Con una mano ti do, con l’altra ti tolgo!

Arrivano altre dure reazioni – unendo ampie parti del Paese – nei confronti della ventilata ipotesi di tagli, che sarebbero stati concordati tra Governo e Regioni, ai Fondi per le Politiche Sociali e le Non Autosufficienze. E non si tratta soltanto di reazioni provenienti dal movimento delle persone con disabilità: se infatti il CoorDown parla di “gioco delle tre carte”, ci sono anche tutte le principali organizzazioni sindacali che ritengono a dir poco sbagliati e inopportuni quei tagli, allargando l’orizzonte anche al fronte sanitario e scolastico

Gioco delle tre carte

«Con una mano ti do, con l’altra ti tolgo»: questo, secondo il CoorDown, sta di fatto avvenendo, sulla pelle delle persone con disabilità e delle loro famiglie

Arrivano altre dure reazioni – unendo ampie parti del Paese – nei confronti della ventilata ipotesi di tagli, che sarebbero stati concordati tra Governo e Regioni – come emerso dalla risposta del Ministero dei Lavori e delle Politiche Sociali a un’Interrogazione Parlamentare – ai Fondi per le Politiche Sociali e le Non Autosufficienze. E non si tratta soltanto di reazioni provenienti dal movimento delle persone con disabilità.
Dopo le prese di posizione, quindi, di FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), FAND, Comitato 16 Novembre, Forum Nazionale del Terzo Settore e ANMIC (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili), con la prospettiva anche di possibili iniziative di mobilitazione, tocca oggi al CoorDown, il Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down, che si affianca a propria volta alle proteste sollevate in questi giorni, delle quali abbiamo di volta in volta riferito.
«“Con una mano ti do, con l’altra ti tolgo”: ecco quello che di fatto sta avvenendo in questi giorni – si legge in una nota del Comitato -, sulla pelle delle famiglie e su quella delle persone con disabilità, salvo smentite o ripensamenti che ci auguriamo arrivino in fretta. Vogliamo qui ricordare al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni quanto il Governo precedente dichiarava solo alcuni mesi fa in occasione di importati appuntamenti che a suo dire rappresentavano una vera svolta nel sostegno dei cittadini più fragili. 4 febbraio 2016: “Dopo una lunga attesa finalmente ci siamo”, scriveva Matteo Renzi su Facebook. “Quasi 240 milioni di euro in tre anni per l’assistenza dei disabili gravi dopo la morte dei familiari. La legge interessa direttamente migliaia di famiglie e riguarda il livello di civiltà di un paese intero. Per anni il welfare a favore degli ultimi è stato un bancomat; anche in questo settore le cose sono cambiate. Le risorse per il dopo di noi infatti sono un’importante parte della nostra politica per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale”. 17 settembre 2016: Matteo Renzi e Giuliano Poletti alla Conferenza Nazionale sulle Politiche della sulla Disabilità di Firenze: “Aumenteremo il Fondo per la non autosufficienza”. E ancora Matteo Renzi, sempre in quell’occasione: “La mia presenza qui è finalizzata soltanto a sottolineare la grande importanza che per il Governo riveste questo mondo, che è un mondo di nostri connazionali, concittadini che affrontano difficoltà doppie nella vita quotidiana e che devono essere messi in condizione di godere dei propri diritti di cittadinanza come tutti, più di tutti. Ci sono tante storie molto belle e anche tante storie di grande difficoltà. Per questo abbiamo stabilizzato il Fondo per la non autosufficienza e fatto la legge sul dopo di noi”. Infine, sulla possibilità di un aumento del Fondo si era espresso anche il ministro delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, nel suo intervento conclusivo della “due giorni” fiorentina: “Con la firma da parte del ministro dell’Economia Carlo Padoan del relativo Decreto di Riparto – aveva detto -, il Fondo per la Non autosufficienza è diventato strutturale, all’insegna di un’innovazione fondamentale: è stato stabilizzato, cioè dura per sempre. Nella Legge di Bilancio 2016 avremo la forza di destinare una quota di risorse importanti. C’è sempre la possibilità di fare meglio anche quello che si fa bene”».

