Storia di una discriminazione e di un tassista pentito

«Sono rammaricato per il mio comportamento e vorrei essere anche di monito a tutti i miei colleghi»: questa, quindi, non è solo la storia di un pentimento, ma può anche diventare un possibile esempio per tutti quei tassisti – e non solo – che continuano a discriminare le persone con disabilità visiva accompagnate da un cane guida. Quelle parole di scusa, infatti, pronunciate da un tassista di Roma, caratterizzano la miglior conclusione possibile per una vicenda di cui due anni fa era stata protagonista suo malgrado la vicepresidente dell’Associazione Blindsight Project

Taxi in Australia con scritta sui cani guida

Anche negli altri Paesi si cerca di sensibilizzare i tassisti sull’obbligo di accogliere i cani guida. Questo taxi australiano, ad esempio, reca sul retro lo slogan che in italiano suona più o meno così: «Qualsiasi cane può inseguire una macchina, il nostro può prendere un taxi»

Era il 2 marzo del 2016, quando alla Stazione Termini di Roma un tassista si rifiutò di far salire a bordo Simona Zanella, donna con disabilità visiva, perché accompagnata da Isa, il suo cane guida. E questo nonostante si fosse unito a Zanella anche l’assistente della Sala Blu delle Ferrovie di Stato, ricordando che da oltre quarant’anni la Legge 37/74 (seguita e aggiornata dalla 376/88 e dalla 60/06) prescriva che il cane guida può entrare in tutti i luoghi pubblici e privati a uso pubblico.

Oltre ad essere vicepresidente dell’Associazione Blindsight Project, Zanella ne è anche da tempo la responsabile del Settore Cane Guida ed era stata quindi quasi una conseguenza logica che decidesse di presentare una denuncia per la discriminazione subita.
Il tutto avrebbe potuto portare a una lunga e faticosa vertenza legale e invece, grazie anche all’operato di Gemma Montaruli, l’avvocato che segue l’Ufficio Legale di Blindsight Project, l’episodio si è concluso nel migliore dei modi: quel tassista, infatti, tra una lettera dell’avvocato e l’altra, alla fine si è pentito e scusato, sia con Zanella che con Blindsight Project, in una lettera ove ha scritto tra l’altro di dichiararsi «rammaricato per il mio comportamento» e di voler essere anche «di monito a tutti i miei colleghi tassisti». Egli ha inoltre riconosciuto un piccolo risarcimento a Zanella, che a sua volta ha destinato tale somma alla risoluzione di tanti episodi simili affrontati quotidianamente da parte di Blindsight Project e frequentemente documentati anche dal nostro giornale.

«Quel tassista pentito – commenta una soddisfatta Simona Zanella – sta “diffondendo il verbo” tra i suoi colleghi. La sua “redenzione” ci ha colpiti molto, e siamo contenti che sia finita così pacificamente. Del resto, con il Settore Cane Guida che seguo per conto di Blindsight Project, è proprio questo che si fa: facciamo applicare e rispettare le leggi, sosteniamo la persona discriminata, indirizzandola verso la soluzione migliore, visti i numerosi casi ormai trattati anche in tribunale, e soprattutto informiamo e sensibilizziamo, affinché di “pentiti” ce ne siano sempre meno, consentendo a chi si muove accompagnato da un cane guida di vivere liberamente, e anche in sicurezza, perché di solito una donna cieca di sera il taxi lo prende per questo motivo, soprattutto se ha un cane guida!». (S.B.)

Ringraziamo Massimiliano Bellini per la collaborazione.

A questo link (podcast di Radio Blindsight), è possibile ascoltare la voce di Simona Zanella, che racconta la vicenda da noi trattata nella presente nota.
Per quanto poi riguarda le battaglie per il diritto all’accesso dei cani guida – condotte con forza dall’Associazione Blindsight Project e dall’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) – il nostro giornale se n’è occupato molto spesso in questi anni. Nella colonnina a destra del nostro articolo intitolato A scuola con il cane guida (rintracciabile a questo link), elenchiamo i contributi da noi pubblicati su questo tema negli ultimi tre anni.
Per ulteriori informazioni: stampa@blindsight.eu.

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