Chiediamo l’apertura di un’istruttoria per il Direttore di quel giornale

«Siamo confortati dalla presa di posizione dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e speriamo che si apra davvero un’istruttoria davanti al Consiglio di Disciplina per il Direttore della “Voce di Mantova”. Siamo indignati per un titolo che ha denotato una così scarsa intelligenza comunicativa». Interviene così, il Presidente dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down), sulla vicenda denunciata dal nostro giornale, riguardante quell’indegno titolo di quotidiano esposto vicino alle edicole (“Mongoli in mongolfiera a fuoco dopo l’atterraggio sui cavi dell’alta tensione”)

Uomo disperato, con le mani sulla faccia«Siamo confortati dalla presa di posizione dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e speriamo che si apra davvero un’istruttoria davanti al Consiglio di Disciplina per il Direttore della “Voce di Mantova”. Siamo veramente indignati per un titolo che ha denotato una così scarsa intelligenza comunicativa».
Interviene con queste parole, Paolo Virgilio Grillo, presidente nazionale dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down), sulla vicenda denunciata ieri dal nostro giornale, su segnalazione della LEDHA – la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) -, riguardante quell’indegno titolo del quotidiano della «Voce di Mantova» esposto a fianco di tutte le edicole della Provincia virgiliana (Mongoli in mongolfiera a fuoco dopo l’atterraggio sui cavi dell’alta tensione), rispetto al quale la Federazione lombarda aveva voluto sottolineare, per chiarezza, che «le persone vittime dello sfortunato incidente a bordo di una mongolfiera non erano abitanti della Mongolia, ma cittadini tedeschi e nessuno di essi persona con sindrome di Down. Nessun problema, quindi, a usare il termine “mongolo” come un semplice dispregiativo. Così come nel linguaggio comune e volgare vengono utilizzati termini come “idiota”, “stupido”, “impedito”. Tutte parole, e non è un caso, che in passato venivano utilizzate per identificare persone con disabilità e che solo successivamente sono diventate insulti».

Oltre dunque ad auspicare, come detto, un intervento dell’Ordine Regionale Lombardo dei Giornalisti nei confronti del Direttore del quotidiano, responsabile di quel titolo, e a ribadire quanto dichiarato dalla LEDHA («Usare la parola “mongolo” come una palese offesa ci fa regredire, dopo anni e anni di lavoro sulla stigmatizzazione di tali espressioni»), il Presidente dell’AIPD ricorda anche che in tal modo «sono state violate le norme deontologiche contenute nel Testo Unico dei Doveri del Giornalista (articolo 6, comma a*), che tutti i giornalisti devono rispettare pena provvedimenti disciplinari dell’ordine territoriale competente». (S.B.)

*L’articolo 6, comma a del Testo Unico dei Doveri del Giornalista recita testualmente: «Il giornalista: rispetta i diritti e la dignità delle persone malate o con disabilità siano esse portatrici di menomazioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali, in analogia con quanto già sancito per i minori dalla “Carta di Treviso”».

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampaaipd@gmail.com (Marta Rovagna).

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