Ecologia affettiva e disturbi da deficit di attenzione e iperattività

Per “ecologia affettiva” si intende lo studio delle relazioni, affettive e cognitive, che gli esseri umani instaurano con il mondo vivente e non vivente. A tal proposito, in àmbito universitario si stanno testando alcune metodologie d’intervento insieme a ragazzi con disturbi da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), proponendo loro un habitat naturale, quale può essere un bosco, per farli interagire con cani opportunamente addestrati e a quanto pare, i risultati preliminari appaiono davvero incoraggianti

Mani di bambini che toccano un albero dentro a un boscoAvete mai sentito parlare di ecologia affettiva? Io no. È lo studio delle relazioni, affettive e cognitive, che gli esseri umani instaurano con il mondo vivente e non vivente. «Il sentimento di affiliazione che ci lega alla Natura – spiega Giuseppe Barbiero, docente di Biologia ed Ecologia all’Università della Valle d’Aosta – è un impulso ancestrale che consente all’uomo di rigenerare le proprie energie fisiche e mentali, in un ambiente naturale come un prato, un ruscello, una foresta. L’umanità si è evoluta per oltre 200.000 anni in habitat naturali e ha conservato un’intima connessione con essi».
Una connessione, o un’energia, che può essere sfruttata per aiutare le persone con disabilità intellettiva o con disturbi del neurosviluppo. «In àmbito universitario – spiega infatti il professor Barbiero – stiamo testando alcune metodologie d’intervento con ragazzi con disturbi da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) -. In pratica proponiamo ai ragazzi un habitat naturale come può essere un bosco e li facciamo interagire con cani opportunamente addestrati. Questi giovani, per entrare in contatto con l’animale, devono compiere una serie di azioni consequenziali, in un ordine e in un tempo prestabiliti. I risultati preliminari sono ottimi: in alcuni casi siamo riusciti a fare svolgere sino a diciassette azioni consequenziali a ragazzi che soffrono di ADHD».
Rispetto ai loro coetanei, infatti, i bambini con ADHD presentano un’evidente difficoltà a rimanere attenti o a lavorare su uno stesso compito per un periodo di tempo sufficientemente prolungato. Ed essere riusciti a fare svolgere un compito così complesso è un successo. Si attiva di fatto un processo di “cura” light, che porta benefìci e un aumento della concentrazione nel tempo. Ma la metodologia va ancora verificata secondo standard di ricerca per confermarne la validità.

Il racconto di questa reazione alchemica forse lascia un po’ sorpresi. O incuriositi, come è accaduto a me, quando mi sono imbattuto in questo argomento, esposto nell’àmbito del corso del Politecnico di Milano sui Giardini terapeutici, organizzato dal professor Stefano Capolongo e dalla professoressa Monica Botta.
Eppure, se ci si ragiona con attenzione, e senza pregiudizi, è facile pensare agli influssi che ci legano alla Natura e governano il nostro rapporto con essa. «Fin da piccolissimi, dai sei mesi ai due anni, i bambini sono spontaneamente attratti dalle forme viventi che si muovono – spiega Barbiero -, in una sorta di equazione “movimento=vivente”. Intorno ai due-tre anni cresce l’attrazione verso i cuccioli di molti vertebrati, mentre si comincia a sviluppare paura e avversione verso ragni, serpenti, scorpioni e insetti come le vespe. Tra i tre e i sei anni i bambini cominciano a mostrare interesse verso alcuni tipi di vita vegetale, soprattutto fiori, frutti e semi. Da un punto di vista della Biologia Evoluzionistica, questi comportamenti innati sono chiaramente riconducibili a specifici adattamenti per la sopravvivenza e sono perciò tappe facilmente riconoscibili in tutti i bambini».

Testo già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it» (con il titolo “L’ecologia affettiva e i bambini con deficit di attenzione e di iperattività”). Viene qui ripreso – con alcuni riadattamenti al diverso contenitore – per gentile concessione.

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