Sabato pennette, domenica gnocchi ovvero cinquanta giorni a Psichiatria

Delle famiglie con disabilità abbiamo indagato quasi tutti gli aspetti, ma forse non abbiamo ancora trattato cosa possa accadere ai componenti più anziani di esse – spesso i più fragili – dopo dieci, venti o trent’anni di fatica assistenziale. Proprio di questo parla e fa quanto meno riflettere la presente testimonianza di Giorgio Genta, preziosa e sofferta

Oriella Orazi, "Libertà costretta"

Oriella Orazi, “Libertà costretta”

Seduto su uno sgabello, tremava come una foglia al vento pronunciando frasi sconnesse e ripetute, la mano sinistra in preda a un tic nervoso, la destra aggrappata tenacemente al bordo del tavolo.
Il medico di famiglia, dopo una breve visita, consigliò di portarlo al Pronto Soccorso, ove, dopo un paio d’ore di attesa, venne visitato da una neurologa abbastanza seccata per essere stata strappata al desco familiare. Si poneva un’alternativa: ricovero immediato (ma erano circa le 23) o presa in carico presso il Centro di Igiene Mentale Distrettuale. Inutile dire che si optò per la seconda scelta e il giorno appresso ebbe un lungo colloquio con l’équipe – uno psichiatra e un’infermiera – del Centro di Igiene Mentale.
Dall’anamnesi emerse la storia di trent’anni di vita difficile in assistenza continua alla figlia con grave disabilità e delle mille preoccupazioni relative alla situazione: sino a quando riuscirà ad essere attivo (non è più un giovanotto, ha settant’anni)? Basteranno i soldi per le mille necessità quotidiane (per non dire delle esigenze straordinarie)? Come ha fatto a non ricordarsi di pagare le tasse? Non riesce più a dormire decentemente, è ansioso e depresso contemporaneamente…
Lo psichiatra imposta un’adeguata terapia farmacologica e invita a tornare dopo quindici giorni, ma anche prima, se non si nota qualche miglioramento…

Dal menù settimanale, sabato a mezzogiorno:
Pennette al ragù
Pastina in brodo vegetale
Arrosto di vitellone
Frittata di patate
Carote al burro
Purè di patate
Insalata verde
Frutta fresca o cotta

…Ligio alla prescrizione, segue scrupolosamente la terapia e si presenta poi al controllo di ottimo umore. È persino riuscito a sbrigare un po’ di burocrazia con la quale mai è stato in buoni rapporti ed è quasi euforico.
Lo psichiatra si complimenta con lui e lo esorta a continuare con la terapia leggermente modificata perché provoca una diuresi eccessiva. Il paziente a questo punto si sente talmente bene che trascura di prendere i medicinali prescritti e incorre in un autogol (l’umore peggiora) e in un’ammonizione (da parte dello psichiatra).
Tornato ligio, si concede una breve vacanza estiva con famiglia in montagna in un delizioso paesino della Valle d’Aosta: una settimana in uno chalet di pietra con tutte le comodità, favolosa colazione mattutina compresa. Unico neo: il paesino è noto per lo sci di fondo, ma lo chalet è un centinaio di metri di quota più insù, costringendo a fatiche terribili chi spinge la carrozzina. Indovinate chi la spinge?
Tra fatiche meno terribili (visita con acquisti a un premiato caseificio produttore di ottima fontina) e passeggiate nei boschi, resta poco tempo per la terapia; e poi non lo sapevate che la minor concentrazione di ossigeno nell’aria montana induce amnesia?…

Sabato, per cena:
Passato di verdura con riso
Pastina in brodo di carne
Pollo al forno
Crescenza
Finocchi gratinati
Purè di patate
Frutta fresca o cotta

Finita la vacanza, viene sottoposto a minuziose analisi che rivelano tutto in linea con l’età, lieve ipertrofia prostatica compresa.
La seconda interruzione della terapia ha scosso la fiducia dei sanitari nella possibilità di effettuare domiciliarmente quanto necessario e consigliano quindi un ricovero a Psichiatria, ove tuttavia non vi è posto; viene parcheggiato qualche giorno a Medicina.
Raggiunto finalmente il reparto definitivo, viene sottoposto a diversi colloqui e a ulteriori analisi, essendogli sfuggito, senza pensarci troppo, il fatto che era dimagrito di dieci chili in pochi mesi.
Tra gli accertamenti viene eseguita una gastroscopia in sedazione tanto profonda da lasciargli il dubbio che sia stato uno scherzo, non ricordando assolutamente nulla di spiacevole.
Terminata la gastroscopia, viene lasciato tranquillo per un po’ di giorni e riesce ad ambientarsi bene, anche troppo, nel reparto.
Alcuni ricoverati patiscono la “reclusione” in un reparto con le sbarre alle finestre. Lui no, avendo le sbarre anche a casa. No, non vive in una prigione: le sbarre casalinghe servono ad impedire ai ladri di entrare, quelle del reparto ai ricoverati di uscire…

