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Una vera inclusione non può che partire dalla scuola

Video "Lea goes to school"

Un’immagine del video “Lea goes to school”

«L’accesso a un’istruzione di qualità – dichiara Catalina Devandas Aguilar, relatore speciale (Special Rapporteur) delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Diabilità – è essenziale affinché i bambini con disabilità possano partecipare pienamente alla comunità. È un diritto umano fondamentale e una delle chiavi per porre fine alla povertà e rendere le nostre società più giuste. Dobbiamo tutti impegnarci a garantire che le scuole includano i bambini con disabilità».
«Vorrei guardare avanti con fiducia – sottolinea dal canto suo Antonella Falugiani, presidente del CoorDown (Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down) – e confidare in un futuro di reale inclusione sociale, che può generarsi solo attraverso la conoscenza, perché senza questa l’individuo è più vulnerabile. È quindi dalla scuola che dobbiamo partire, è lì che si gettano le basi per una vita civile. Se il 21 marzo di ogni anno il mondo celebra la Giornata sulla Sindrome di Down, se sentiamo la necessità di sensibilizzare e muovere coscienze per difendere dei diritti, è perché il lavoro da fare è ancora tanto. Occorre un radicale cambiamento di prospettiva: un sistema scolastico capace di coinvolgere tutti, anche gli alunni con disabilità, genera circoli virtuosi e diventa uno strumento fondamentale per abbattere barriere e luoghi comuni, ma soprattutto aiuta i nostri ragazzi a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e degli altri, passaggio cruciale nel percorso verso l’autonomia. La scuola è il luogo da cui dobbiamo ripartire per costruire una società realmente inclusiva».
È da queste parole, da questi concetti, che è nata la nuova campagna di comunicazione internazionale lanciata in occasione della tredicesima Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down del 21 marzo, da parte del CoorDown, con l’obiettivo dichiarato di sostenere la piena inclusione nella vita, partendo dalla scuola, e di favorire un profondo cambiamento culturale nei confronti delle persone con disabilità.

Al centro del progetto vi è il video intitolato Lea goes to school, realizzato in collaborazione con l’Agenzia Publicis New York, sorta di libro animato con illustrazioni, come avevamo anticipato qualche giorno fa sulle nostre pagine.
Si tratta, lo ricordiamo ancora, della storia di una bimba con sindrome di Down alle prese con il primo giorno di scuola. Il suo percorso sembra già segnato: ad attenderla, infatti, dovrebbe esserci una “scuola speciale”, con “amici speciali”, in attesa magari, quando sarà più grande, di una “casa speciale” e di un “lavoro speciale”. La giovane protagonista, però, sembra avere già le idee chiare sul proprio futuro e la strada che vuole percorrere, pur piena di ostacoli, non ha nulla di speciale, dovendo cominciare esattamente nello stesso punto in cui comincia per tutti gli altri bambini.
Un documento filmato, quindi, che evidenzia l’importanza dell’istruzione inclusiva sin dalla prima scolarizzazione, lanciando un messaggio assai chiaro: «Include Us from the Start», ovvero «Includici sin dall’ìnizio».
Il video, va ricordato, è stato realizzato insieme all’organizzazione DSI (Down Syndrome International), con il contributo di Down Syndrome Australia, Down’s Syndrome Association (Gran Bretagna), All Means All – The Australian Alliance for Inclusive Education e Movimento Down (Brasile), oltreché con il patrocinio dello Special Rapporteur delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità e il sostegno della Lega Basket Serie A. Viene presentato proprio oggi, 21 marzo, nel corso della Down Syndrome Day Conference, presso la sede delle Nazioni Unite di Ginevra.

