Una risposta flessibile ai bisogni di assistenza

Si tratta del Progetto “Badando”, modello di intervento innovativo attuato nel Bolognese da ASC InSieme (Azienda Speciale per la gestione di servizi sociali dell’Unione Comuni Valli del Reno Lavino e Samoggia), nato appunto come esempio di risposta flessibile, che cerca di conciliare i bisogni di assistenza espressi dalle famiglie moderne – sempre più gravate da molteplici e simultanee responsabilità di cura – quelli di qualificazione dei servizi propri dell’Ente Pubblico e quelli di garanzia, continuità e tutela del lavoro richiesti dai caregiver familiari. Vediamo in che cosa consiste

Ombre bianche di persona con disabilità e di assistente che la spingeNon esiste un dato ufficiale su quanti siano oggi i caregiver familiari (assistenti di cura familiari) presenti in Italia. Soltanto un’indagine dell’ISTAT nel 2011 aveva fornito informazioni precise, contandone circa 3 milioni e 300.000, per lo più donne in età compresa tra 45 e 55 anni, che spesso svolgono anche un lavoro fuori casa, pur avendo, nel 60% dei casi, abbandonato la propria attività, per dedicarsi a tempo pieno (in media 7 ore al giorno di assistenza diretta e 11 ore di sorveglianza) alla cura del familiare non più autonomo. Ma esistono anche tanti caregiver anziani, loro stessi malati, e caregiver molto giovani (tra i 15 e 16 anni) costretti a conciliare scuola e cura, che spesso gestiscono da soli il carico assistenziale con un altissimo rischio di isolamento emotivo e sociale.
È difficile effettuare stime altrettanto realistiche per il caregiving professionale svolto dalle assistenti familiari (o badanti) a causa di variabili (come il lavoro nero) impossibili da osservare. Nel 2011, sempre secondo i dati dell’ISTAT, erano un milione e 600.000, impegnate in 2 milioni e 412.000 famiglie italiane.
Questo quadro, in termini economici, rappresenta un valore incommensurabile come risorsa nel sistema di welfare. I conti pubblici, infatti, traggono un indubbio vantaggio da questa mole di lavoro non retribuito o pagato direttamente dai privati; le famiglie e i singoli, però, ne subiscono pesanti conseguenze, in forma di impoverimento (non solo economico), ma anche di salute, di stress e di perdita di opportunità non solo lavorative.

Sin dalla sua costituzione, nel 2010, ASC InSieme – Azienda Speciale per la gestione di servizi sociali dell’Unione Comuni Valli del Reno Lavino e Samoggia, in provincia di Bologna – ha sempre dedicato particolare attenzione alle politiche per la non autosufficienza, se è vero che dei circa 15 milioni di euro di bilancio dell’Azienda, oltre un quarto – senza considerare i costi del personale dipendente – viene impiegato per servizi rivolti alla popolazione anziana e alle persone con disabilità.
In particolare, i servizi, progetti e interventi destinati alle persone anziane sono orientati, da un lato, a favorire la prevenzione della condizione di non autosufficienza, dall’altro, a garantire la domiciliarità oppure, ove impossibile, il ricovero in strutture adeguate, nella logica di costruire un sistema in grado di rispondere adeguatamente all’invecchiamento della popolazione.
Chiaramente, però, il problema non è la persona anziana in quanto tale, bensì la criticità che emerge quando il peggioramento dello stato di salute comporta il passaggio dalla condizione di autonomia a quella di non autosufficienza. Ed è in questa fase che è fondamentale potersi orientare all’interno della rete dei servizi.

