E se andasse meglio con i cavallini guida?

In Inghilterra, infatti, causa la sua paura dei cani, a un giovane cieco è stato assegnato proprio un cavallino guida di otto mesi. «E se accadesse anche in Italia?», scrive provocatoriamente Simona Lancioni. «Infatti – aggiunge – nel nostro Paese succede ancora sin troppo spesso che le persone cieche accompagnate dal proprio cane guida si vedano negare l’accesso ai locali e ai servizi pubblici o aperti al pubblico, nonostante quanto dicono Leggi ormai annose. Riusciremmo dunque ad essere più tolleranti coi cavallini guida? Sarebbe bello, ma è lecito dubitarne…»

Digby, cavallino guida

Digby, il cavallino guida assegnato in Inghilterra a un giovane cieco

Accade in Inghilterra, a Blackburn. Mohammed Salim Patel ha 23 anni, ed è diventato cieco a causa della retinite pigmentosa. Molte persone cieche, com’è ben noto, riescono a costruirsi significativi spazi di autonomia grazie all’impiego dei cani guida, animali appositamente addestrati per l’accompagnamento e il supporto nei vari spostamenti. Questa soluzione, però, non era praticabile nel caso del giovane inglese, poiché ha paura dei cani, e così in luogo del cane si è visto assegnare Digby, un cavallino di otto mesi ancora in fase di addestramento. E sebbene ci vorranno ancora due anni prima che il cavallino possa andare a vivere con lui, Patel – che ha già avuto modo di conoscere l’animale e di fare con lui un giro in città – sembra avere gradito l’assegnazione.
«Ho sempre amato i cavalli – ha dichiarato agli organi d’informazione locali – ed è bello sapere che possono portare benefìci alle persone cieche. Penso che dovrò darmi un’ora in più per le mie attività quotidiane perché tutti vorranno vederlo e toccarlo».
Secondo Katy Smith, l’addestratrice di Digby, uno dei vantaggi dell’utilizzare i cavalli come animali guida è che essi, essendo abbastanza longevi (possono vivere anche 50 anni), possono stare più a lungo con la persona che devono assistere.

Accade in Inghilterra, e ha per conseguenza una provocazione: se accadesse anche in Italia? Nel nostro Paese, infatti, succede ancora sin troppo spesso che le persone cieche accompagnate dal proprio cane guida si vedano negare l’accesso ai locali e ai servizi pubblici o aperti al pubblico, nonostante una norma ormai annosa come la Legge 37/74 (integrata e modificata dalla Legge 376/88 e infine dalla Legge 60/06), stabilisca l’obbligo in tal senso.
Riusciremmo ad essere più tolleranti coi cavallini guida? Sarebbe bello, ma è lecito dubitarne…

Responsabile di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa), nel cui sito la presente nota è già apparsa, con il titolo “Digby, il cavallino guida”. Viene qui ripresa – con alcuni riadattamenti al diverso contenitore – per gentile concessione.

Delle battaglie per il diritto all’accesso dei cani guida – condotte con forza dall’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e dall’Associazione Blindsight Project – il nostro giornale si è occupato molto spesso in questi anni. Nella colonnina a destra del nostro articolo intitolato A scuola con il cane guida (a questo link), elenchiamo i contributi da noi pubblicati su questo tema negli ultimi anni.

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