Contro ogni ipotesi di reistituzionalizzazione

«C’è un tentativo, anche nella nostra Regione, di tornare a logiche di istituzionalizzazione delle persone con disabilità psichica, intellettiva e relazionale, una cultura pericolosa che prende a pretesto le difficoltà oggettive di tenuta economica del welfare. Chiediamo di percorrere tutt’altra strada»: lo hanno dichiarato le principali organizzazioni toscane impegnate sul fronte della disabilità, durante un’Audizione presso il Consiglio Regionale, che le ha viste presentare il documento intitolato “Per la libertà delle persone con disabilità, contro ogni ipotesi di reistituzionalizzazione”

Audizione organizzazioni toscane in Regione, 22 febbraio 2017

L’Audizione presso la Terza Commissione del Consiglio Regionale Toscano alle organizzazioni impegnate sul fronte della disabilità

Le principali organizzazioni toscane impegnate sul fronte della disabilità (se ne veda l’elenco nel box in calce) sono state ricevute nei giorni scorsi in Audizione presso la Terza Commissione del Consiglio Regionale Toscano (Sanità e Politiche Sociali), e per l’occasione hanno compattamente discusso e presentato il documento intitolato Per la libertà delle persone con disabilità, contro ogni ipotesi di reistituzionalizzazione, «nato dalla constatazione – come si legge in una nota successiva all’incontro – che c’è un tentativo, anche nella nostra Regione, di tornare a logiche di istituzionalizzazione delle persone con disabilità psichica, intellettiva e relazionale, una cultura pericolosa che, prendendo a pretesto le difficoltà oggettive di tenuta economica del welfare, ha come esito quello di tornare a politiche per le persone con disabilità che resuscitano modalità antecedenti alla cosiddetta “Riforma Basaglia”».
In tal senso, vengono citate, come «sintomi di questo approccio profondamente sbagliato», le operazioni recentemente promosse a San Giuliano Terme (Pisa) e a Empoli (Firenze), delle quali anche il nostro giornale ha ampiamente riferito, riguardanti «strutture progettate per concentrare soluzioni residenziali (residenze sanitarie per disabili e comunità alloggio) e centri diurni, oltre a spazi per la riabilitazione tradizionale. In altre parole, vere e proprie “cittadelle della disabilità”, dove le persone con disabilità vivrebbero in un mondo a sé stante, dove socializzazione, integrazione e relazioni umane sarebbero affidate a incursioni da e nel mondo esterno».

Nel rigettare dunque questo tipo di logica, le Reti e le Associazioni che hanno sottoscritto il documento presentato al Consiglio Regionale Toscano, hanno chiesto alla Regione stessa «di mantenere coerenza rispetto agli indirizzi definiti dalla legislazione nazionale, in particolare la recente Legge 112/16 sul “Dopo di Noi”, al Piano Sanitario e Sociale Integrato Regionale e ai documenti conclusivi della Conferenza Regionale e di quella Nazionale sulla Disabilità, tenutesi a Firenze nel settembre dello scorso anno».

Queste, dunque, in un sintetico riassunto, le richieste espresse dalle organizzazioni toscane:
«° Puntare sulla redazione in collaborazione con le famiglie del Piano di Vita Individualizzato, per dare concretezza alle politiche di sostegno alle persone con disabilità, puntando alla loro autonomia, integrazione sociale e qualità della vita.
° Rifiutare il convenzionamento a grandi strutture residenziali spersonalizzanti e istituzionalizzanti, per favorire soluzioni residenziali in piccoli nuclei abitativi che riproducano un ambiente familiare, favoriscano le relazioni umane e garantiscano la qualità della vita.
° Valorizzare le esperienze delle Fondazioni di partecipazione e l’associazionismo promosso da familiari delle persone con disabilità, in modo da assecondare la responsabilizzazione del Terzo Settore e garantire le famiglie che in forma associata si impegnano a conferire risorse e a fare fund raising [raccolta fondi, N.d.R.] strutturato.
° Seguire le linee guida del primo Decreto Attuativo della Legge 112/16 per dare gambe a esperienze partecipate dal basso per il “Dopo di Noi”, ma anche per il “Durante Noi” ad esso propedeutico.
° Incentivare la rete dei servizi per l’inclusione (anche lavorativa) e la socializzazione delle persone con disabilità psichica, intellettiva e relazionale, perché questo ne migliora la qualità della vita e previene fenomeni di decadimento psicofisico e relazionale, con la conseguente cronicizzazione di patologie connesse». (S.B.)

Ringraziamo l’Associazione Autismo Toscana per la collaborazione.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@autismotoscana.it.

Queste le organizzazioni rappresentate nel corso dell’Audizione presso la Terza Commissione del Consiglio Regionale della Toscana:
° Associazione Autismo Toscana
° Associazione FISH Toscana
(Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap)
° Coordinamento DIPOI (Coordinamento Toscano delle Organizzazioni per il “Durante e Dopo di Noi”)
° Coordinamento Toscano delle Associazioni di Salute Mentale
° Associazione FAND
(Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità)
° Associazione Autismo Pisa
° Associazione Autismo Arezzo
° Associazione AGRABAH, Pistoia
(Associazione Genitori per l’Autismo)
° Fondazione Il Sole, Grosseto (Per il Durante e Dopo di Noi)
° Associazione AIABA, Firenze (Associazione Italiana per l’Assistenza ai Bambini Autistici)
° Associazione Sindromi Autistiche, Lucca

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