Disability Pride? No, grazie!

«Essere orgogliosi della disabilità – scrive Giampiero Griffo – significa dichiararsi contenti di come la società ci disabilita! Inoltre ci sarebbe parecchio da discutere anche sugli obiettivi, i risultati, il programma e gli ospiti di questa manifestazione, oltreché sul patrocinio del Comune di Napoli, che in àmbito di politiche sulla disabilità non è certo un modello virtuoso. Per tutte queste ragioni, il “Disability Pride Italia”, che prende il via oggi, 7 luglio, da Napoli, è un’iniziativa discutibile e non condivisibile»

Realizzazione grafica con omino, fumetto ("No grazie!) e scritta "No"Oggi, 7 luglio, parte a Napoli un’iniziativa discutibile e non condivisibile, il Disability Pride Italia, che prende spunto dal Gay Pride, legato, quest’ultimo, a un modello positivo di rivendicazione di diritti e di orgoglio della diversità umana. Il Gay Pride, infatti, ha vari obiettivi condivisibili. Da un lato c’è la necessità di incoraggiare il cosiddetto outing, cioè l’autodichiararsi omosessuale, elemento che ha pesato negativamente sulla vita di milioni di persone nel mondo che dovevano nascondere i loro orientamenti sessuali e  vivere una condizione di perenne schizofrenia nella loro vita. Esso, poi, è centrato su una serie di rivendicazioni molto chiare: la non discriminazione e l’eguaglianza di opportunità, la possibilità di riconoscere unioni “matrimoniali” tra persone dello stesso sesso, rimuovere l’accesso a varie attività (lavorative, educative, sanitarie ecc.). Insomma, la centralità è il riconoscimento dei diritti della persona, che rivendica la propria identità.

Nel campo della disabilità, però, la situazione è molto diversa: intanto non esiste il problema dell’outing: ognuno è immediatamente riconoscibile per la proprie caratteristiche psicofisiche, anche se vi sono disabilità invisibili.
Il secondo elemento di differenziazione è anch’esso sostanziale: mentre la condizione di una persona LGBT [Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, N.d.R.] è una condizione soggettiva, anche se influenzata da attitudini sociali negative, la condizione di disabilità è relazionale. La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità lo chiarisce bene: «La disabilità è il risultato dell’interazione tra persone con menomazioni e barriere comportamentali ed ambientali, che impediscono la loro piena ed effettiva partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri». In altre parole, è la relazione con il modo in cui il mondo rispetta le mie caratteristiche a produrre disabilità, e ancor più semplicemente è la società che disabilita le persone con quelle caratteristiche.
Quindi, essere orgogliosi della disabilità significa dichiararsi contenti di come la società ci disabilita!

Altro problema è quello riguardante gli obiettivi e i risultati di questa iniziativa. Il Comune di Napoli che la patrocina non è proprio un Ente virtuoso: riduzione dei servizi indirizzati a questa fascia di cittadini; mancanza di una strategia di implementazione della Convenzione ONU (qualche anno fa una Delibera della Giunta De Magistris [Delibera di Giunta n. 992 dell’11 ottobre 2011, N.d.R.] approvò un piano comunale in tal senso, che però non ha avuto nessuna implementazione); addirittura il Comune partenopeo rischia di perdere i fondi per la sperimentazione sulla Vita Indipendente per inadempienza (il progetto finanziato nel 2014 non è ancora partito…).

Anche sul programma del Disability Pride Italia ci sarebbe da discutere, ad esempio sulla presenza limitata di esperti e rappresentanti di Associazioni che tutelano i diritti delle persone con disabilità e su una pletora di persone che parlano di noi (docenti universitari, professionisti di varie discipline professionali ecc.), ma non ci rappresentano.
Inoltre, nel corso dell’iniziativa si affronterà il tema degli ausili informatici, dimenticando di sottolineare che il Nomenclatore Tariffario Nazionale, che fornisce gli ausili, non include questi Assistive Device – gli ausili tecnologici appunto – e che su questo e altri punti il Nomenclatore stesso non viene aggiornato da anni e anni, nonostante le pressanti richieste delle Federazioni FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle persone con Disabilità).
Addirittura nel programma della manifestazione si parla di Vita Indipendente, quando proprio oggi la Regione Campania ha convocato il Comune di Napoli per le inadempienze sul progetto comunale di Vita Indipendente. L’assessore alle Politiche Sociali Roberta Gaeta e il sindaco Luigi De Magistris saranno proprio contenti di trasmettere un’immagine positiva pubblica, proprio per cancellare la realtà negativa della gestione cittadina delle politiche sulla disabilità.
C’è proprio di che essere orgogliosi!

Presidente di DPI Italia (Disabled Peoples’ International).

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