.000 metri quadrati riguardanti la donazione di Via del Terrafino, ma una “cittadella della disabilità”, dove le persone con disabilità starebbero solo fra loro e con gli operatori, non sarebbe accettabile».
Proprio a Empoli, per altro, viene indicato come modello virtuoso da seguire quello di Casa Arrighi, un’abitazione recentemente ampliata e inaugurata, destinata a un progetto di cohousing (“coabitazione”) per persone con disabilità, gestito dalla Fondazione Dopo di Noi. «Quella – secondo Frilli – è la strada maestra: piccole strutture residenziali per la vita in autonomia e centri diurni inseriti nel tessuto vitale cittadino, per favorire relazioni umane e attività di socializzazione reale, al di fuori delle quattro mura dei centri semiresidenziali. Un approccio innovativo, coerente con le linee guida della programmazione sociosanitaria regionale e con le conclusioni delle Conferenze Regionale e Nazionale sulle Politiche della Disabilità, svoltesi lo scorso anno entrambe a Firenze».

«Al sindaco Brenda Barnini, e all’assessore alle Politiche Sociali Arianna Poggi – conclude Frilli -, ma anche a tutti i membri del Consiglio Comunale, chiedo per conto di DIPOI di fermarsi e di riconsiderare il progetto di Via Terrafino, senza che ciò sia vissuto come una marcia indietro, ma piuttosto come un passo avanti nella direzione di una migliore qualità della vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie. In tal senso mi auguro che la politica e la comunità di Empoli sappiano ascoltarci senza pregiudizi, e vogliano aprire una nuova e più costruttiva fase di confronto. Da parte nostra, siamo a disposizione». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio Stampa DIPOI (Max Frascino), maxfrascino@gmail.com.

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