Alzare la testa contro la disinformazione

«C’è una sfida formativa a servizio delle realtà non profit, per accompagnarle a comunicare meglio ciò che fanno e ciò che sono, una nei confronti dei mass-media, per aiutarli a raccogliere informazioni positive provenienti dai territori, e infine la sfida culturale di comunicare i temi forti del volontariato, che toccano da vicino la quotidianità di milioni di italiani»: lo si è detto a Milano, durante un seminario con il quale alcune realtà del Terzo Settore e dell’economia civile hanno “lanciato la reazione” contro la disinformazione e le falsità, diffuse soprattutto nei social media

Tasto rosso di computer con la scritta "Bufala"

Il Terzo Settore e l’economia civile stanno cercando di reagire contro le cosiddette “bufale”, ovvero le notizie false o inverosimili, diffuse soprattutto dai social media

Più di due italiani su tre credono che l’aumento dell’immigrazione abbia favorito il diffondersi di malattie, un dato a più riprese smentito da numerose istituzioni sanitarie e scientifiche. Ancora un 10% della popolazione ritiene poi che vaccinare i figli possa provocare l’autismo, convinzione su cui non è mai esistito alcun dato scientifico di supporto: a rafforzare queste convinzioni, sono le informazioni reperite sui social media, delle quali però due italiani su tre non si fidano, ritenendole in maggioranza false.
Si tratta di un quadro di emergenza anche per il Terzo Settore, le cui azioni sono vittime spesso delle cosiddette “bufale” che si diffondono viralmente: poco più della metà degli italiani (52%), infatti, ritnegono che i soldi delle donazione benefiche vengano raramente utilizzati secondo i fini dichiarati e il 15,7% sostengono che questo non accada mai. Quasi metà degli italiani, ad esempio, crede che i soldi donati per il terremoto non siano stati usati correttamente, ignorando che tali donazioni- come ricordato a più riprese dalla Protezione Civile – serviranno per la ricostruzione e non per l’emergenza, coperta dallo Stato.
Fare volontariato, invece, aumenta a quanto pare la fiducia: due italiani su tre impegnati in questo settore sono infatti convinti che i soldi delle donazioni vadano a buon fine e più della metà dei volontari hanno fiducia nell’utilizzo dei fondi per il terremoto.

«Il diffondersi di falsità è una vera emergenza democratica e la società civile deve reagire, comunicando bene e generando narrazioni che aiutino anche la politica e la società a ragionare e a superare paure e luoghi comuni»: lo ha dichiarato Edoardo Patriarca, presidente del CNV (Centro Nazionale per il Volontariato Edoardo), nel corso del seminario di Milano intitolato La realtà da ricostruire, narrazioni sociali e post-verità, organizzato dallo stesso CNV, insieme alla Fondazione Volontariato e Partecipazione, al Ciessevi (Centro Servizi per il Volontariato della Città Metropolitana di Milano) e al CSA (Centro Statistica Aziendale), autore, quest’ultimo, dell’indagine di opinione svolta su duemila famiglie italiane da cui si ricavano i dati menzionati in precedenza.
Alla presenza di numerosi dirigenti e responsabili della comunicazione delle realtà del Terzo Settore, l’incontro si è avviato sul tema L’era della disinformazione: vittime, carnefici, anticorpi, avvalendosi dell’intervento di Matteo Cidda, responsabile della Direzione Comunicazione del Banco BPM, Walter Quattrociocchi, coordinatore del CSSLab (Laboratorio di Scienze Sociali Computazionali) della Scuola IMT Alti Studi di Lucca ed esperto mondiale dei temi trattati, Giovanni Sarani dell’Osservatorio di Pavia e Mariano Galizia del CSA.
Da qui si è partiti per svelare i meccanismi della disinformazione, mettendo a confronto le idee utili a rigenerare la comunicazione e individuando alcune piste di azione che verranno riprese durante il Festival Italiano del Volontariato, in programma a Lucca dal 12 al 14 maggio, sul tema Ricostruire.

Ospite speciale è stato Alessio Maurizi, conduttore del programma radiofonico Si può fare di Radio 24, trasmissione fatta di buone notizie, che funziona anche in termini di ascolti, perché, come ha sottolineato lo stesso Maurizi, «ha riscoperto la “bellezza del fare” di cui in Italia c’è molto bisogno».
«Recuperare una narrazione che punti sulla dignità delle persone e sui risultati dei nostri progetti, puntando anche sui sentimenti», ha sostenuto quindi don Virginio Colmegna della Casa della Carità di Milano, seguito da Vincenzo Saturni, presidente dell’AVIS (Associazione Volontaria Italiani del Sangue), secondo il quale «serve informazione e razionalità, dal momento che anche la stessa donazione del sangue è vittima di bufale e disinformazione. Occorre pertanto più consapevolezza».
Per Alberto Contri, poi, presidente di Pubblicità Progresso, serve «educare il Terzo Settore a comunicare meglio, superando la retorica e la tristezza», «riscoprendo – ha aggiunto la giornalista e scrittrice Elena Salem – il piacere e la passione di raccontare, generando contenuti utili anche alla diffusione sui social media».
Il bisogno di narrazioni positive che superino odio e ostilità è stato confermato anche dal successo di Parole O_Stili, progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza, del quale Rodolfo Baggio, membro del Comitato Scientifico dell’iniziativa, ha presentato il Manifesto, ritenendolo «una buona base da cui ri-partire».

Le conclusioni del serrato incontro sono state affidate a Ivan Nissoli, presidente del Ciessevi di Milano, che ha dichiarato: «Abbiamo tre sfide davanti, una formativa a servizio delle realtà non profit, per accompagnarle a comunicare meglio ciò che fanno e ciò che sono, una nei confronti dei mass-media, per aiutarli a raccogliere informazioni positive provenienti dai nostri territori, e infine la sfida culturale di comunicare i temi forti del volontariato, che troppo spesso vediamo passare in secondo piano, ma che invece toccano da vicino la quotidianità di milioni di italiani». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@centrovolontariato.net.

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