«Un luogo pienamente inclusivo – si legge ancora in una nota diffusa dal CoorDown -, in cui ci sia spazio per tutti. Un sistema in grado di valorizzare al meglio ogni singolo alunno secondo le potenzialità di ciascuno, che contribuisca ad accrescere il bagaglio di conoscenze dei ragazzi e fornisca loro strumenti utili per comprendere la realtà e partecipare attivamente alla vita della comunità. Ma che al tempo stesso stimoli competenze emotive e relazionali attraverso il confronto con la diversità, che è parte integrante del nostro mondo: questa è la scuola a cui tutti gli studenti hanno diritto, compresi quelli con sindrome di Down e altre disabilità. La realtà, tuttavia, si rivela spesso un’altra. La scuola inclusiva è un mondo tutto da costruire: molti Paesi negano o limitano il diritto degli studenti con disabilità ad essere educati in scuole o classi regolari e persino l’Italia, pur avendo un quadro normativo tra i più avanzati – dove le “scuole speciali” sono state abolite da oltre quarant’anni – ha ancora molta strada da fare. Perché la piena inclusione si realizzi servono modifiche strutturali e organizzative, un adeguamento dei programmi, una formazione specifica per insegnanti e dirigenti scolastici, servono genitori che colgano l’importanza di questo processo e ne agevolino lo sviluppo e studenti che imparino a stare in classe con gli altri, anche con chi è diverso da loro. L’educazione inclusiva, per altro, è molto di più di una semplice aspirazione, è un diritto umano fondamentale di ogni bambino. Lo sancisce la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia nel 2009 [Legge 18/09, N.d.R.] e in totale da 176 Paesi. L’articolo 24 di essa, infatti, invita i governi ad accelerare la trasformazione dei loro sistemi educativi al fine proprio di garantire un’istruzione inclusiva a tutti gli studenti con disabilità».
«E del resto – concludono dal CoorDown – i benefìci di un’educazione inclusiva sono sostenuti da quarant’anni di ricerche scientifiche, che dimostrano come i bambini con disabilità intellettiva raggiungano maggiori risultati accademici e sociali quando sono educati insieme ai loro pari senza disabilità. L’apprendimento in gruppi eterogenei aiuta tutti: da una parte gli studenti senza disabilità, che imparano il valore della diversità, sviluppando più difficilmente atteggiamenti discriminatori, dall’altra gli alunni con disabilità, che migliorano il rendimento scolastico e le competenze relazionali, proseguendo più volentieri gli studi e avendo maggiori chance di trovare poi un lavoro e una propria dimensione di autonomia».

Lea goes to school, come si diceva, è stato realizzato insieme all’Agenzia Publicis New York, i cui direttori esecutivi per la creatività, Luca Lorenzini e Luca Pannese, dichiarano: ««Siamo convinti che il linguaggio che viene scelto per comunicare debba sempre essere in linea con l’argomento trattato. L’anno scorso, ad esempio, abbiamo scelto di sottolineare con la comedy quanto ridicole fossero le parole “Special Needs” [“bisogni speciali”, N.d.R.]. Quest’anno, dal momento che parliamo di scuola e bambini, abbiamo deciso di utilizzare l’illustrazione. Raccontiamo, con il linguaggio che utilizzerebbe un libro per bambini, la storia di Lea, una piccola studentessa che vorrebbe andare a scuola con i suoi coetanei. È un argomento complesso e con molte sfaccettature, ma abbiamo cercato di renderlo in modo che fosse comprensibile a tutti». «Come ogni anno – concludono -, la collaborazione con il CoorDown è stata meravigliosa e come ogni anno siamo felici di sostenere le persone con sindrome di Down nella battaglia per i propri diritti». (S.B.)

Ricordiamo ancora il link a cui è disponibile il video Lea goes to school. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@coordown.it (Oreste Torre).

La Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down
Riconosciuto nel 2012 anche dalle Nazioni Unite, l’evento è stato istituito nel primo giorno di primavera, per ricordare la caratteristica genetica alla base di tale sindrome (trisomia della coppia cromosomica 21), una condizione genetica diffusa in tutto il mondo e la cui causa è ancora sconosciuta.
Attraverso il tema scelto per il 2018 (#WhatIBringToMyCommunity #WDSD18), che è “Il mio contributo alla società” (o anche “Il mio apporto alla comunità”), si vuole evidenziare il valore aggiunto che le persone con sindrome di Down portano nel mondo della scuola, del lavoro, del tempo libero e combattere i pregiudizi che le vedono ancora solo come persone da assistere.

La comunicazione internazionale del CoorDown
Il CoorDown crede da sempre e investe nella comunicazione di qualità. Negli ultimi anni, infatti, in collaborazione con le agenzie di pubblicità Saatchi & Saatchi e successivamente Publicis New York, ha realizzato campagne innovative (delle quali si è di volta in volta puntualmente occupata anche la nostra testata), che hanno ricevuto i più ambìti riconoscimenti.
Alcuni di quei progetti, promossi in occasione della Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down del 21 marzo, sono stati premiati con un totale di venti Leoni, di cui nove d’Oro, al Festival Internazionale della Creatività di Cannes, il più importante appuntamento sulla pubblicità.
Ultima della serie – come avevamo ampiamente riferito sulle nostre pagine – era stata la campagna internazionale lanciata nel marzo dello scorso anno, intitolata #Not Special Needs (“Non bisogni speciali”) e centrata su un breve video (disponibile nel canale YouTube del CoorDown), diretto da Wayne McClammy e con la partecipazione di Lauren Potter – l’attrice ventisettenne con sindrome di Down che ha interpretato, fra gli altri, il ruolo di Becky Jackson in Glee, fortunata serie musicale trasmessa per sei stagioni da Fox – e della star newyorkese John McGinley, noto soprattutto per il ruolo del dottor Perry Cox nella serie televisiva Scrubs – Medici ai primi ferri (tutte le campagne sono visibili sia nel sito di CoorDown che in YouTube).