L’ultimo libro di Nicoletti, che provoca e fa riflettere

«Sia chi condivide il pensiero espresso da Gianluca Nicoletti nel suo ultimo libro – scrive Simonetta Morelli – sia chi lo avversa, non cambierà atteggiamento per via della diagnosi di sindrome di Asperger dell’Autore, che deflagra allo sguardo del lettore con grande sensazione. Resta il valore della testimonianza di un genitore che si dedica con passione alla comprensione della condizione del figlio e alla qualità della sua esistenza e soprattutto il valore assoluto di un’inchiesta giornalistica permanente su tutte le invenzioni dei ciarlatani sulla condizione delle persone autistiche»

Copertina di Gianluca Nicoletti, "Io, figlio di mio figlio"L’ultimo libro di Gianluca Nicoletti, Io, figlio di mio figlio (Mondadori), susciterà certamente non poche discussioni per i tanti spunti di riflessione; ma anche molte polemiche sia per la nota e decisa posizione contro chi sostiene la correlazione tra vaccini e autismo; sia per i giudizi espressi su quei genitori che non concordano con la sua linea di comunicazione ritenuta al limite del sensazionalismo.

Io, figlio di mio figlio non è il seguito, né lo sviluppo, dei precedenti volumi a tema di Nicoletti, Una notte ho sognato che parlavi (Mondadori, 2013) e Alla fine qualcosa ci inventeremo (Mondadori, 2014), ma l’autismo resta centrale anche in quest’ultima fatica.
L’Autore ci conduce attraverso le diverse fasi della sua vita, indicando nella diagnosi di sindrome di Asperger lo spartiacque tra due modalità di approccio dell’esistenza: una vissuta rincorrendo l’adattamento sociale, l’altra liberata dalla consapevolezza di avere un «cervello ribelle». Attraverso questo nuovo punto di osservazione della sua vita e della nostra società, giunge a prospettare un futuro inimmaginabile ma molto più vicino di quanto non sembri.
Della sua vita offre ampi stralci, descrivendone, forse per la prima volta, le fasi più drammatiche dovute a una dichiarata anaffettività, derivata non solo dai cattivi rapporti con la famiglia d’origine, ma anche, si scopre oggi, dalla sua struttura psichica. La stessa “distanza” da tutto e da tutti non gli permetterà di cogliere per tempo, sul posto di lavoro, in RAI, i segnali, le sfumature, le avvisaglie di un mobbing conclusosi con un’accusa infamante per costringerlo alle dimissioni volontarie. Una storia tristemente dimenticata, che ha colpito un innovatore vero e una trasmissione, Golem, che oggi si definirebbe “di culto”.

Riguardo alla società, due capitoli sono particolarmente interessanti: il diciassettesimo e il diciottesimo, dedicati al rapporto tra noi e la tecnologia e al modo in cui questo rapporto cambierà anche le relazioni interpersonali incidendo sulle strutture sociali.
Vi si preconizza una società futura particolarmente adatta alle persone autistiche, per via dell’isolamento che la tecnologia, «la nostra protesi emotiva», ci permette già oggi, riducendo numero e funzioni di quelle sinapsi sociali che fino all’avvento dei social e degli smartphone costituivano l’unica vera rete di relazioni interpersonali, sostenute da sentimenti ed emozioni forti che gli autistici fuggono. Una contrazione di quella rete di relazioni e sentimenti così complessi costituirebbe (il processo è già avviato) il terreno più sicuro su cui possono muoversi gli autistici. L’uso totalizzante e irrinunciabile della tecnologia da parte di tutti noi, ci sta regalando un mondo senza orpelli e complicazioni. Che diventa così a misura di tutti. E che è l’unico possibile per le persone autistiche.

Non mancano, a tratti, accenti emozionanti: quegli “sguardi laterali”, un marchio nicolettiano, in cui molti di noi possono riconoscersi. È quel modo di osservare il mondo triangolando lo sguardo, facendolo rimbalzare su un particolare per arrivare alla realtà. È una modalità tipicamente autistica, è vero (anche la comunicazione, nell’autismo, non è mai diretta, ma triangolata), ma non è solo autistica. In realtà, tra i “neurotipici” è comune a molte persone sensibili. Fra i “diagnosticati”, può essere delle persone con ritardo mentale, ma non necessariamente autistiche. “Sguardi laterali” è tuttavia una definizione sublime che ha dato voce a una capacità affatto rara, di grande impatto emotivo, ma poco condivisa.

Il libro, una sorta di summa dei temi che Nicoletti tratta quotidianamente sul suo blog PerNoiAutistici è interessante. I tratti più propriamente narrativi si fanno divorare grazie ad una scrittura di grande ritmo, ricca e accattivante. Che indugia volentieri su particolari che colorano un’opera così vera da rendere perfettamente il senso di angoscia che alberga dentro ogni genitore di figlio con disabilità: un libro in grigio. Che può essere il colore dell’eleganza, della tristezza. O della verità senza appello.
Qualche pagina, tra quelle più speculative, cede alla ridondanza e alle ripetizioni dei concetti. Al lettore non esperto in autismo, la ripetizione può essere utile, soprattutto quando è inserita in contesti diversi. Ma l’“esperto”, il genitore che subisce la condizione del figlio ma che non si sottrae alla fatica di cercare soluzioni in proprio, senza aggiungersi ai ranghi dei “buoni” o dei “cattivi” di moda e che non teme di cercare nella verità anche il conforto, e un’altra visione della vita con un figlio disabile, non può non subirne il peso. Ma forse, ancora una volta, è questo l’effetto che il libro vuole ottenere: rendere palpabile l’angoscia di chi vive con un ragazzo autistico in casa.

La diagnosi di sindrome di Asperger, anche se attesa e cercata dall’Autore, deflagra allo sguardo del lettore con grande sensazione. Ma deflagra e basta, senza cambiare nulla nella percezione della condizione autistica. Sia chi condivide il pensiero dell’Autore, sia chi lo avversa, non cambierà atteggiamento per via della diagnosi. Resta il valore assoluto della testimonianza di un genitore che si dedica con passione alla comprensione della condizione del figlio e alla qualità della sua esistenza. Resta, soprattutto, il valore immenso di un’inchiesta giornalistica permanente, unica e così necessaria, su tutto ciò che è stato inventato dai ciarlatani sulla condizione delle persone autistiche; alimentato, a volte, anche da Istituzioni fondamentali come la Magistratura.

Il libro si chiude con la pubblicazione dell’intera cartella clinica che certifica la sindrome di Asperger dell’Autore, e della risonanza magnetica cerebrale prescritta «soprattutto per la mia salvaguardia nel caso in cui, dopo l’uscita di questo libro, mi dovessi trovare nella necessità di confutare possibili accuse di malattie degenerative del cervello». Una strana nota che ha il sapore dell’ultima “laterale” provocazione.

La presente riflessione è già apparsa in InVisibili, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Nicoletti e la sua sindrome di Asperger: l’ultima provocazione”. Viene qui ripresa, con alcuni minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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