Dove passa una persona con disabilità, passano tutti

Il caso sintomatico di Catania, che con la sua Festa di Sant’Agata, tra le più importanti a livello internazionale, non riesce ancora a richiamare turismo extrasiciliano in modo autonomo e specifico, porta Simonetta Morelli a chiedersi: «Perché, per rilanciare la propria economia, i luoghi a vocazione turistica non fanno leva proprio sul turismo per tutti, sulla scorta del principio della “Progettazione Universale” sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, riassumibile nello slogan: “Dove passa una persona con disabilità, passano tutti”?»

Catania, rientro in Cattedrale di Sant'Agata

Un’immagine del rientro in Cattedrale di Sant’Agata, la cui festa anima tutti gli anni la città di Catania dal 3 al 6 febbraio

C’è una tale intimità tra i Catanesi e Sant’Agata, una così diretta familiarità che non è sospettabile, eppure è vero, che la Festa dedicata alla Patrona della città etnea – dal 3 al 6 febbraio di ogni anno [il giorno di Sant’Agata è esattamente il 5 febbraio, N.d.R.] – sia un evento di rilievo internazionale. Dopo la Settimana Santa di Siviglia, infatti, e il Corpus Domini della città peruviana di Cuzco, quella di Sant’Agata è la festa cristiana più importante del mondo per numero di presenze.
Tutto ciò che è derivato nei secoli dall’amore sconfinato dei Catanesi per la loro “Santuzza” è di un tale spessore che dal 2002 la Festa gode della protezione dell’Unesco come «bene etno antropologico patrimonio dell’umanità».

Da ben dodici anni l’Associazione Come Ginestre cura l’allestimento di aree riservate di prim’ordine per permettere alle persone con disabilità motoria di assistere ai momenti salienti della Festa, comprese le processioni.
Quest’anno i portatori delle Candelore – enormi “cerei” contenuti in strutture artistiche pesantissime portate a spalla per voto – hanno indossato le magliette prodotte dall’Associazione, che inneggiavano a «Sant’Agata non per molti, ma per tutti» e hanno offerto ai devoti con disabilità la caratteristica annacata [omaggio fatto tramite una caratteristica andatura caracollante, N.d.R.]: un onore.

Della Festa di Sant’Agata ha parlato anche Ornella Sgroi su Il bello d’Italia, grande inchiesta del «Corriere della Sera» che racconta il Paese attraverso tutte le declinazioni della sua bellezza.
In un sontuoso articolo, Sgroi parla del ritorno di una grande tradizione catanese, interrotta intorno alla fine dell’Ottocento: la commissione di una composizione musicale inedita che celebri Agata nella tensione umana e nell’affetto più che nella devozione. Un evento che ha arricchito ulteriormente l’offerta culturale legata alla Festa, impegnando grandi talenti catanesi in una cantata potente e ispirata.
Eppure, sottolinea Sgroi, confortata dalle analisi dei professionisti del settore, «la Festa di Sant’Agata non riesce ancora a richiamare turismo (extrasiciliano) in modo autonomo e specifico, restando invece legata ad altri eventi o circuiti più ampi».

A questo punto ci chiediamo ancora una volta perché i luoghi a vocazione turistica, per rilanciare la propria economia, non facciano leva proprio sul turismo per tutti, sulla scorta del principio della “Progettazione Universale” sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità; un concetto che potrebbe riassumersi nello slogan: «Dove passa una persona con disabilità, passano tutti».
Si è stimato – vale la pena ricordare – che nel 2012 il turismo accessibile abbia prodotto un fatturato pari al 3% del Prodotto Interno Lordo (PIL) europeo: 786 miliardi di euro! E che abbia creato 9 milioni di posti di lavoro. Solo in Europa, ci sono più di 50 milioni di persone con disabilità che chiedono di partire insieme ai loro accompagnatori. Si stima infine che nel 2020 ci sarà una richiesta di 862 milioni di viaggi.
Eppure non ci si pensa! Un vero peccato per città come Catania, che negli ultimi anni si è arricchita di offerte di grande spessore pensate per favorire l’integrazione e la condivisione culturale e sociale tra visitatori con e senza disabilità.