Domenica a pranzo:
Gnocchi al pomodoro
Pastina in brodo vegetale
Tacchino arrosto
Filetti di nasello al verde
Piselli alla romana
Purè di patate
Insalata verde
Frutta fresca o cotta

…Il reparto è molto tranquillo, a parte qualche intemperanza verbale di genere, essendo preponderanti le ricoverate di sesso femminile.
Grandi cartelli ammoniscono Vietato fumare, ma quasi tutti fumano come turchi senza incorrere in reprimende, giacché lo fanno sul terrazzo ove è lecito. Nel terrazzo esiste un notevole ausilio: una lunga benda elastica fissata da un0estremità al telaio della tenda, mentre sull’altra è fissato un accendino, eliminando lo stress dell’affannosa ricerca del medesimo.
E chi non fuma? Mangia. Alle 8.30 caffelatte con biscotti (il caffè è d’orzo), alle 12 pranzo, alle 16 un britannico tè con biscotti, alle 18 cena.
Il pranzo e la cena sono momenti di socializzazione e seguono un preciso rituale: l’arrivo del carrello termostatato (una mano burlona ha scritto “freddo” su quello destinato al reparto), preceduto dalla preparazione dei tavoli (tovaglietta di carta, busta sigillata con posate e tovagliolo, bicchiere) e a svolgere questo compito sono gli stessi ricoverati.
L’infermiera di turno si pone in capo una vezzosa cuffietta bianca, veste un grembiule delle stesso colore e armata di mestolo dispensa il cibo ai ricoverati. Il bis è concesso in base alle disponibilità…

Domenica, per cena:
Risotto alla parmigiana
Pastina in brodo di carne
Brasato al vino rosso
Formaggio fresco spalmabile
Purè di patate
Fagiolini all’olio
Frutta fresca o cotta

…Il lato ludico del reparto è rappresentato da un calciobalilla sede di epiche e rumorosissime battaglie sportive. Chi non gioca ascolta musica con le cuffie o guarda la TV. Riviste e libri sono a disposizione di tutti. Una mano apocrifa ha scritto su una copertina: «Chi è dentro queste sbarre è fuori dal mondo». Forse il proprietario della mano si credeva Shakespeare…
A giudizio dei sanitari, ai ricoverati vengono concessi dei permessi di uscita che variano dalla mezz’ora per recarsi al bar a prendere un caffè (vero) al week-end in famiglia. Chi non è in buoni rapporti con la famiglia può scegliere tra un week-end a Ibiza o a Londra: d’estate Ibiza, d’inverno a Londra…
Parenti e amici possono venire a trovare i ricoverati due volte al giorno. In questi momenti la sala di soggiorno si anima di mille voci e le visite rinsaldano i vincoli con il “mondo di fuori”, specialmente per chi non può uscire in permesso.
Il “nostro” ricoverato – uomo fortunato perché visitato quotidianamente da moglie e figlia – alloggia in una camera a densità variabile: da singola a quattro posti letto, a seconda delle necessità. La camera è dotata di un bagno interno con doccia. In versione singola merita tre stelle, a quattro letti due.
Durante un accertamento diagnostico gli viene posizionato un catetere vescicale, probabilmente necessario per alcuni esami, ma assai deleterio per il morale. Fastidio a parte, vive l’esperienza come un’umiliazione, costretto a lunghe manovre per fissare il contenitore alla gamba di giorno e al letto di notte.
La notte dell’ultimo dell’anno dimentica tutte queste miserie umane e partecipa alla grande abbuffata di dolci e spume analcoliche di vario colore organizzata dai ricoverati: tutti ingurgitano quantità inverosimili di panettoni variamente farciti, al punto che ben prima di mezzanotte è un KO generale e nessuno resiste sveglio.
Nel reparto vige la regola non scritta che tutto è in comune, dalle leccornie alla riunione del giovedì con proposte e discussioni relative: è un valido modo per creare un senso di appartenenza e di non esclusione dal mondo anche se provvisoriamente ristretto alle mura del reparto.
Dopo circa cinquanta giorni di ricovero, il nostro paziente viene espulso non già per cattiva condotta, come insinuano le malelingue, bensì per il raggiungimento delle mete prefissate (umore, salute, ecc.).
Gli augurano buona fortuna… ne avrà bisogno!

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