Balliamo… alla cieca?

Molti credono erroneamente che i ciechi non possano ballare e invece – come ben dimostra un corso di ballo latino-americano promosso in questi mesi dall’UICI di Napoli, cui partecipano otto persone non vedenti – praticando tale attività si può stare insieme e divertirsi, oltre a sciogliersi nei movimenti e a dare anche un bel segnale ai fini dell’inclusione e dell’inserimento nel proprio contesto sociale di appartenenza

Scuola di ballo aperta a persone con disabilità visiva

Una scuola di ballo aperta anche a persone con disabilità visiva

Molti credono erroneamente che i ciechi non possano ballare e forse questa tesi è rafforzata dal fatto che si associano spesso al ballo complicate coreografie, che in effetti un non vedente non potrebbe mai riprodurre!
In realtà, nel ballo – come in qualsiasi altra attività in cui il vedere non è indispensabile – basta metterci passione e forza di volontà e sono stati proprio questi gli elementi che hanno spinto Rosaria De Angelis, Socia dell’UICI di Napoli (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e all’interno della stessa componente della Commissione Pari Opportunità, a cercare un istruttore disposto ad insegnare i balli latino-americani ai ciechi.
«Mi è sempre piaciuto ballare – racconta Rosaria -, lo facevo già da ipovedente, ma avendo la possibilità di seguire i movimenti dell’insegnante non avevo grossi problemi. Una volta persa totalmente la vista, ho deciso di non voler rinunciare alla mia passione». È così, dunque, che è nata la collaborazione con la Palestra Work in Progress di Ercolano e con Maria Cascone, che ormai dallo scorso mese di ottobre insegna i passi della musica latina a un gruppo di otto persone non vedenti, tutti Soci dell’UICI partenopea.

«Quando Rosaria mi ha proposto di far partire un corso di ballo per non vedenti – dice Maria Cascone – ho accettato subito, senza preoccuparmi delle eventuali difficoltà che avrei incontrato. E così ho potuto scoprire un mondo dove il vedere non è indispensabile!».
Entusiasta della nuova iniziativa, Maria afferma che questo corso non sarà una piccola parentesi, ma diventerà un’attività effettiva della palestra in cui lavora. Una decisione, questa, che è stata sicuramente determinata anche dal vedere i suoi allievi ciechi che con ironia e tanta voglia di fare hanno deciso di sperimentarsi, trascinati dall’entusiasmo e dalla dinamicità di Rosaria De Angelis.

«All’inizio l’idea di ballare mi faceva sentire a disagio, non avendo la possibilità di vedere i movimenti da apprendere, ma grazie all’impegno di Maria e all’incoraggiamento degli altri, adesso per me non è più un problema…». «Il ballo rappresenta un momento di evasione dal quotidiano, uno spazio che dedico totalmente a me stessa…». «Finalmente la prossima estate anch’io potrò inserirmi al villaggio quando faranno i balli di gruppo!…»: sono queste le dichiarazioni di alcuni degli allievi del corso.
Il ballo, in questo caso, è innanzitutto un’attività che riunisce un gruppo di persone con la voglia di stare insieme e divertirsi, ma rappresenta anche una modalità che aiuta i ciechi e gli ipovedenti a sciogliersi nei movimenti, talvolta rigidi e impacciati, assumendo un portamento corretto e riprendendo o ricominciando un’attività che in molti ritenevano di non riuscire a svolgere. Senza contare che il fine ultimo di questa, come di altre iniziative, è sempre quello di inserirsi e integrarsi al meglio nel contesto sociale di appartenenza, che spesso considera le persone con disabilità in generale come “diverse” o per lo più da assistere in determinate situazioni, persone con le quali si ha difficoltà a relazionarsi e a coinvolgerle in attività anche banali. Persone fragili, che se magari si chiede loro qualcosa nel modo sbagliato si possono anche offendere!
Ovviamente la società non si può condannare, perché essa stessa è vittima di troppe dicerie e leggende metropolitane, ma le attività di sensibilizzazione che vengono svolte nei diversi territori possono aiutare tutti noi a crescere – anche se lentamente e con un po’ di fatica – indipendentemente dalla nostra storia di vita o dalla presenza di un’eventuale  disabilità.

Componente della Commissione Pari Opportunità dell’UICI di Napoli (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).

Stampa questo articolo