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Gabriella Bertini, simbolo di Vita Indipendente

Locandina dello spettacolo "Volevo solo cambiare il mondo", Roma, 5 maggio 2017«Ci sono automobili che hanno segnato un’epoca, alcune rese celebri del cinema, altre di lusso, altre ancora legate a fatti di cronaca. La Fiat 500 di Gabriella Bertini è poco conosciuta, come del resto pochi conoscono la sua coraggiosa autista, eppure è un pezzo di storia del nostro Paese, che ha molto da dirci su come eravamo, quanta strada abbiamo percorso e quanto ancora dobbiamo rimboccarci le maniche»: così esordiva qualche tempo fa Stefania Delendati, su queste stesse pagine, nel tratteggiare la storia di Gabriella Bertini, coraggiosa donna con disabilità, scomparsa nel 2015, che tante lotte condusse, in anni difficili, in favore dei diritti delle persone con disabilità.
«Nessuno avrebbe scommesso una lira – concludeva Delendati – su quella ragazza in sedia a rotelle che guidava una Fiat 500, eppure ce l’ha fatta, per se stessa e per tanti altri che verranno».

Come dunque abbiamo avuto particolare piacere nel far conoscere meglio una figura come quella di Gabriella Bertini – che tanto interesse ha suscitato presso i nostri Lettori – è ora con altrettanto piacere che registriamo la sua storia al centro della celebrazione in programma a Roma per la Quarta Giornata Europea della Vita Indipendente del 5 Maggio, evento, quest’ultimo, promosso da ENIL, la Rete Europea per la Vita Indipendente.
L’iniziativa è stata realizzata dall’AVI di Roma (Agenzia per la Vita Indipendente), dall’ECAD (Ebraismo, Culture, Arti Drammatiche) e da Netforpp Europa, il Network Europeo per la Ricerca e la Formazione in Psichiatria e Psicodinamica, con il sostegno del Centro Servizi per il Volontariato del Lazio, dell’AP (Associazione Paraplegici) di Roma e del Lazio e dell’Associazione Culturale Il Marguglio, oltreché con il patrocinio della LIDU (Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo), nell’àmbito e nella stessa sede del Vittoriano di Roma (Sala Zanardelli del Monumento a Vittorio Emanuele II), dedicata alla mostra intitolata Schedati, perseguitati, sterminati. Malati psichici e disabili durante il nazionalsocialismo, con la sezione aggiuntiva dedicata al tema Malati, manicomi psichiatri in Italia. Dal ventennio fascista alla seconda guerra mondiale, curata, quest’ultima, dalla SIP (Società Italiana di Psichiatria) (di tale evento il nostro giornale ha già curato un’ampia presentazione).
Il tutto, quindi, ruoterà attorno allo spettacolo teatrale di Giuseppe della Misericordia intitolato Volevo solo cambiare il mondo, diretto da Vittorio Pavoncello e già vincitore del Premio per la Drammaturgia Teatro e Disabilità, iniziativa sempre seguita negli anni anche da «Superando.it», organizzata dall’AVI di Roma e dall’ECAD, e rivolta a testi che abbiano come tema o come implicito riferimento il mondo della disabilità, tutti i suoi protagonisti e la vita delle persone con disabilità in tutti i suoi aspetti, prestando soprattutto interesse all’evoluzione del concetto di disabilità non più basato sull’approccio socio-sanitario, ma inserito nel contesto più ampio del rispetto dei diritti umani.

