Storia di un “cold case” genetico

Non solo la dinamica e i responsabili di crimini “antichi” possono essere individuati, grazie alle continue nuove scoperte della genetica, ma anche, dopo molti anni, le diagnosi di Malattie Rare. È quanto avvenuto ad esempio recentemente per un giovane affetto da una mutazione genetica molto rara, scoperta dopo tredici anni all’Istituto Neurologico Besta di Milano, dove viene conservato il DNA di tutti i pazienti sin dalla metà degli Anni Ottanta

Franco Taroni

Franco Taroni dirige il Laboratorio di Genetica delle Malattie Neurodegenerative e Metaboliche della Fondazione IRCSS Carlo Besta di Milano

Fino all’età di tre anni Natale era un bambino sano e attivo, ma la malattia era nei suoi geni fin dalla nascita. Alle prime problematiche motorie seguì negli anni un peggioramento progressivo, inarrestabile. Oggi Natale ha 19 anni, vive in carrozzina, si alimenta con la nutrizione enterale (perché non ce la fa a nutrirsi autonomamente) e ha impiantato un diffusore che somministra piccolissime dosi di farmaco direttamente nel liquor cefalorachidiano.
Fino a 17 anni, Natale non aveva avuto una diagnosi, nonostante i suoi genitori dalla Calabria lo avessero portato in ogni ospedale d’Italia; poi, nel 2014, grazie al Laboratorio di Genetica delle Malattie Neurodegenerative e Metaboliche della Fondazione IRCSS Carlo Besta di Milano, diretto da Franco Taroni, ecco arrivare – finalmente – la diagnosi: Natale è affetto da una mutazione rarissima, con circa sessanta casi in letteratura. Una diagnosi che la famiglia non pensava più di ricevere, visto che l’ultima volta che erano stati lì era il 2001, tredici anni prima. Ai tempi il prelievo a cui il bambino era stato sottoposto non aveva prodotto alcuna risposta diagnostica.

Per Natale, purtroppo, la notizia è ininfluente: i suoi danni sono irreversibili. Oggi, come detto, ha 19 anni, è allettato e viene seguito con amore dai genitori e dalla ASL, con un piano terapeutico ad hoc. «Sapevamo che per noi non c’era speranza, ma ci rincuora che la scienza abbia fatto dei passi avanti e abbiamo gioito per gli altri», ha raccontato il padre Antonio, che con la diagnosi di Natale ha dovuto accettare anche un’altra cattiva notizia, la conferma di ciò che fino a quel momento era stato solo un sospetto: anche la sorella di Natale, 6 anni, è malata. Quel suo camminare con difficoltà è il primo sintomo della stessa mutazione genetica del fratello. Un colpo durissimo per questa famiglia di Reggio Calabria, che ha anche un terzo figlio, fortunatamente sano.

Una diagnosi che arriva così tardi potrebbe sembrare una storia negativa; va invece letta in un altro senso: quello di Natale, infatti,  è un “cold case” (“caso freddo”) genetico risolto ed è il simbolo di una scienza che non si arrende. «Il DNA di Natale – spiega Franco Taroni – era stato estratto nel 2001 per comprenderne la causa genetica, ma in quegli anni i geni conosciuti erano pochissimi, e il suo caso rimase fra quelli irrisolti. Il bambino aveva una paraparesi spastica con grave rallentamento psicomotorio. Il nostro neuropsichiatra infantile, Giovanni Baranello, che lo aveva in cura, chiese un’indagine genetica: eseguimmo un sequenziamento mirato, che diede però esito negativo. I geni conosciuti, come detto, erano pochissimi, mentre oggi ne sono stati identificati circa sessanta, con un incremento costante. E così, nel 2014, abbiamo identificato una mutazione nel gene FA2H, responsabile della forma di paraparesi spastica ereditaria SPG35 da cui è affetto il paziente, e rarissima: solo circa sessanta casi in letteratura».
«Nonostante il progresso scientifico – aggiunge Taroni -, ci sono ancora diversi geni “privati”, posseduti da singole famiglie, e questo fa sì che circa il 40% dei pazienti risulti tuttora negativo ai test genetici».

Che la diagnosi sia arrivata dopo tredici anni non è però un caso. «Qui al Besta – ricorda infatti Taroni – il DNA viene conservato dalla metà degli Anni Ottanta, e viene ancora utilizzato per confronti di questo tipo. Basti ricordare che di recente, in uno studio sulle atassie cerebellari, abbiamo esaminato nuovamente i pazienti storici, riuscendo a scoprire la mutazione responsabile della malattia in una signora di più di 70 anni, che per trent’anni era rimasta senza una diagnosi». (Francesco Fuggetta)

Ringraziamo l’OMAR (Osservatorio Malattie Rare), per averci messo a disposizione il presente servizio. Sempre nel sito dell’OMAR è disponibile anche un’ampia intervista con Franco Taroni, riguardante anch’essa il tema qui trattato. Chi voglia infine prendere contatto con i genitori di Natale, può scrivere a: fuggetta@osservatoriomalattierare.it.

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