Insegnare l’umanità

«Quante volte – scrive Maria Pia Amico – ci imbattiamo in medici frettolosi, distanti, con poca voglia di dialogare coi pazienti o di spiegare la diagnosi, dando per scontato che tutti sappiano di medicina e profilassi? Un comportamento, per altro, che vale per ogni altra categoria di lavoratori. Ci vuole una certa elasticità mentale e grande intelligenza, per instaurare rapporti – di lavoro o personali – che non siano solo fredda cortesia e pura formalità, ma troppo spesso ci si dimentica che siamo esseri umani con le nostre paure e bisogni»

Marc Chagall, "La Vie" ("La Vita"), 1964, olio su tela

Marc Chagall, “La Vie” (“La Vita”), 1964, olio su tela

Qualche settimana fa ho avuto un incontro molto interessante e istruttivo. Da circa un anno sono in cura da un dentista odontoiatra, il professore E.C., il quale fin da subito si è dimostrato molto sensibile, attento e umano, senza perdere di professionalità. Questa sua umanità lo porta a insegnarla ai collaboratori e anche ai suoi studenti di Igiene Orale nella Facoltà di Medicina e Odontoiatria dell’Università di Genova, con i quali mi sono confrontata durante un incontro voluto dal professore, il quale, attraverso la lettura di alcuni miei scritti, ha voluto e vuole sottolineare l’importanza delle barriere fisiche e soprattutto mentali che ogni giorno incontrano le persone con disabilità.
Egli è convinto altresì che il rapporto tra medico e paziente – soprattutto se con problemi particolari – non debba essere improntato solo su un’accurata diagnosi e su una cura che siano fatte con professionalità, ma meccanicamente; ci dev’essere invece anche una sorta di relazione amichevole, di empatia reciproca, di umanità, appunto.

Questo mi fa pensare. Quante volte ci imbattiamo in medici frettolosi, distanti, con poca voglia di dialogare coi pazienti o di spiegare la diagnosi, dando per scontato che tutti sappiano di medicina e profilassi? Ma questo comportamento vale per ogni categoria di lavoratori, dai professionisti agli impiegati, dai commercianti agli insegnanti ecc.
Si sa che i rapporti umani sono quanto di più complesso, delicato e fragile ci sia al mondo: accostarsi agli altri, infatti, significa svelarsi, mettere a nudo i propri pregi e difetti, le proprie certezze e insicurezze. Questo però non vuol dire trincerarsi dietro una maschera di invulnerabilità e insensibilità ai problemi altrui, né seguire puntigliosamente i protocolli e gli standard professionali. Ci vuole una certa elasticità mentale e grande intelligenza, per instaurare rapporti – di lavoro o personali – che non siano solo fredda cortesia e pura formalità.
Troppo spesso ci si dimentica che siamo esseri umani con le nostre paure e bisogni: la gentilezza e l’affabilità sono segni di grande sensibilità, non dimentichiamolo mai.

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