Raccontare una situazione complessa anche attraverso la fotografia

«A Montecatone è fondamentale integrare il lungo percorso riabilitativo di chi deve ricostruirsi una vita dopo una lesione midollare o cerebrale con momenti che possano incentivare le persone a ricordarsi che non sono solo “pazienti”»: era stato presentato così, dall’Istituto Riabilitativo Montecatone di Imola (Bologna), il laboratorio di fotografia artistica “RI-prendere”, rivolto ai propri ricoverati. Quel percorso si è concluso da qualche mese, con risultati davvero eccellenti, tanto da dar vita ora a un libro, vero e proprio catalogo d’arte, che verrà presentato domani, 19 dicembre

Manifesto del laboratorio di fotografia artistica "RI-prendere", Montecatone, 2016-2017

Il manifesto del laboratorio di fotografia artistica “RI-prendere”

Creativi, tecnicamente eccellenti, ricchi di citazioni colte, spesso autoironici: sono gli scatti realizzati dagli ospiti dell’Istitutivo Riabilitativo Montecatone di Imola (Bologna) – la nota struttura specializzata nel settore delle lesioni midollari e cerebrali – i quali, dopo avere partecipato al corso di fotografia artistica RI-prendere (Progetti di arte e fotografia a cura di Anna Rosati©) [se ne legga nel nostro giornale anche l’ampia presentazione, N.d.R.], adesso hanno la grande soddisfazione di vedere le loro opere pubblicate in un libro, grazie al sostegno dei Rotary Felsinei.
Vero e proprio catalogo d’arte, il volume si avvale dei testi scientifici curati da Roberta Caldin del Dipartimento di Scienze dell’Educazione Giovanni Maria Bertin dell’Università di Bologna, referente scientifico del progetto. Per quanto riguarda invece il testo concernente l’Istituto di Montecatone, esso è stato curato da Claudia Corsolini, coordinatrice all’interno di esso del Programma Abilitazione e Vita Indipendente. L’analisi critico artistica dei concepts fotografici, infine, è stata maturata dalla storica dell’arte Azzurra Immediato.

La pubblicazione – che verrà presentata domani, 19 dicembre (ore 16.30), all’Istituto Montecatone – raccoglie i lavori dei partecipanti al corso, persone di ogni età e provenienti da ogni parte d’Italia, che hanno scoperto, attraverso questo progetto, di “potersi raccontare” con un nuovo linguaggio espressivo. Ed è stato realmente un percorso emozionante, il loro, condotto – oltreché da Anna Rosati, che dà il nome stesso all’iniziativa – anche da un altro fotografo professionista, Gabriele Fiolo, in collaborazione con l’Associazione WTKG (Willy The King Group), da anni attiva all’interno della struttura, e con il supporto degli educatori professionali Roberto Messuti e Massimo Renzi.

Progetto pilota a livello nazionale, RI-prendere si è svolto dal mese di settembre del 2016 al mese di luglio di quest’anno. Focus del laboratorio è stato l’insegnamento del linguaggio fotografico, con particolare attenzione rivolta alla realizzazione di immagini artistiche create attraverso l’utilizzo dei vari medium. «Il taglio che abbiamo voluto dare – spiegano Rosati e Fiolo – si è basato sul fatto che ciascuno potesse porre attenzione prevalentemente all’immagine e al modo di raccontare e raccontarsi, attraverso la creazione di un’opera compiuta e personale».
RI-prendere, infatti, non è stato concepito come un corso di fotografia che sviluppasse nozioni tecniche, bensì come un percorso creativo, ideato e costruito intorno all’idea di generare nuove forme di comunicazione che utilizzassero il linguaggio fotografico.
Intensa, a tal proposito, è stata l’interazione tra docenti e partecipanti, anche al di fuori delle ore impegnate presso Montecatone: l’aspetto innovativo, infatti, è stato lo scambio proficuo delle idee veicolate tramite il cellulare, strumento, quest’ultimo, che per alcuni ospiti si è rivelato fondamentale dopo il rientro a casa, poiché ha permesso loro di essere supportati nella costruzione del proprio progetto artistico, anche “a distanza”.
Per la prima volta, dunque, un laboratorio si è esteso anche al postdimissione e non è stato certo un aspetto da poco. «Il rientro a casa dopo degenze che vanno dai quattro agli otto mesi o più – spiega Claudia Corsolini – è per tutti un momento di grandissima difficoltà organizzativa ed emotiva. Le persone, in molti casi devono imparare a convivere con una disabilità. È quindi importante dare loro più strumenti possibili per ridefinirsi; chiamiamo le azioni programmate in questo ambito empowerment perché hanno l’obiettivo di aumentare la consapevolezza della persona rispetto al fatto che ha il potere di trovare una nuova via per realizzarsi».

Come detto inizialmente, i risultati sono stati eccellenti, con tante citazioni colte, autoironia, talento e immagini che richiamano artisti quali Magritte, Duchamp o Ghirri; come ad esempio Willy, che ha firmato la propria opera Velázquez a Montese, o Monica Boscarato con La ruota gira, o Jasmine, che ha disposto su un cielo africano la propria collezione di calzini, o Stefano Corradini, che ha lavorato sul tema della memoria con un progetto intimo ed emozionante. Un risultato che sottolineare anche e valorizza l’importanza delle attività ricreative svolte all’interno della delicata sfera riabilitativa presso Montecatone.

Per quanto riguarda il libro che verrà presentato domani, sono stati i Rotary Felsinei ad attivare un raccolta fondi per la stampa, all’insegna di un connubio consolidato, che vede già da alcuni anni il Rotary Club di Bologna Valle del Savena collaborare nell’àmbito di significativi progetti per l’assistenza alle persone ospiti di Montecatone.
Il ricavato dalla vendita del volume sarà devoluto all’AUS Montecatone (Associazione Utenti Unità Spinale Montecatone) per la realizzazione di futuri laboratori.
«Era importante – sottolinea ancora Corsolini – che i partecipanti catturassero con la fotografia quel “bello” che aiuta a godersi la vita. Il fatto che non solo tante persone ci abbiano provato, ma abbiano anche scelto di condividere il loro progetto personale in un libro è la prova che insieme abbiamo centrato questo obiettivo».
«Raccontare una situazione complessa – aggiunge Roberta Caldin -, anche attraverso la fotografia, permette una “con-crescita”, una “co-evoluzione” nella quale sono presenti, almeno, due dimensioni fondamentali: una legata all’apprendimento e una legata alla socializzazione; in tal senso, anche quando parliamo di situazioni complesse, dobbiamo riferirci a queste due coordinate che devono procedere di pari passo e non una a scapito dell’altra. È necessario e urgente, quindi, un enorme impegno nell’offerta di percorsi introspettivi e relazionali, di narrazione di sé, di confronto e di presa di coscienza delle potenzialità e dei limiti di tutte la persone che vivono un periodo di “riabilitazione”, che conducano a una presa d’atto (non a una rassegnazione passiva) delle proprie risorse e dei propri vincoli». (V.C. e S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Comunicazione Esterna Montecatone (Vito Colamarino), vito.colamarino@montecatone.com.

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