Gabriella Bertini

Una bella foto giovanile di Gabriella Bertini (1940-2015)

«Volevo solo cambiare il mondo – spiegano i promotori dell’iniziativa – che andrà in scena il 5 maggio alle 16, presso il Vittoriano di Roma, è un omaggio a Gabriella Bertini, una donna con disabilità che ha dedicato la sua vita al riconoscimento dei diritti e della dignità delle persone con disabilità. Nello spettacolo si ripercorrono le sue numerose battaglie dagli Anni Sessanta fino ai giorni nostri, la più importante delle quali è stata l’istituzione della prima Unità Spinale in Italia negli Anni Novanta, mentre in altri Paesi d’Europa erano già presenti fin dal dopoguerra. La protagonista, interpretata da Arianna Ninchi, discendente della grande Ave e apprezzata attrice di teatro, farà rivivere al pubblico la forza e la determinazione della Bertini, prima donna paraplegica alla guida di un autovettura, prima donna lavoratrice con disabilità e anche prima donna con disabilità ad adottare un figlio e a vivere in modo indipendente».
Quella di domani a Roma (ore 16) sarà la prima dello spettacolo (di cui si legga anche nel box in calce), cui farà seguito una tournée nel resto d’Italia, ciò che servirà ad accemdere ulteriormente i riflettori sul progetto lasciato in eredità da Gabriella Bertini, ossia l’auspicata realizzazione di Casa Gabriella, una struttura adiacente al CTO di Firenze che completerebbe il percorso terapeutico, un luogo destinato al recupero e al mantenimento, in grado di accompagnare le persone con paraplegia e tetraplegia nell’arco di tutta l’esistenza, fino al naturale invecchiamento, quando è difficile trovare assistenza sanitaria specializzata nelle normali case di riposo.

Da segnalare infine che interverranno all’evento Annelore Homberg, presidente del Network Europeo per la Ricerca e la Formazione in Psichiatria Psicodinamica, Claudio Pilati, direttore dell’Unità Spinale Unipolare del CTO di Roma, Paola Capoleva, presidente del Centro Servizi per il Volontariato del Lazio ed Emiliano Monteverde, assessore alle Politiche Sociali del I Municipio di Roma. (Stefano Borgato)

Volevo solo cambiare il mondo
di
Giuseppe della Misericordia
con Arianna Ninchi
(Gabriella Bertini), Laura Formenti (Casa) e Rita Superbi (musica percussioni giapponesi Taiko). Scene e costumi di Roberta Budicin. Aiuto regia di Olimpia Ferrara. Regia di Vittorio Pavoncello
Lo spettacolo è innanzitutto un omaggio a una donna con disabilità, Gabriella Bertini, che con forza, e passione ha superato limiti e barriere presenti nella società, favorendo condizioni migliori di vita per tutte le persone con disabilità.
In un’atmosfera fra il sogno e il ricordo, la protagonista incontra una giovane donna che sembra conoscere molto bene il suo passato. La situazione singolare si trasforma subito in un gioco di intimità ed estraneità fra le due donne, e Gabriella decide di chiamare Casa la sua giovane amica.
Casa diverrà quindi una proiezione mobile di una Gabriella diventata immobile a causa della disabilità sopraggiunta, e la giovane donna sarà anche una specie di assistente che spingendo la carrozzina farà percorrere alla protagonista un viaggio nel tempo a partire dall’Italia degli Anni Sessanta fino ai giorni nostri.
Gabriella rivivrà dunque, attraverso la giovane amica Casa, le tappe più importanti della sua vita di donna e di donna disabile con un matrimonio e un figlio adottato, insieme alle lotte politiche da lei condotta, per permettere alle persone con disabilità una vita fiera e non di vergogna.
In scena, oltre alle due donne, c’è un terzo personaggio che suona le percussioni giapponesi. La musica di queste ultime, con i suoi movimenti da arte marziale, oltre a dare un imponente aspetto coreografico alla scena, è quasi il ritmo cardiaco della protagonista, seguendone e avvolgendone le gioie e le amarezze di un’intera vita.
Al termine dei tanti ricordi, Casa ne mostrerà un ultimo a Gabriella e quest’ultima ritroverà nel libro preferito della sua infanzia:, l’Antologia di Spoon River, una chiave della propria vita.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ecad@live.it; agvitaindipendente@libero.it; silviacutrera@gmail.com.