Scuola: tutto quello (ed è molto) che ancora non va

Dopo che nei giorni scorsi la Federazione FISH aveva chiesto un incontro con la ministra dell’Istruzione Fedeli, sottolineando una serie di punti «tutt’altro che marginali, rimasti irrisolti dopo i pareri delle Commissioni Parlamentari competenti, sui Decreti Attuativi della Legge “La Buona Scuola”», anche la FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) e FIABA (Fondo Italiano Abbattimento Barriere Architettoniche) rilevano il permanere di alcune importanti criticità, centrate per la maggior parte su questioni analoghe

Classe di scuola«Le proposte delle Commissioni Parlamentari migliorerebbero certamente quei testi, ritenuti in origine largamente insoddisfacenti, e tuttavia, oltre alla preoccupazione sull’effettiva adozione dei suggerimenti da parte del Ministero, rimangono irrisolti alcuni elementi tutt’altro che marginali»: così il Consiglio Nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – come avevamo riferito nel nostro giornale – aveva commentato nei giorni scorsi i pareri espressi congiuntamente dalle Commissioni VII (Cultura, Scienza e Istruzione) e XII (Affari Sociali) della Camera dei Deputati, sugli Schemi dei Decreti Attuativi della Legge 107/15 (cosiddetta La Buona Scuola), licenziati in gennaio dal Consiglio dei Ministri e che tanto avevano fatto discutere, portando nei due mesi successivi a un’impegnativa attività fatta di confronti e dibattito, con la stessa FISH in prima fila, insieme, tra gli altri, alla FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità).

Oggi è proprio la Federazione FAND ad esprimere le proprie opinioni sulla questione e pur dichiarandosi «soddisfatta delle modifiche accolte dalle Commissioni Parlamentari», intende a propria volta evidenziare, in una nota, «alcuni elementi di criticità», confermando per lo più quanto sottolineato dalla FISH.
«Si tratta di aspetti ancora irrisolti – puntualizzano dalla Federazione – e dunque suscettibili di modifica e miglioramento, nel Profilo di Funzionamento e/o nel PEI (Piano Educativo Individualizzato), all’interno dei quali dovrebbero essere indicati: i sostegni necessari a garantire un compiuto percorso di inclusione scolastica; il numero massimo di alunni per classe, in presenza di un alunno con grave disabilità, che dovrebbe essere inderogabilmente di 20 e non come indicato genericamente nel parere, dove ora è scritto “di norma”; e ancora, non ci dovrebbero essere più di due alunni con disabilità per classe; andrebbe poi specificato che agli alunni che non raggiungono gli obiettivi del PEI e a quelli che non si presentino agli esami venga comunque rilasciato l’attestato di crediti formativi; infine, dev’essere contrastata ogni forma di precariato sul sostegno».
Vi è poi un altro aspetto da evidenziare, ritenuto «importantissimo» dalla FAND, ovvero «la necessità della formazione dei docenti. In particolare: per gli insegnanti di sostegno delle scuole dell’infanzia e primaria, si dovrebbe rendere obbligatoria la scelta dell’indirizzo sul sostegno al terzo anno del percorso di laurea magistrale; per gli insegnanti di scuola secondaria di primo e secondo grado, dovrebbero essere innalzati a 31 i Crediti Formativi Universitari o Accademici in Pedagogia, Pedagogia Speciale e Didattica dell’Inclusione, Psicologia, Metodologia e Tecnologie Didattiche; infine, nel secondo e terzo anno del contratto su posti di sostegno, si dovrebbero, comunque, sempre acquisire almeno 90 Crediti Formativi».
«Pertanto – concludono dalla FAND – chiediamo al Governo, che dovrà approvare i definitivi testi dei diversi Decreti delle Deleghe entro il 17 aprile, quest’ultimo sforzo di attenzione e condivisione su punti imprescindibili, in merito ai quali le maggiori Associazioni di persone con disabilità sono d’accordo e pienamente convinte sulla positiva ricaduta che potrebbero avere tali proposte sia sugli studenti – con disabilità o no – sia sui risultati dell’intera classe e, di conseguenza, sul lavoro dei docenti».

Anche secondo FIABA (Fondo Italiano Abbattimento Barriere Architettoniche), «alcuni passaggi dei pareri espressi dalle Commissioni sono sicuramente apprezzabili», quali «l’inserimento dell’associazionismo di riferimento tra gli interlocutori dei processi di inclusione scolastica insieme alle famiglie, o anche quello dell’Osservatorio per l’Inclusione Scolastica tra i soggetti che esprimono parere sulla valutazione della qualità dei servizi delle istituzioni scolastiche; e bene anche il recepimento della nuova Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF)».
E tuttavia, secondo FIABA, «molti dei suggerimenti espressi dalle Associazioni non sono stati recepiti: non c’è traccia, infatti, di un reale irrobustimento della formazione iniziale di tutti i futuri docenti e dell’aggiornamento professionale dei dirigenti scolastici su materie come Pedagogia, Pedagogia Speciale e Didattica dell’Inclusione, Psicologia, Metodologia e Tecnologie Didattiche; in più ci si ostina ad inserire l’istruzione domiciliare e ospedaliera nella legge sull’inclusione, come se gli studenti ospedalizzati fossero automaticamente disabili. Citiamo, ad esempio, lo studente costretto a casa dopo l’ospedalizzazione per grave patologia, spesso oncologica o a seguito di trauma, che ne impedisce la frequenza. In questo caso è legittimo parlare di istruzione domiciliare, senza fare riferimento alla legge per disabili, in quanto il minore ospedalizzato o a domicilio non è da considerarsi disabile». «Se dunque un’etichetta vogliamo applicarla – proseguono da FIABA – è bene parlare di studente con “bisogni sanitari” o Medical Needs, come si dice in Europa. E un’altra categoria che può usufruire dell’istruzione domiciliare è quella dei minori colpiti da “sensibilità multipla chimica” (MCS), che a causa di gravi forme di allergia a tutto, non possono vivere in mezzo agli altri e sono confinati nello spazio domestico, ove solo l’istruzione domiciliare, veicolata dalle tecnologie avanzate, può consentire l’attuazione del diritto all’istruzione».
«Chiediamo quindi che questi punti siano rivisti – è la conclusione -, al fine di costruire una scuola veramente inclusiva per tutti». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti:
° ufficiostampafand@anmil.it
° ufficiostampa@fiaba.org

Stampa questo articolo