Penso ad esempio al Polo Tattile Multimediale, evoluzione della Stamperia Regionale Braille, che dal 1978 produce i libri di testo per tutti gli studenti ciechi e ipovedenti dell’Isola. La Stamperia si occupa anche di trascrivere e stampare in Braille e a Large Print [a caratteri ingranditi, N.d.R.] testi extrascolastici e giornali a diffusione nazionale, oltre a produrre audiolibri e libri tattili polimaterici per bambini. Essa possiede inoltre un laboratorio che produce mappe tattili, disegni termoformati in rilievo, plastici e ausili che agevolano la vita quotidiana di chi non vede o vede poco. Parte di questi prodotti viene venduta in uno dei cinque siti del Polo, il negozio Frammenti di luce, unico in Italia a trattare esclusivamente articoli dedicati ai non vedenti, uno dei pochissimi in Europa.
E ancora, il Polo vanta un giardino sensoriale con un percorso che tutti possono provare (i visitatori vedenti verranno bendati e guidati a voce dai ciceroni). C’è poi un bar al buio, esperienza forte per visitatori vedenti, dove è possibile scambiare i ruoli affidandosi totalmente a Luca, che non vede, e rinfrancarsi con una bibita o un caffè. Al bar si arriva alla fine del percorso museale, vero e proprio viaggio attraverso la storia, l’arte, l’architettura, la cultura civica dei Paesi del Mediterraneo, con modalità di apprendimento miste grazie alle quali è possibile uno scambio alla pari tra persone che vedono e non. Il tutto all’interno di un meraviglioso palazzo del Settecento restaurato di recente, sede storica della Stamperia Regionale. Completa l’offerta il Polo Tattile itinerante, un moderno pullman che ovunque venga chiamato (piazze, scuole o altro) riproduce “in miniatura” tutte le esperienze che si vivono al Polo.

Vi è poi Officine Culturali, Associazione dall’offerta particolarmente ricca, che ha reso accessibile secondo standard museali uno dei luoghi più rappresentativi della bellezza architettonica e artistica catanese, vale a dire il Monastero dei Benedettini di San Nicolò l’Arena.
«Il Monastero – spiega Francesco Mannino, presidente dell’Associazione – ha una capacità di narrazione storica straordinaria e per questo è al centro dei nostri progetti: attraverso la sua storia, infatti, si può raccontare quella della città».
Patrimonio dell’Unesco, questo complesso tardo-barocco, uno dei più grandi d’Europa, contiene una domus romana, due chiostri, il giardino botanico. Ha attraversato cambiamenti epocali segnati in particolare da due cataclismi: l’eruzione dell’Etna nel 1669 e il terremoto del 1693 con relative ricostruzioni. È anche sede del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, presenza, questa, che lo rende vivo e vissuto.
Allargare questa vivibilità ai cittadini e ai visitatori senza esclusione alcuna è la missione di Officine Culturali, che semmai tende a includere nei due sensi. Per esempio, le stazioni costituite lungo il percorso di visita ad uso dei visitatori ciechi o ipovedenti, sono registrate in audio dagli stessi studenti che in precedenza hanno partecipato alle attività didattiche costituite dentro il monastero. E per le persone sorde che lo richiedano c’è anche il servizio di interpretariato in LIS compreso nel prezzo del biglietto.

Sia il Polo Tattile Multimediale che il percorso di Officine Culturali meriterebbero ciascuno uno spazio a parte. Qui possiamo solo registrarne la bellezza intrinseca che rende Catania meta attraente, per tutti.

Testo già apparso in InVisibili, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Catania e il turismo per tutti che non vola”. Viene qui ripreso – con alcuni riadattamenti al diverso contenitore – per gentile concessione.

Stampa questo articolo