Tra modifiche e criticità, procede la Delega sull’inclusione

Ci sono numerose modifiche, riferisce Gianluca Rapisarda, nel testo della Delega Attuativa sull’inclusione scolastica degli alunni e studenti con disabilità, licenziata dalle Commissioni alla Camera. «E vari sono anche gli aspetti positivi di quelle modifiche – secondo Rapisarda – che hanno recepito le richieste provenienti dalle Associazione di e per persone con disabilità. Tuttavia, permangono anche criticità, ad esempio sulla continuità didattica e soprattutto nel mancato riferimento esplicito alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità»

Bimbo con disabilità entra a scuolaÈ in arrivo una delle Deleghe Attuative più tecniche e delicate della Legge 107/15 (cosiddetta La Buona Scuola), quella che riguarda l’inclusione degli alunni/studenti con disabilità. Dopo infatti che nei mesi scorsi praticamente tutte le Associazioni di e per persone con disabilità avevano denunciato una serie di criticità e richiesto vari cambiamenti del relativo Atto di Governo n. 378), le Commissioni Cultura e Affari Sociali della Camera hanno licenziato un testo che, a detta delle deputate relatrici, Simona Malpezzi ed Elena Carnevali «mira a costruire una scuola il più inclusiva possibile».

Tante sono le modifiche proposte, riguardanti tra l’altro la procedura per il riconoscimento della disabilità, il funzionamento dei Gruppi Territoriali per l’Inclusione, il meccanismo per l’attribuzione dell’organico di sostegno alle scuole. Ma, soprattutto, si rimette al centro la famiglia, che partecipa a tutte le fasi: dalla formulazione del Profilo di Funzionamento dell’alunno (che sostituisce la Valutazione Diagnostica Funzionale, come chiesto dalle Associazioni), alla quantificazione delle risorse da assegnare. Su richiesta delle famiglie stesse, poi, il PEI (Piano Educativo Individualizzato entra a far parte del Profilo di Funzionamento.
E ancora, per quanto concerne lo Schema di Decreto n. 377, che si occupa della formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente della scuola secondaria, via libera alla richiesta delle Associazioni di una reale formazione iniziale sulle didattiche inclusive per tutto il personale scolastico e di una formazione specifica per gli insegnanti di sostegno. Questi ultimi dovranno cumulare 60 CFU (Crediti Formativi Universitari) relativi alle didattiche dell’inclusione, oltre a quelli già previsti dal corso di laurea. I crediti “specifici”, pertanto, saranno complessivamente 120: 60 prima della frequenza del corso di specializzazione, altri 60 durante lo stesso.

In tal senso, chi scrive ha apprezzato la disponibilità e l’apertura mostrata dalle Commissioni Parlamentari Cultura e Affari Sociali sulla formazione iniziale specifica relativa alle singole disabilità, da parte dei futuri docenti per il sostegno e sulla formazione in servizio riguardante la didattica inclusiva e la pedagogia speciale di tutto il personale scolastico, prevista nel nuovo testo, purché si faccia veramente obbligo di osservarle.
A tal proposito, il recente Piano Triennale di Formazione Obbligatorio per i docenti curricolari e di sostegno in servizio mi sembra un ottimo strumento e una preziosa opportunità da cogliere, da parte di tutte le Istituzioni scolastiche. Infatti, la formazione – estesa a tutto il contesto – potrebbe finalmente ridurre e contenere il più triste e perverso fenomeno dell’attuale modello dell’inclusione scolastica del nostro Paese e cioè la delega al solo docente specializzato dell’alunno/studente con disabilità, con la conseguente emarginazione e ghettizzazione di quest’ultimo nelle famigerate “aule di sostegno”.

Valuto poi molto positivamente anche il mantenimento delle classi in cui vi siano allievi con disabilità a un numero massimo di 20 alunni. Tale fondamentale disposizione del Decreto, frutto del grande lavoro di squadra e di sinergica condivisione svolto da FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) e FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) recepisce infatti quanto già previsto dagli articoli 4 e 5 del DPR 81/09 e contrasta il proliferare delle cosiddette “classi pollaio”, davvero deleterie per gli studenti con disabilità.

Per garantire infine la continuità didattica, i docenti di sostegno non potranno più passare automaticamente, solo facendo domanda, a insegnare una materia, ma dovranno sostenere esami specifici. Questo eviterà lo svuotamento delle graduatorie per il sostegno. I contratti a tempo determinato potranno poi essere reiterati «il più possibile», in caso di fruttuoso rapporto tra docente e alunno.
A parere di chi scrive, tuttavia, sulla continuità didattica qualche ombra rimane, e cioè che il neonato Decreto non preveda nulla per contrastare il fatto che più del 40% degli attuali docenti per il sostegno sono supplenti e hanno incarichi precari “in deroga”. Per ovviare a ciò, bisognerebbe rivedere i criteri degli organici dei docenti specializzati, che dovrebbero poter transitare dal presente organico di fatto a quello di diritto delle scuole e prevedere un serio e strutturale Piano di Assunzione attraverso appositi Concorsi.

E da ultima, ma non certo ultima, un’importante criticità del testo licenziato dalle Commissioni Parlamentari è a mio avviso il mancato riferimento esplicito all’articolo 24 (Educazione) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che invita a considerare finalmente quello all’istruzione come un insopprimibile diritto umano da garantire a qualsiasi cittadino, a prescindere dalla sua limitazione funzionale, e non un semplice e “generico” diritto da tutelare.
Tale grave vulnus, infatti, non promuove quel «cambio di mentalità e di approccio» tanto auspicato dalle Associazioni di e per persone con disabilità, che consentirebbe di passare una volta per tutte dalla vecchia dimensione “integrativa” alla nuova prospettiva culturale dell’inclusione.

Direttore scientifico dell’IRIFOR (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), direttorescientifico@irifor.eu.

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