Ora serve una strategia organica di contrasto alla povertà

Concordi nel guardare con favore all’approvazione della “Legge Delega sulla Povertà”, l’Alleanza contro la Povertà e Save the Children chiedono però che questo sia solo un primo passo, per arrivare a una strategia organica la quale – per non scadere nell’assistenzialismo – coniughi da una parte il sostegno al reddito e l’inclusione sociale, prevedendo dall’altra un Piano Nazionale in grado di raggiungere tutti i cittadini che versano in povertà assoluta. E tra questi, va ricordato, ci sono anche numerose persone con disabilità e bambini con disabilità, “i più vulnerabili tra i vulnerabili”

Particolare (parte inferiore del corpo) di bambino in carrozzina«La Legge Delega sulla Povertà segna un momento significativo nel nostro Paese. Da tempo, infatti, evidenziamo la necessità di un impianto normativo che coniughi da una parte il sostegno al reddito e l’inclusione sociale, prevedendo dall’altra un Piano Nazionale in grado di raggiungere tutti i cittadini che versano in povertà assoluta. Perché i sussidi senza i servizi scadrebbero nell’assistenzialismo, perdendo così il carattere inclusivo che rappresenta, invece, il punto di svolta nella lotta alla povertà e all’emarginazione sociale».
Così l’Alleanza contro la Poverta – realtà composta da varie e note organizzazioni di rilevanza nazionale, appartenenti al mondo delle Istituzioni, dei Sindacati e del Terzo Settore, alla quale aderisce anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), e che si è battuta a lungo per il Reddito di Inclusione (REI), divenuto un vero e proprio “cavallo di battaglia” delle proprie azioni, come avevamo raccontato anche da queste pagine – commenta l’approvazione al Senato del Disegno di Legge n. 2494 (Delega recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali), aggiungendo che «l’obiettivo rimane l’effettiva universalità della prestazione, dentro una strategia di rafforzamento del sistema dei servizi».
«Auspichiamo – è la conclusione – che attraverso i Decreti Delegati si prosegua nella direzione da noi indicata».

Dal canto suo, Save the Children – una delle organizzazioni fondatrici dell’Alleanza contro la Povertà – oltre ad esprimere soddisfazione per l’approvazione della Legge in Senato, centra l’attenzione soprattutto sulla situazione dei bambini e tratteggia il quadro di quelle che dovranno essere le prossime sfide.
«Fino allo scorso anno – dichiara a tal proposito Raffaela Milano, che dirige i programmi Italia-Europa di Save the Children – l’Italia era l’unico Paese europeo insieme alla Grecia a non avere messo in atto una misura di contrasto alla povertà come il Reddito di Inclusione. Quello di questi giorni, dunque, è sicuramente un passo in avanti e un segnale politico importante, anche se occorre essere consapevoli del fatto che è solo un primo passo per l’attivazione di una strategia organica di contrasto alla povertà».
Per quanto poi riguarda i minori, fanno certamente riflettere i dati prodotti sempre da Save The Children, secondo la quale sono più di 1 un milione e 100.000 quelli che vivono nel nostro Paese in uno stato di povertà assoluta, «una condizione che tra il 2005 e il 2015 ha visto triplicare la sua incidenza sulle famiglie, con almeno un minore, passando dal 2,8% al 9,3%. In un quadro del genere, i bambini di 4 famiglie povere su 10 soffrono il freddo d’inverno perché i loro genitori non possono permettersi di riscaldare adeguatamente la casa, mentre  più di un bambino su 20 non riceve un pasto proteico adeguato al giorno».
«Questi numeri – sottolinea Milano – ci dicono che sono proprio i bambini ad essere i più colpiti dalla crisi economica, e per questo motivo accogliamo con favore la scelta di individuare quali beneficiari prioritari della nuova misura – che prevede il Reddito di Inclusione – le categorie più vulnerabili, ovvero i nuclei familiari con figli minori o con disabilità grave, o con donne in stato di gravidanza accertata. Ora la vera sfida sarà quella di garantire, come prevede la Legge, che oltre al supporto economico vengano attivati i servizi, per mettere in atto un progetto personalizzato di inclusione sociale che dovrà tenere in considerazione il percorso di crescita dei minori, in modo da incidere realmente sul futuro dei nuclei familiari coinvolti dal provvedimento».
Da ultimo, ma non certo ultimo, Save the Children ricorda anche l’importanza di incrementare i fondi e di mettere a sistema questa misura con gli altri strumenti e risorse già esistenti, ribadendo che continuerà nel proprio impegno di contrasto alla povertà minorile, a partire dal monitoraggio della norma approvata, per verificarne e garantirne l’efficacia.

Si tratta naturalmente di questioni e temi – è quasi superfluo ricordarlo – che il nostro giornale segue da sempre con attenzione, senza mai dimenticare che, come ormai confermano numerosi studi, è proprio la disabilità uno dei primi determinanti della povertà e dell’esclusione sociale. E in tale contesto, non bisogna mai nemmeno dimenticare che sono proprio i bambini con disabilità ad essere “i più vulnerabili tra i vulnerabili”. (S.B.)

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