Riconoscere la segregazione delle persone con disabilità

«Quando e a quali condizioni un servizio di carattere abitativo, diurno o riabilitativo per le persone con disabilità può essere definito segregante? Quando può esserne richiesta la chiusura o, quanto meno, la cessazione di accreditamento e finanziamento pubblico?»: si tratta di due quesiti fondamentali che pongono una sfida raccolta dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), con uno specifico progetto. Quest’ultimo vivrà una tappa importante nei prossimi giorni a Roma, con la Conferenza di Consenso intitolata “Disabilità: riconoscere la segregazione”

Uomo con disabilità davanti a una finestra con grata«Nel 2017 – si legge in una nota prodotta dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – anche nel nostro Paese ci sono persone con disabilità che vivono segregate in istituti e strutture. Non è loro riconosciuto il diritto umano di essere inclusi nella società, di scegliere dove, come e con chi vivere, come chiaramente espresso dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Il fenomeno è forse poco noto, ma emerge drammaticamente in seguito a fatti di cronaca di violenza e di abusi, conseguenze delle stesse premesse che hanno prodotto segregazione. Contro la segregazione delle persone con disabilità è necessario dunque un impegno normativo, culturale e politico, basato su una solida e condivisa premessa etica e scientifica. Una riflessione che consenta di individuare, con opportuna strumentazione oggettiva, quali strutture siano da considerare effettivamente segreganti o a rischio di segregazione».

A tali affermazioni della FISH conseguono almeno due quesiti fondamentali: «Quando e a quali condizioni un servizio di carattere abitativo, diurno o riabilitativo per le persone con disabilità può essere definito segregante? Quando può esserne richiesta la chiusura o, quanto meno, la cessazione di accreditamento e finanziamento pubblico?».
Tali “scomode” domande pongono una sfida che la stessa FISH ha deciso di raccogliere nell’àmbito del progetto denominato Superare le resistenze, partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri delle persone con disabilità, puntando innanzitutto sulla centrale e preliminare individuazione delle “strutture segreganti”.
Nel corso del progetto è stata effettuata quindi una ricognizione della letteratura e delle esperienze nazionali e internazionali sulla questione, da parte di un qualificato gruppo di lavoro, con la supervisione di un comitato tecnico scientifico, ed è stato avviato un ampio confronto, aperto a tutte le realtà interessate, attraverso la realizzazione di quindici focus group, in altrettante Regioni italiane.

La prossima tappa sarà costituita ora dalla Conferenza di Consenso intitolata Disabilità: riconoscere la segregazione, in programma per domani, 15 giugno e venerdì 16 a Roma (Spazio Europa, Via Quattro Novembre, 149), evento promosso dalla FISH con il patrocinio dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), di Confcooperative Federsolidarietà e della Lega delle Cooperative, durante il quale verrà analizzato e validato un documento finale di proposta e un poster con definizioni ed evidenze relative appunto al concetto di segregazione. Il tutto verso l’obiettivo fissato inizialmente, che è quello di giungere a una condivisione che ponga solide basi al cambiamento inclusivo.
«Per affinare e rendere tali documenti, oltre che condivisi, “inattaccabili” sotto il profilo semantico, culturale, scientifico e politico, è previsto – viene sottolineato dalla FISH – il ruolo centrale di una giuria di tecnici particolarmente preparati in questo settore, che ne effettueranno le valutazioni e le proposte correttive, sentito anche il dibattito alla Conferenza di Consenso che si augura ampio e propositivo». (S.B.)

La Conferenza di Consenso di Roma del 15 e 16 giugno è aperta a tutti, ma la registrazione è obbligatoria (via mail a presidenza@fishonlus.it, indirizzo della Segreteria Organizzativa, cui anche chiedere ulteriori informazioni).

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