24 famiglie chiedono al Giudice il rispetto del diritto allo studio

Supportate dal Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi della Federazione LEDHA, ben ventiquattro famiglie di alunni con disabilità hanno presentato un ricorso al Tribunale di Milano contro la Città Metropolitana, per non avere garantito, sin dall’inizio dell’anno scolastico, il numero di ore di assistenza alla comunicazione o assistenza educativa di cui i loro figli hanno bisogno per frequentare regolarmente le lezioni, a parità di diritti con i loro compagni, e quindi per accertarne la discriminazione

Bimbo con disabilità in una stanzetta da solo

Un bimbo con disabilità di una scuola elementare, costretto a trascorre le ore scolastiche con la sua carrozzina in uno stanzino, senza alcun tipo di supporto

Antonella frequenta la quinta elementare: avrebbe bisogno di 18 ore settimanali di assistenza alla comunicazione ma ha potuto usufruire di appena 7 ore settimanali di assistenza. Inoltre, l’assistente alla comunicazione ha potuto iniziare le proprie attività solo a partire dal 10 novembre 2016,  a ben due mesi dall’inizio dell’anno scolastico.
Sara frequenta la prima superiore e avrebbe bisogno di essere affiancata per 14-15 ore a settimana da un’educatrice. Tuttavia, a causa delle difficoltà della Città Metropolitana di Milano, Sara è rimasta priva di assistenza fino al 1° dicembre 2016 e anche quando il servizio è stato attivato, le sono state garantite solo 5 ore di assistenza a settimana.
I nomi, naturalmente, sono di fantasia, ma le storie sono più che reali e sono solo due tra le tante situazioni che hanno portato ben ventiquattro famiglie – supportate dal Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi della LEDHA, la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – a presentare un ricorso al Tribunale di Milano contro la Città Metropolitana, per non avere garantito, sin dall’inizio dell’anno scolastico, il numero di ore di assistenza alla comunicazione o assistenza educativa di cui i loro figli hanno bisogno per frequentare regolarmente le lezioni, a parità di diritti con i loro compagni, e quindi per accertarne la discriminazione.
Il ricorso, va detto, coinvolge anche il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, oltre che i singoli istituti scolastici frequentati da questi bambini e ragazzi «per avere omesso di individuare nel PEI (Progetto Educativo Individualizzato), pur adottato, il numero di ore di assistenza educativa e/o alla comunicazione necessarie».

«Il taglio delle ore di assistenza erogate – spiega Laura Abet, avvocato del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi – è stato giustificato dalla Città Metropolitana di Milano con la mancanza di risorse economiche. Di fronte a questa situazione, molte famiglie hanno pagato di tasca propria le spese necessarie per garantire ai propri figli le ore di assistenza di cui hanno bisogno».
Nel ricorso, dunque, si chiede innanzitutto al Giudice di ordinare alla Città Metropolitana di Milano di assegnare ai figli dei ricorrenti «le ore di assistenza educativa e/o alla comunicazione» stabilite dal PEI e di coprirne i relativi costi. Inoltre, si chiede di risarcire gli alunni per il danno subìto, oltreché di risarcire i genitori per le spese sostenute in questi mesi, allo scopo di garantire ai propri figli la possibilità di frequentare la scuola. «E si tratta di importi anche significativi – sottolinea Abet -, in alcuni casi anche di 1.500-1.800 euro per due-tre mesi di scuola. Inoltre, ciò che è ancora più importante, si chiede al Giudice di adottare un Piano di rimozione della discriminazione, così come previsto dall’articolo 28, comma 5 del Decreto Legislativo 150/11, che preveda la riorganizzazione del servizio con onere di reperimento delle risorse esclusivamente a carico dell’Amministrazione Pubblica, senza oneri anticipatori a carico delle famiglie, garantendo la continuità del servizio, oltre ovviamente al divieto di reiterare in futuro analoghi provvedimenti».

«La mancanza di risorse economiche – commenta Marco Rasconi, presidente di LEDHA Milano – non può essere una giustificazione. Quello allo studio, infatti, è un diritto incomprimibile e di conseguenza non può essere limitato per mancanza di risorse economiche. Questo ricorso, a fianco delle famiglie, è un atto dovuto e invitiamo tutti i genitori che si trovino in questa situazione a contattarci».
«Malgrado l’impegno della politica – aggiunge Alberto Fontana, presidente della LEDHA – restano diverse situazioni di criticità e abbiamo molte segnalazioni di bambini e ragazzi che ancora oggi non possono andare a scuola per la mancanza di assistenti. Per questo è importante che le Istituzioni mantengano gli impegni presi. Inoltre, sollecitiamo Associazioni, Cooperative ed Enti Gestori dei servizi a informare le famiglie sui loro diritti e su come possano agire per tutelarli».
A tal proposito, ricordiamo che qualche giorno fa – sempre per denunciare una serie di gravi disagi riguardanti le famiglie di alunni con disabilità e le carenze in àmbito di assistenza educativa o alla comunicazione – erano intervenute con una nota, ripresa dal nostro giornale, numerose organizzazioni impegnate proprio nei servizi di assistenza agli alunni con disabilità. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@ledha.it (Ilaria Sesana).

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