Con nove Sportelli Sociali per il primo accesso, dislocati sull’intero Distretto del Reno, Lavino e Samoggia, e otto assistenti sociali impegnate esclusivamente nell’area anziani, ASC InSieme rappresenta il riferimento principale delle famiglie in difficoltà, rispetto alle quali sta radicalmente cambiando il ruolo stesso dell’assistente sociale che, accanto alle competenze valutative, deve sviluppare sempre più quelle di case manager, figura in grado, cioè, di predisporre un progetto di aiuto personalizzato, che integri l’offerta di servizi pubblici tradizionali con quella di possibili risposte innovative.
Una di queste risposte, elaborate dall’Azienda nel 2011, è il progetto denominato Badando, modello di intervento innovativo, che ha riscontrato significativi apprezzamenti non solo in altri territori, ma anche da parte della Regione Emilia Romagna.
Badando nasce come esempio di risposta flessibile che cerca di conciliare i bisogni di assistenza espressi dalle famiglie moderne (sempre più gravate da molteplici e simultanee responsabilità di cura), quelli di qualificazione dei servizi propri dell’Ente Pubblico, quelli di garanzia, continuità e tutela del lavoro richiesti dalle assistenti familiari.
Nella sua prima versione, il progetto rispondeva al bisogno delle famiglie di trovare un supporto al lavoro di cura nei confronti dell’anziano non autosufficiente, fornendo loro un servizio di assistenza nelle operazioni di stipula del contratto con la “badante”, attraverso il convenzionamento con alcune società di servizi (CAAF). Dopo poco tempo, però, Badando si è evoluto, per poter rispondere alla necessità delle famiglie di reperire una badante per brevi periodi e includendo la possibilità di fruire di “pacchetti” di assistenza per il tramite di agenzie interinali.

Le azioni previste si possono così riassumere: realizzazione di  percorsi formativi e creazione di un albo delle assistenti familiari; aiuto alle famiglie nella scelta della badante; individuazione di più associazioni di categoria che possano seguire l’utente nell’attivazione e gestione del rapporto di lavoro; monitoraggio del lavoro e dell’assistenza prestata; pacchetti di assistenza per brevi periodi resi da badanti tramite agenzie di lavoro interinali selezionate; supporto alle assistenti familiari attraverso uno sportello dedicato.
Nella sua ultima versione, Badando 3.0, avviato nel settembre dello scorso anno, ha allargato lo sguardo anche al sostegno al caregiver familiare, riconoscendogli una competenza che merita supporto e formazione al pari di quella riservata ai caregiver professionali.

Nel suo complesso, dunque, il progetto, oggi, favorisce la domiciliarità degli anziani, aumenta la qualificazione del lavoro di cura delle assistenti familiari private, mette a sistema l’assistenza familiare privata, integrandola nei servizi comunali e facilitando l’emersione del lavoro nero delle “badanti”, sostiene il caregiving familiare. Tutti risultati, questi, che derivano dalla capacità del progetto di coniugare risorse del sistema pubblico con quelle dell’out of pocket [“spese di tasca propria”, N.d.R.] delle famiglie, in una rete di collaborazioni tra pubblico, privato e famiglie stesse.

Cira Solimene dirige ASC InSieme; Michele Peri ne è vicedirettore e responsabile dell’Area Anziani e Disabilità.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: segreteria@ascinsieme.it.

Oggi ti narro di me
Sempre nell’àmbito dei vari eventi in favore dei caregiver, promossi da ASC InSieme, è certamente degno di nota quello di domani, giovedì 19 gennaio (ore 16.30-19), presso la Casa della Conoscenza di Casalecchio di Reno (Bologna), intitolato Oggi ti narro di me. Esperienze e testimonianze di chi vive l’Alzheimer.
Si tratterà di un confronto informale e partecipato, voluto per introdurre i partecipanti alla comprensione del valore della narrazione, quale strumento di costruzione ed elaborazione del percorso assistenziale. Dal canto loro, i professionisti che interverranno potranno trasmettere nozioni, consigli e informazioni utili ai caregiver familiari, mentre questi ultimi, raccontando le loro storie, potranno condividere problemi ed eventuali soluzioni, aiutando il sistema ad erogare interventi sempre più efficaci.
Moderato da Cira Solimene, che dirige l’Azienda ASC InSieme, l’incontro sarà aperto dalla sessione intitolata Scrivere per Ri-vivere, centrata sul tema della narrazione come opportunità di elaborazione della malattia. È prevista in tal senso un’intervista a Sara Briani, autrice del libro Libera di volare, a cura di Federica Trenti e Ilaria Turrini, con la lettura di alcuni brani del libro stesso.
Successivamente è in programma Parliamo dell’Alzheimer (L’esordio della malattia e la diagnosi, l’inversione del ruolo con la figura parentale: da figlio/a a genitore e la prosecuzione del cammino), con la partecipazione, insieme alla citata Sara Briani, di Marie Christine Melon e Laura Annella, psicologhe della Cooperativa CADIAI di Bologna e Marisa Mattioli, coordinatrice dell’Area Anziani di ASC InSieme.
Concluderà la giornata uno spazio aperto di ascolto di cui saranno protagonisti i/le caregiver. (S.B.)

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