Perché sarò alla Manifestazione di Roma

Insieme ad altre donne con disabilità, ci sarà anche Nunzia Coppedé, presidente della FISH Calabria (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), alla Manifestazione Nazionale “Non Una di Meno”, in programma il 25 novembre a Roma, nella “Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne”. Questa è la sua testimonianza, in cui scrive tra l’altro: «Credo che sul tema della doppia discriminazione subìta dalle donne con disabilità si debba tenere sempre più alta l’attenzione e che ci sia ancora molto da lavorare»

Nunzia Coppedè

In primo piano Nunzia Coppedè, presidente della FISH Calabria

Come abbiamo già ampiamente riferito in questi giorni che porteranno il 25 novembre alla Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, anche le donne con disabilità della FISH (e non solo) parteciperanno nel pomeriggio di quel giorno a Roma alla Manifestazione Nazionale Non Una di Meno, per dare ulteriore sostanza all’impegno forte annunciato qualche settimana fa dalla stessa Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap su tale tema.
Tra quelle donne con disabilità – dietro allo striscione preparato per l’occasione, con lo slogan “Le donne con disabilità contro ogni discriminazione e violenza” – ci sarà anche Nunzia Coppedé, presidente della FISH Calabria. Questa è la sua testimonianza.

Sarò presente sabato 25 novembre a Roma alla Manifestazione Nazionale Non Una di Meno. Lo ritengo di fondamentale importanza, anche se mi costerà non poco arrivare dalla Calabria, che è lontana e con trasporti che incominciano ad andare più veloci solo da Salerno in poi, lasciando ancora una volta la nostra Regione come “fanalino di coda”.
Credo però sia molto importante esserci e sono molto contenta del fatto che ci sarà anche Cinzia Nava, presidente della Commissione Pari Opportunità della Regione Calabria, anche lei donna con disabilità.
Sarà importante la partecipazione di tante donne con disabilità, per fare finalmente emergere la doppia discriminazione da esse subìta, fatta di costrizioni e violenze sia fisiche che psicologiche, queste ultime spesso anche peggiori delle altre.

Conosco molte donne con disabilità, alcune letteralmente chiuse in casa, altre che non fanno nulla, che non si ritengono in grado né di fare né di essere. Questo mi opprime grandemente, perché sono una donna con disabilità che si batte perché non sia così e che ha sempre potuto essere, fare, dire, senza farsi mai sottomettere, almeno da quando sono uscita dall’istituto in cui ho vissuto per un po’ di anni. Per cui vedere donne tanto sottomesse, fa molto male. Provo a stimolarle, ma non è proprio così semplice.
Certo, al Sud è tutto molto più complicato: la mancanza di servizi, di sostegni rende più difficile qualsiasi tipo di inclusione. Ci stiamo dando molto da fare, stiamo lavorando a fondo, anche con la Regione Calabria, partecipando alle varie Commissioni, ai Tavoli di discussione, cercando di sensibilizzare a tappeto.
Proprio in queste settimane ho attraversato la Regione da cima a fondo, conducendo una campagna di sensibilizzazione volta a chiedere il progetto individuale in massa per tutte le persone con disabilità.
Ho incontrato e sto tuttora incontrando uomini e donne, in un percorso faticoso, ma che credo sia molto importante. E sempre più mi convinco che le donne con disabilità siano discriminate sia come donne che come disabili, più degli stessi uomini con disabilità, riproponendo il medesimo meccanismo esistente tra uomini e donne senza disabilità.
È un fatto che emerge soprattutto nel lavoro: la disoccupazione, infatti, dilaga tra le persone con disabilità, con la Legge 68/99 [“Norme per il diritto al lavoro dei disabili”, N.d.R.] che non funziona. E tuttavia, tra i tantissimi disoccupati con disabilità, la percentuale delle donne è sempre più alta rispetto a quella degli uomini.
È una storia, dunque, che si ripete come per le persone senza disabilità. Oltre però a un certo senso di impotenza, si avverte anche distintamente che rispetto alla doppia discriminazione delle donne con disabilità c’è una diffusa mancanza di consapevolezza.

Questi sono i motivi che mi porteranno a sobbarcarmi un faticoso viaggio, per essere il 25 novembre a Roma, perché credo che su questi temi si debba tenere sempre più alta l’attenzione e che ci sia ancora molto da lavorare.
È passato molto tempo, ma purtroppo tante cose non sono cambiate. Anzi, si sta forse assistendo a certe fasi di regressione.
Se vogliamo la reale applicazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – che è stata finalmente recepita anche dalla Calabria, con la Mozione n. 74 del Consiglio Regionale – dobbiamo darci veramente da fare e la mia presenza a Roma vuole essere una testimonianza anche in questo senso.

Presidente della FISH Calabria (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).

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