Successivamente il CoorDown tratteggia una rapida “storia” del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali, ricordando come esso sia «destinato alle Regioni per lo sviluppo della rete integrata di interventi e servizi sociali, come previsto dalla Legge 328/00. Si tratta di un Fondo in cui lo Stato interviene, nel quadro delle proprie competenze costituzionali, per distribuire quote alle Regioni titolari degli interventi, dopo averne definito il riparto con la Conferenza Unificata. Attraverso l’utilizzo del Fondo dovrebbero essere anche attivati gli strumenti necessari alla costruzione del “Progetto di vita” delle persone con disabilità, previsto proprio dall’articolo 14 della Legge 328/00, tramite le UVM (Unità di Valutazione Multidimensionale), supporto indispensabile per programmare, con i giusti interventi, percorsi per la vita indipendente e per applicare la cosiddetta Legge sul “Dopo di Noi” [Legge 112/16, N.d.R.], strumenti ancora poco (o per nulla) utilizzati nei Comuni italiani».
«Se dunque tra il 2008 e il 2010 – proseguono dal CoorDown – i trasferimenti del Ministero alle Regioni erano stati drasticamente ridotti (se non sostanzialmente azzerati nel 2012), con la Legge di Stabilità del 2015 si era provveduto a stabilire una dotazione finanziaria annua, strutturale, di 300 milioni a decorrere proprio dal 2015. Questo, nel dettaglio, l’andamento sull’assegnazioni delle risorse degli ultimi anni: 2012: 42 milioni; 2013: 343 milioni; 2014: 297 milioni; 2015: 312 milioni; 2016: 311 milioni. Ebbene, la previsione per questo 2017, che scaturisce dall’accordo del 23 febbraio scorso tra Governo e Regione porterebbe il Fondo a 99 milioni: sarebbe questa una dotazione strutturale?».
In conclusione, il CoorDown si appella al presidente del Consiglio Gentiloni e al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Poletti, affinché «i diritti delle persone con disabilità non siano calpestati». Chiede inoltre che venga data «concreta attuazione a quelle affermazioni che solo pochi mesi fa facevano presagire una nuova stagione, un cambio di rotta atteso da tempo e che il Governo, seppur timidamente, sembrava aver intrapreso. Non deludete queste aspettative, ma soprattutto non rinnegate gli impegni presi!».

Particolarmente significative sono poi anche le dichiarazioni espresse da tutte le principali organizzazioni sindacali, che allargano l’orizzonte della critica al fronte sanitario e scolastico. «Ancora tagli al welfare», è infatti l’apertura di una nota unitaria prodotta dai segretari confederali di CGIL, CISL e UIL Rossana Dettori, Maurizio Bernava e Silvana Roseto, che proseguono così: «Dopo i tagli alla Sanità per 422 milioni di euro, ora la mazzata per oltre 200 milioni sul Fondo per le Politiche Sociali e per le Non Autosufficienze. Ma vengono tagliati anche i fondi per i libri di testo, per il sostegno agli inquilini poveri, per l’edilizia sanitaria e scolastica, tutte scelte con cui il Governo sembra rassegnarsi al disagio sociale. Infatti, l’Intesa tra Governo e Regioni del 23 febbraio scorso, in attuazione della Legge di Bilancio, riduce di 485 milioni i trasferimenti complessivi alle Regioni e almeno la metà dei tagli decisi colpisce le persone con disabilità, gli anziani non autosufficienti, i bambini poveri, toccando anche, come detto, le risorse per l’edilizia scolastica e sanitaria».
Per i rappresentanti sindacali, «queste politiche sono sbagliate e inopportune, e non solo feriscono le persone più vulnerabili, negando diritti e inclusione sociale, ma paralizzano il nostro Paese. È puro autolesionismo, infatti, tagliare la spesa per le politiche sociali e sanitarie, anziché utilizzarla come un formidabile investimento per creare sviluppo, innovazione e buona occupazione».
Alla luce di quanto detto, dunque, CGIL, CISL e UIL hanno deciso di dare il via a una campagna di mobilitazione per il rilancio del welfare sociale e sanitario, «a garanzia dei diritti delle persone e a sostegno di un nuovo sviluppo per il nostro Paese».

Registriamo infine le dichiarazioni di Giovanni Scacciavillani, responsabile nazionale dell’Ufficio Politiche della Disabilità del Sindacato UGL, secondo il quale «se la notizia di un accordo per un super-taglio al welfare fosse confermata, saremmo di fronte a un fatto gravissimo. Non solo verrebbe ulteriormente compromessa la tenuta di un sistema di protezione sociale già estremamente fragile, ma anche il Governo dimostrerebbe una scarsa credibilità, viste le recenti promesse di incrementi ai fondi dedicati al sociale».
L’esponente dell’UGL chiede dunque all’Esecutivo di «fare chiarezza, poiché se la vera intenzione è quella di decurtare i finanziamenti per le famiglie più deboli, allora il Governo si assumerà la responsabilità di sancire la “dolce morte” delle nuove politiche sociali italiane».
«Il caso di Fulvio Frisone – conclude Scacciavillani – fisico nucleare di fama internazionale, persona con tetraplegia che in questi giorni si è fatto portavoce, insieme alla madre ultraottantenne, delle gravi carenze delle politiche di welfare, causate dal cinismo della classe politica dovrebbe spingere le Istituzioni ad un serio esame di coscienza, perché se lo Stato è incapace di garantire assistenza e rispetto ai cittadini più deboli, e ai familiari che li curano, allora abbiamo davvero toccato il fondo». (S.B.)

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