Condannato per ciò che è, non tanto per ciò che ha fatto

«Le critiche e le disapprovazioni – scrive Maurizio Trezzi, a proposito della triste vicenda della Ferrari posteggiata a Milano sul parcheggio per disabili, con successiva aggressione verbale nei confronti del padre di un ragazzo con disabilità – sono particolarmente dure, soprattutto perché il protagonista in negativo è ricco, residente in Svizzera e ostentatore sfacciato della sua bella vita. Viene quindi criticato per quello che è, e non tanto per quello che ha fatto. Assai scarsa, invece, appare la considerazione con cui viene commentata la vicenda, guardata nell’ottica della vittima»

Grafico sui quotidiani, riferito a episodio di aggressione a familiare di persona con disabilità

Il grafico curato da ElifLab, che mette in mostra le conversazioni avvenute in risposta ai post selezionati sulle pagine Facbook e riferiti a numerosi quotidiani italiani, sulla triste vicenda della Ferrari posteggiata nel centro di Milanosul parcheggio per disabili

La recente, incresciosa vicenda della Ferrari posteggiata nel centro di Milano sul parcheggio per disabili e la seguente lite, con aggressione verbale da parte del proprietario dell’auto nei confronti del padre del ragazzo con disabilità [se ne legga anche nel nostro giornale, N.d.R.], ha riempito per giorni le pagine dei giornali. Un fatto di cronaca che ormai siamo, purtroppo, abituati a leggere troppo spesso. Ma anche uno spunto per una riflessione che abbiamo voluto fare, insieme a ElifLab, società esperta nell’interpretazione e nell’analisi dei dati in Rete, sulle ricadute in termini di percezione e immaginario collettivo dell’accaduto.

In sostanza, sono stati analizzati i commenti relativi ai post riguardanti l’evento, pubblicati sulle pagine Facebook di alcuni tra i più importanti media italiani («Repubblica.it», «Corriere della Sera.it», «Huffington Post Italia», «Il Fatto Quotidiano», «Il Giornale», «Il Giorno», «La Stampa»). Per ciascuna pagina si è effettuata un’analisi dei testi con metodologie di text mining, per estrarre dai commenti le parole significative e i concetti semantici.
Il grafico qui a fianco pubblicato mette in mostra le conversazioni avvenute in risposta ai post selezionati sulle pagine Facebook. Ogni macchia di colore rappresenta un cluster, ossia un insieme di parole che troviamo spesso associate nei commenti e che raggruppano concetti emergenti dai commenti stessi. Per ciascun cluster è indicato il peso in percentuale che ciascun commento ha sul totale. Inoltre, le parole hanno grandezze differenti a seconda della loro importanza all’interno del cluster: più sono grandi più sono frequenti e affini ai concetti presi in esame.

I post di commento agli articoli di cronaca rivelano un trend preciso: l’opinione pubblica si scaglia ferocemente contro il “mostro” di turno – il proprietario della Ferrari – senza leggere con la dovuta profondità le reali motivazioni per cui dovrebbe essere condannato. Le ragioni etiche e comportamentali, infatti, non sono al primo posto nell’analisi semantica dei commenti. Viene piuttosto privilegiato l’aspetto più materiale della vicenda.
In altre parole, le critiche e le disapprovazioni rispetto a quanto avvenuto sono particolarmente dure, soprattutto perché il protagonista in negativo della vicenda è ricco, residente in Svizzera (seppure italiano, ma questo la gente non lo coglie) e ostentatore sfacciato della sua bella vita. I commenti quindi lo criticano per quello che è, non tanto per quello che ha fatto.

Facile, quindi, porsi una domanda: se lo stesso fatto di cronaca fosse stato riferito a un conducente settantenne di un’utilitaria le reazioni sarebbero state le stesse? Probabilmente no. E non sarebbe stato nemmeno identico il risalto mediatico suscitato dalla vicenda.
I commenti si concentrano su “Caino” non tanto per quello che ha fatto, quanto per quello che è, per ciò che rappresenta: la sua ricchezza sfrontata e ostentata, la sua strafottenza e la sua arroganza.
La componente che appare più allarmante è al contrario la scarsa considerazione con cui viene commentata la vicenda guardata nell’ottica della vittima. Non tanto del padre guidatore, quanto del ragazzo con disabilità che ha vissuto in prima persona l’abuso. Qui i commenti sono più stemperati e solo in quelli dell’articolo apparso su «Repubblica» la concorrenza del termine disabile avviene con i termini diritti e persona.

Ecco, proprio questo è il fattore che maggiormente emerge dal sentimento popolare: non si sottolinea forse abbastanza come i disabili siano persone e che comportamenti come quello adottato dallo sfrontato guidatore vadano a ledere dei diritti che non sono concessi per grazia ricevuta, ma che afferiscono a sfere etiche e sostanziali che vanno oltre a una striscia e un simbolo dipinto sulla carreggiata. Diritti che riguardano – e questo è il vero insegnamento da cogliere nella vicenda – la sfera personale, emotiva e sociale di una persona con disabilità.

CEO della Società Strategycom. Il presente testo è già apparso nel blog di Strategycom, con il titolo “Tutti contro, ma le vittime?” e viene qui ripreso – con minimi riadattamenti al diverso contenitore – per gentile concessione.

Stampa questo articolo