Insegnare l’accessibilità ai ragazzi, attraverso il gioco

Grazie a un percorso conoscitivo, teorico e pratico, che si svolge prevalentemente attraverso il gioco e che costituisce la sostanza di un’iniziativa didattica rivolta a Firenze ai ragazzi di alcune scuole primarie e/o secondarie di primo grado (età 9-12 anni), questi ultimi vengono sensibilizzati sui temi dell’accessibilità, sperimentando gli ostacoli che le mamme con passeggini, le persone anziane e le persone con disabilità incontrano nella fruizione dell’ambiente urbano

Ragazzo che si china per superare un ostacolo

Nell’àmbito dell’iniziativa promossa a Firenze, i ragazzi effettuano anche un percorso nel quale gli ostacoli li costringono a procedere chinandosi

Alla fine di aprile, e per il secondo anno consecutivo, si è svolto nel Comune di Firenze un esperimento didattico rivolto ai ragazzi delle scuole primarie e/o secondarie di primo grado del Quartiere 3 (età 9-12 anni), e finalizzato a sensibilizzare gli studenti sui temi dell’accessibilità.
L’iniziativa si è svolta in collaborazione con alcune Associazioni operanti nel campo della disabilità e ha permesso ai ragazzi di sperimentare gli ostacoli che le mamme con passeggini, le persone anziane e le persone con disabilità incontrano nella fruizione dell’ambiente urbano.
In una nota pubblicata dal portale Toscana Accessibile, si illustrano le modalità di svolgimento, segnalando che «tale iniziativa si avvale di una metodologia pedagogica attiva; i ragazzi diventano i veri protagonisti in un percorso conoscitivo, teorico e pratico, che si svolge prevalentemente attraverso il gioco. Lo studente è coinvolto in prima persona al fine di riconoscere come i mille ostacoli delle nostre città rappresentino difficili barriere fisiche e a e capire e rispettare le difficoltà degli altri, evitando di creare  ulteriori impedimenti, anche se spesso temporanei, oltre a quelli già esistenti. Si è dimostrato come il coinvolgimento attivo dei ragazzi e la loro relazione con persone con  diverse disabilità, sia motorie che visive, vada  a stimolare la formazione di un sentimento di “empatia” che rafforza ulteriormente la consapevolezza e la sensibilità intorno alla cultura dell’accessibilità inclusiva e dell’accoglienza, tema ancora oggi molto marginalizzato». (S.L.)

La presente nota è già apparsa nel sito di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa) e viene qui ripresa, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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