Con quei vergognosi tagli si umiliano le politiche sociali e le persone

«Questo è un duro colpo alle politiche sociali del nostro Paese, assestato dopo aver fatto balenare l’ipotesi di aprire una stagione in cui l’attenzione all’inclusione sociale fosse significativa e unificante»:è questo il duro commento di Vincenzo Falabella, presidente della FISH, dopo i pesanti tagli, concordati tra Governo e Regioni, ai Fondi Nazionali per le Politiche Sociali e per le Non Autosufficienze. Sia la FISH che il Comitato 16 Novembre si dichiarano pronti a forme di ampia e diffusa mobilitazione

Dito puntato di un uomo«In quella risposta scritta, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sembra prendere le distanze da una decisione che indica come assunta da Regioni e Ministero dell’Economia, ma per noi sono rilevanti l’esito e gli effetti di questa decisione che ha visto protagonisti gli Assessori al Bilancio e i Presidenti delle Regioni e il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Per altro lo specifico Tavolo per le Non Autosufficienze, di cui facciamo parte insieme ad altre organizzazioni e sindacati, non ha ricevuto alcuna comunicazione di questa grave novità appresa da altri canali. Questo incide negativamente sulla qualità delle interlocuzioni in essere».
È questa la dura presa di posizione assunta da Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), dopo la risposta del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali all’Interrogazione Parlamentare della deputata Donata Lenzi, tramite la quale è arrivata la conferma che – a seguito di un’intesa del 23 febbraio scorso, che ha visto convergere Stato e Regioni – i trasferimenti di alcuni fondi alle Regioni a Statuto Ordinario verranno ridotti per esigenze di bilancio e tra questi anche il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali – quello più pesantemente colpito – che passa nel 2017 da 313 a 99 milioni, arrivando vicino al proprio minimo storico, ma anche il Fondo per le Non Autosufficienze, portato da 500 a 450 milioni.

«Si tratta certamente di un pessimo segnale per il futuro delle politiche sociali in Italia – dichiara ancora Falabella -, di un colpo assestato dopo aver fatto balenare l’ipotesi di progettare e costruire livelli essenziali di assistenza in àmbito sociale validi in tutto il Paese, di definire un Piano per la Non Autosufficienza, di aprire una stagione in cui l’attenzione all’inclusione sociale fosse significativa e unificante».
Secondo la FISH, «gli effetti di quell’intesa del 23 febbraio – oltre ai danni materiali che si faranno sentire soprattutto nelle Regioni del Sud – passano sopra molte teste, oltre a quelle delle persone con disabilità e delle loro famiglie: è infatti lo stesso Parlamento ad essere stato ignorato, perché quei Fondi erano stati incrementati o garantiti dopo ampie discussioni in Camera e Senato. È pertanto ai Parlamentari che facciamo appello per avere adeguato sostegno. E lascia anche stupefatti l’atteggiamento delle Regioni, che compensano le loro mancate revisioni della spesa accettando di rinunciare a parti consistenti dei trasferimenti sul sociale».
Oltre dunque a «chiedere un confronto tempestivo con il Presidente del Consiglio e con il Ministro dell’Economia – conclude Falabella – non escludiamo una mobilitazione più ampia e diffusa nel Paese, in ogni singola Regione, attorno alla quale trovare ampie convergenze, data la gravità politica di quanto accaduto».

Toni altrettanto duri arrivano dal Comitato 16 Novembre, che parla senza mezzi termini di «vergognosi tagli al sociale» e di «disabili gravissimi presi in giro».
«Ricordiamo innanzitutto che il Governo – si legge in una nota diffusa dal Comitato – aveva mantenuto la promessa fatta al mondo della disabilità il il 30 novembre dello scorso anno, a seguito dell’ennesimo presidio che aveva visto in prima fila la nostra partecipazione, stanziando effettivamente 500 milioni di euro nel 2017. Solo pochi mesi dopo, però, d’intesa con le Regioni, ha deciso di tagliare questi 50 milioni in più. Ma come si può pensare di far partire un Piano per la Non Autosufficienza senza le risorse necessarie? Come si pensa di pagare prestazioni e servizi che rientrerebbero nei livelli minimi di assistenza? Per capire meglio la portata dell’insufficienza delle risorse, sottolineiamo che nel 2010, per 5.000 persone ammalate di SLA (sclerosi laterale amiotrofica) e malattie similari furono stanziati 100 milioni di euro. Oggi parliamo di una platea di beneficiari allargata all’ennesima potenza, centinaia di migliaia di persone cui dare assistenza con una quota parte del 40% del Fondo Nazionale per le Non Autosufficienze, ovvero 180 milioni di euro. Praticamente impossibile!».

«Per quanto detto – concludono dal Comitato 16 Novembre – e al solo scopo di uscire da una situazione disperata e di emergenza, chiediamo nuovamente al Governo, così come avevamo già fatto in occasione del Tavolo Nazionale sulla Non Autosufficienza del 14 febbraio scorso, che la quota parte del Fondo Nazionale destinata alle persone con disabilità gravissime, venga elevata dal 40% al 60%. Nel frattempo chiediamo con forza al Governo di ripristinare immediatamente il Fondo a 500 milioni per restituire ai disabili gravissimi quella dignità che resta un diritto fondamentale e, a se stesso, un minimo di credibilità. Senza risposte soddisfacenti, annunciamo fin d’ora forme di protesta a tutti i livelli». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti:
° ufficiostampa@fishonlus.it (Ufficio Stampa FISH)
° fracicci91@gmail.com (Ufficio Stampa Comitato 16 Novembre)

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