Niente contro quelle bici, ma…

Le cosiddette biciclette “a flusso libero”, che da qualche mese hanno fatto la loro comparsa a Torino, non sono vincolate a rastrelliere o altri “depositi” fisici, cosicché una volta giunto a destinazione, chi le adopera può lasciarle in qualsiasi posto. Risultato: le due ruote vengono abbandonate un po’ ovunque, in mezzo ai marciapiedi, davanti ai portoni, perfino in corrispondenza degli attraversamenti e per le persone con disabilità visiva, come denuncia l’UICI di Torino, tutto questo non fa che aggiungere ulteriori ostacoli a una mobilità già molto difficile

Torino, gennaio 2018: bicicletta "a flusso libero" abbandonata sul marcipiede

Una delle tante bicilette “a flusso libero” abbandonate sui marcipaiedi di Torino, che costiuiscono un pericolo per la mobilità delle persone con disabilità visiva

Hanno colori sgargianti, arrivano dall’Oriente, possono andare dappertutto e promettono una città più pulita. Ma se usate in modo disordinato, creano problemi a chi si muove in strada, soprattutto alle persone con disabilità visiva.
Sono le cosiddette biciclette “a flusso libero”, che dal novembre scorso hanno fatto la loro comparsa a Torino, grazie al coinvolgimento di alcune aziende private, per lo più di provenienza asiatica. Rispetto al servizio ToBike, il sistema comunale di bike sharing (“condivisione della bicicletta”) presente nel capoluogo piemontese da diversi anni, le nuove arrivate hanno però una particolarità: non sono vincolate a rastrelliere o altri “depositi” fisici. Una volta giunto a destinazione, chi le adopera può lasciare in qualsiasi posto. Per individuarle e sbloccarle ci sono delle App dedicate, da installare sul telefono.
Risultato: negli ultimi mesi le strade di Torino si sono riempite di biciclette, abbandonate un po’ ovunque, in mezzo ai marciapiedi, davanti ai portoni, perfino in corrispondenza degli attraversamenti. Per chi non vede o vede poco, tutto questo non fa che aggiungere ulteriori ostacoli a una mobilità già molto difficile.

L’UICI di Torino (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) ha ricevuto numerose segnalazioni da parte dei propri Soci. «Chi gira col bastone bianco si trova costretto a un pericoloso slalom – osserva Christian Bruno, del Comitato Autonomia e Mobilità dell’UICI torinese – ed è concreto il rischio di inciampare e farsi male. Io stesso, pur abituato a muovermi in città con relativa disinvoltura, ho avuto qualche “incontro ravvicinato” non esattamente gradevole».

Come detto, il bike sharing non è una novità assoluta a Torino. «Il Servizio ToBike – precisa Bruno -, fino a pochi mesi fa l’unico presente a Torino, non ha mai rappresentato un problema per i ciechi e gli ipovedenti, poiché prevede delle rastrelliere collocate in punti precisi, solitamente in luoghi che non intralciano il passaggio e che comunque possono essere facilmente memorizzati dalle persone con disabilità visiva. Ora invece è iniziata una sorta di anarchia e trovare una soluzione non è semplice. Servirebbe un lavoro di sensibilizzazione. Più in generale, gli spazi in cui lasciare le biciclette dovrebbero essere delimitati e distinti da quelli che invece devono rimanere liberi».

Del resto se le persone con disabilità visiva risultano particolarmente penalizzate da questa situazione, non sono state certo le uniche ad avere sollevato il problema, tanto che già nei mesi scorsi Maria Lapietra, assessore comunale alla Mobilità, aveva lanciato un appello, invitando i ciclisti a un uso responsabile dei nuovi servizi. Un appello, purtroppo, caduto nel vuoto, visto che i disagi non sono affatto diminuiti.
«La nostra – dichiara Franco Lepore, presidente dell’UICI di Torino – non è assolutamente una presa di posizione contro il bike sharing. Ci rendiamo benissimo conto delle grandi potenzialità di questo strumento e anche noi, come cittadini, desideriamo abitare in una città meno inquinata e più a misura d’uomo. Semplicemente chiediamo una gestione ordinata del servizio. Sappiamo che le biciclette a flusso libero sono state introdotte con successo in alcune città asiatiche e nordeuropee, ma lì, forse, ci sono altri spazi e anche una diversa mentalità. Se necessario, chiediamo al Comune di intervenire. Muoversi a piedi a Torino, per chi non vede, è già un’impresa. Cerchiamo di non aggiungere ulteriori ostacoli e pericoli». (L.M.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio Stampa UICI Torino (Lorenzo Montanaro), ufficio.stampa@uictorino.it.

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