Per una settimana ci siamo dimenticati dei suoi bisogni speciali

«Come molte mamme di ragazzi “speciali” – scrive Rosa Mauro, raccontando la prima vacanza senza la famiglia del figlio con autismo – avevo la convinzione che io e solo io potevo servire alla vita di Giovanni, ma mi sbagliavo. Hanno bisogno anche loro, come tutti, di indipendenza, di vita e memorie, di straordinaria, assoluta, normalità e di chi ha la possibilità di regalargliela, facendo un buon lavoro e non comparendo mai sui giornali. Giovanni sarà sempre un ragazzo con bisogni speciali, ma per una settimana ce ne siamo dimenticati tutti. Anche lui»

Una delle spiagge di Isola di Capo Rizzuto (Crotone)

Una delle spiagge di Isola di Capo Rizzuto, la località della Calabria dove Giovanni, figlio di Rosa Mauro, ha vissuto la sua prima vacanza senza la propria famiglia

Avevo lasciato la mia storia e quella di Giovanni [il figlio con autismo di Rosa Mauro, N.d.R.] alla vigilia di due novità importanti per me e per lui, che stavano avvenendo in contemporanea: le mie ferie e la sua vacanza a Isola di Capo Rizzuto. È di quest’ultima che vorrei parlare oggi, premettendo che lo farò dal mio punto di vista, secondo quello che Giovanni mi ha comunicato, e quindi ha condiviso con me, liberamente, e quello che continua a condividere con gli altri, ogni volta che ne ha l’occasione.

Erano le 13 quando sono tornata a casa per aspettare mio marito, dopo avere lasciato alla Cooperativa Giovanni, nelle mani di un operatore da lui conosciuto, a cui si era subito affiancato. Mi sentivo strana, la casa mi sembrava stranamente silenziosa, come quando Giovanni va a scuola.
Mio marito è tornato, abbiamo pranzato e poi ci siamo preparati alla prima, lunga giornata di attesa, la giornata peggiore, perché Giovanni era in viaggio, non sapevamo cosa pensasse e come stesse. Però non ci stavano telefonando e questo, con il passare delle ore, era confortante.
Abbiamo cenato silenziosamente, senza la musica di sottofondo che è costante con Giovanni in camera, e poi un SMS ci ha rassicurato, almeno in parte: erano arrivati in hotel.

Non telefonare quella sera è stata davvero dura, penso che ogni mamma si riconosca in questo, alla prima vacanza da solo del figlio. Ma proprio quello è stato il primo segno della straordinaria normalità di quella vacanza, anche se non l’ho subito riconosciuto. Ero, per la prima volta, la mamma di un giovane adulto che parte senza la sua famiglia e come tale mi preoccupavo, ma per la prima volta in compagnia di un intero universo di madri di figli adolescenti o adulti.

Il giorno dopo è stato ancora più strano; siamo partiti a nostra volta per Cava de’ Tirreni, e la macchina era silenziosa, mentre con Giovanni ci sarebbe stata musica a tutto volume, da due canali diversi, la radio e il suo cellulare. Ora invece, per la prima volta, siamo stati zitti, riposando le orecchie e pensando.
Poi sono cominciate ad arrivare le foto: il gruppo delle vacanze, formato per i genitori, era inondato da immagini dei ragazzi in spiaggia, in piscina, in relax di fronte a un gelato. Gli altri genitori commentavano con un «bellissimo» o «bellissimi», mio marito mi spiegava le foto, che riceveva anche lui sul suo cellulare, e l’intero gruppo dei genitori si godeva un’immersione in un mondo completamente sconosciuto: semplicemente quello di una comitiva in vacanza al mare.
Ma cosa c’era di strano? Non so gli altri, ma era in assoluto la prima volta che Giovanni era in una comitiva! E facevano proprio tutto ciò che le comitive fanno durante una normale vacanza in un villaggio al mare: mare, giochi, piscina, cena e discoteca.
La sera, alle nove, era il nostro momento di sentire il figlio, che ovviamente di molte parole non è mai stato. Ma ciò che era evidente era che era felice, soddisfatto, ci raccontava di salsicce e patate, di balli sul mare, di un compleanno…
La mattina, poi, c’era Giovanni in acquagym, o in una sdraio tra due ragazze, davanti a un gelato… Giovanni che mandava la palla in orbita o che ballava con gli animatori.

Sono stati davvero momenti preziosi. Mentre lui era lì, noi abbiamo fatto i genitori in vacanza: siamo andati a Positano, abbiamo dormito fino a tardi e ci siamo perfino ritrovati un po’ ad annoiarci.
Come molte mamme di ragazzi “speciali”, avevo la convinzione che io e solo io potevo servire alla vita di mio figlio, ma mi sbagliavo, ci sbagliavamo. Hanno bisogno anche loro, come tutti, di indipendenza, di vita e memorie, di straordinaria, assoluta, normalità. E di chi ha la possibilità di regalargliela, facendo un buon lavoro e non comparendo mai sui giornali, perché lì ci finisce chi picchia, chi insulta, chi discrimina.
Oggi la frase preferita di Giovanni è «gli racconti della settimana a Capo Rizzuto?», subito seguita da «quando torno a Capo Rizzuto con Donato e gli altri?».
Giovanni sarà sempre un ragazzo con bisogni speciali. Ma per una settimana ce ne siamo dimenticati tutti. Anche lui.

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