“All’handicappato basti un solo Assessorato”!

«Al di là del nulla o, al contrario, della rissa di questo tempo elettorale, non sono in pochi – scrive Andrea Pancaldi – a pensare che ad ogni disabilità vada la sua medicina, il suo operatore… la sua Associazione… e ora anche il suo Ministero… Dipende però da cosa pesa di più nella testa di ognuno di noi: l’essere persona e cittadino oppure la disabilità? L’essere titolari di diritti o l’essere identificati con la propria disabilità e il proprio handicap?»

Dentro un labirinto un omino ne sorregge un altro che scruta fuori dal labirinto stesso

Un Ministero per le persone disabili? Lo ripropone il leader della Lega Salvini intervistato da Mentana al TG de La7. Lo aveva annunciato ventiquattr’ore prima a «la Repubblica».
Proviamo a non gridare subito allo scandalo e sfuggire al nulla o, al contrario, alla rissa di questo tempo elettorale. Anche se la motivazione è la solita che spesso si sente dire: ci sono troppi centri di competenza in giro, la salute, il welfare, la scuola… serve una struttura unica, specializzata. Così come si cerca un centro specializzato, una scuola specializzata, un servizio di trasporto specializzato… perfino un servizio ad hoc in tema di sessualità.
Dipende da cosa pesa di più nella testa di ognuno di noi: l’essere persona e cittadino o la disabilità? L’essere titolari di diritti (istruiti dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca; trasportati dai Trasporti; curati dalla Sanità; assistiti dal Welfare; fatti entrare al cinema dalla Cultura; in spiaggia dal Turismo…) o l’essere identificati con la propria disabilità e il proprio handicap?

Al di la delle elezioni, Salvini non è l’unico che, anche in buona fede, la vede a questo modo: la regola, il modello (sostanzialmente medico), si adatta ai tempi, ma rimane tutto sommato immutato: ad ogni disabilità la sua medicina, il suo operatore… la sua Associazione… ora anche il suo Ministero.
«All’handicappato basti un solo Assessorato», scrissero in un articoletto sul loro giornalino tirato in fotocopia («Accaparlante»), le persone con disabilità del Centro Documentazione Handicap dell’AIAS di Bologna, quando l’Assessore Provinciale del “rosso” capoluogo emiliano disse che se volevano presentare un libro sulla disabilità, dovevano chiedere il patrocinio all’Assessore ai Servizi Sociali e non a lui che era alla Cultura. Poi quando pubblicarono anche una seconda rivista («Rassegna Stampa Handicap») misero come sottotitolo «l’handicap fuori dalla riserva».

Era il 1983. Sono passati trentacinque anni e la logica dell’integrazione va ri-costruita ogni giorno. Faticosamente. Rompendo le p…. a tutti gli Assessori… e Ministri, se serve, con competenza, senza enfasi, ascoltando, senza pensare che la propria esperienza sia il verbo. Magari anche dotandosi di “enzimi” come i disability manager, ma sorvegliando che questi istruiscano e spronino i funzionari comunali a “studiare”e a fare esperienza e non si sostituiscano ad essi o accettino deleghe. Una figura che centrerà il suo obiettivo… quando sarà licenziata!

A proposito, una tiratina di orecchie anche a Mentana cui è scappata un’equazione banale, commentando: «Nessuno avrà il coraggio di contraddire questa proposta».

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