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L’avventura, l’esplorazione e la disabilità

Mauro Tomasi

Nel 2014 Mauro Tomasi ha partecipato alla celebre Maratona di New York, con la sua normale carrozzina monoguida

«Bici, camminate e corse nei boschi, yoga, escursionismo, arrampicata: sono moltissime le attività cosiddette “outdoor” che si possono svolgere all’aria aperta godendo delle bellezze della natura. Si tratta di uno stile di vita che affascina sempre più persone e che grazie alle moderne tecnologie, al supporto del territorio e allo spirito di persone meravigliose, è un’opportunità anche per le persone con disabilità».
A dichiararlo sono gli organizzatori degli Adventure Awards Days, il Festival Internazionale dell’Avventura e dell’Esplorazione in programma nei prossimi giorni ad Arco (Trento), presentando in tal modo uno specifico spazio dedicato alla disabilità, quello di sabato 22 aprile in Piazza Segantini (ore 17.30), quando arriveranno sul palco Marco Calzà, Mauro Tomasi, Alessandro Avigliano e Francesco Favettini, a raccontare le proprie rispettive esperienze.

«Non sappiamo cosa ci riserva il futuro, ma qualsiasi cosa sia, sorridi alla vita e vai avanti»: sono parole di Marco Calzà, che ha sempre praticato mountain bike, sci di fondo e di discesa, arrampicata in falesia ed escursionismo, fino a quando, a 18 anni, è arrivata la retinite pigmentosa, che lo ha portato nel 2010 a perdere la vista. Da quel giorno ha incominciato a fare cose che prima non faceva, grazie all’aiuto della guida alpina Mauro Girardi della Scuola di Alpinismo Friends of Arco.
Mauro Tomasi, invece, dopo un incidente in moto nel 2000, ha perso l’uso degli arti inferiori e del braccio sinistro. Da quel giorno dice di avere compreso che «i limiti sono solo nella nostra testa e tante volte sono fatti da altri». Ha cominciato così a partecipare maratone, non con una carrozzina da gara o un handbyke, ma con la sua normale carrozzina monoguida che spinge con un braccio solo.
E ancora, Alessandro Avigliano, che oggi ha 32 anni, nel 2003 cadde con lo scooter a causa di una buca nella strada. Dopo tredici ore di operazione e quattro giorni di coma farmacologico, non muoveva più le gambe e dopo mesi di ospedale e anni di fisioterapia, gli venne amputato l’arto destro. Nel 2010 ha iniziato a praticare arti marziali e poi è scoccato l’amore per la mountain bike downhill, una grande passione che gli riempie la vita. «Alla fine non ho rimpianti – dice -, qualche pezzo l’ho perso, qualcosa l’ho guadagnato, il bilancio è in pareggio».
Francesco Favettini, infine, non è una persona con disabilità, ma l’ideatore e il coordinatore del Progetto Corri sull’acqua, che ha come missione principale l’insegnamento del windsurf a persone che a seguito dell’amputazione di un arto utilizzano una protesi. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Andrea Benesso (andrea.benesso@3parentesi.it); Chiara Rizzitelli (chiara@propapromoz.com); Flavio Zocchi (flavio@propapromoz.com).