Donne e disabilità: un tema che forse sta per entrare nell’agenda politica

Sia la scelta di dedicare un Tavolo al tema “Violenza e disabilità”, nell’àmbito delle iniziative promosse dal Ministero della Salute per la Terza Giornata Nazionale della Salute della Donna, sia il fatto che l’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità abbia inserito al proprio interno un gruppo di lavoro dedicato a “Donne con disabilità”, sono segnali rilevanti e inducono a credere, come sottolinea Simona Lancioni, «che finalmente si stiano creando le condizioni perché il tema del genere connesso alla disabilità possa entrare nell’agenda politica del nostro Paese»

Donna con disabilità in carrozzina al centro di altre figure sfuocate«Tutelare la salute della donna significa tutelare la salute di un’intera comunità. La promozione della salute delle donne contribuisce al miglioramento dello stato di salute di tutta la popolazione ed è una misura della qualità, dell’efficacia e dell’equità del sistema sanitario»: è quanto si legge nel sito dedicato alla Terza Giornata Nazionale della Salute della Donna, promossa il 21 aprile scorso dal Ministero della Salute.
In tutta Italia, per l’occasioni, le principali Associazioni, le Società Scientifiche e le Istituzioni Territoriali che si occupano a vario titolo della promozione della salute della donna hanno organizzato iniziative di sensibilizzazione e prevenzione, offrendo informazioni, screening gratuiti e consulenze professionali.
Due i temi centrali sui quali ha ruotato l’intero evento: i disordini alimentari (che in Italia interessano oltre 3 milioni di persone, delle quali il 95,9% sono donne) e la violenza di genere (nel nostro Paese – stando ai dati ISTAT del 2014 – una donna su tre ha subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale nel corso della vita, per un totale di quasi sette milioni di donne. Crimini spesso commessi dai partner attuali o precedenti).

Per affrontare i diversi aspetti connessi ai temi in questione, una serie di esperti ed esperte si sono confrontati a Roma in cinque Tavoli Tematici Istituzionali promossi all’insegna dello slogan Insieme si può!.
Per ciascun Tavolo sono stati presentati i dati utili a descrivere il fenomeno trattato e le azioni proposte per affrontare le criticità. Questi rispettivamente gli aspetti considerati: Percorso per le donne che subiscono violenza: l’ospedale e il territorio, prevenzione e assistenza; Violenza di genere nei luoghi di lavoro; Violenza e disabilità; Disturbi dell’alimentazione; Salute della donna: prevenzione e stili di vita. Nel sito dedicato alla Giornata è possibile consultare una sintetica presentazione dei risultati esposti nei diversi Tavoli.

Qui concentreremo segnatamente l’attenzione sul terzo Tavolo, quello relativo a Violenza e disabilità, coordinato da Ruggero Avellone, rappresentante del Ministero della Salute nell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità.
Queste le considerazioni espresse nella parte introduttiva: «Le donne con disabilità vivono una condizione di discriminazione multipla in quanto i fattori genere e disabilità si influenzano e si potenziano l’un l’altro. È un fenomeno complesso, ancora poco studiato, a discapito della sua rilevanza. È necessario acquisire dati disaggregati per genere, disabilità e tipo di violenza. Occorre che la prospettiva di genere sia integrata nelle politiche per la disabilità come pure la condizione di disabilità sia integrata nelle politiche di genere, entrambe in stretta consultazione con le donne e le ragazze con disabilità e con le loro organizzazioni. Come da Raccomandazioni all’Italia dei Comitati ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e per l’eliminazione delle discriminazioni contro le donne delle Nazioni Unite. L’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità che è chiamato a definire il Terzo Programma di Azione, ha già inserito un nuovo gruppo di lavoro Donne con disabilità che dovrà essere dotato dei necessari strumenti di contrasto al fenomeno».
Cinque le Azioni proposte: «1 – Favorire le donne con disabilità nell’acquisizione di strumenti di consapevolezza sui propri diritti ad affettività, sessualità, contraccezione e riproduzione, in modo che riconoscano il rischio di violenza. 2 – Formazione degli operatori sanitari (medici e infermieri del pronto soccorso, ginecologi, medici di medicina generale, pediatri, ostetriche, operatori della riabilitazione) per lo sviluppo di competenze idonee al riconoscimento della violenza e all’avvio del percorso di intervento. 3 – Creazione di percorsi di formazione specifica e di rete a livello sociosanitario e istituzionale (operatori sociali, dei centri antiviolenza, della giustizia e forze dell’ordine attraverso l’OSCAD [Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori, N.d.R.]) che favoriscano l’implementazione di protocolli di intervento e di strategie di collaborazione. 4 – Formazione del personale scolastico per la capacità di intercettare situazioni di rischio, prevenire azioni violente e gestire i conflitti. 5 – Realizzazione di un piano di ricerca per un maggior approfondimento del fenomeno e la conseguente identificazione di indicatori di rischio diversificati per tipo di disabilità».

La scelta di realizzare un tavolo sul tema Violenza e disabilità è un apprezzabile segnale di grande rilevanza politica. Essa esprime il riconoscimento della necessità che nei luoghi in cui si parla della salute delle donne sia fondamentale considerare anche la specificità delle donne con disabilità, poiché senza conoscere le loro particolari esigenze, e senza specifici accorgimenti di accessibilità, molte donne con disabilità sono, di fatto, tagliate fuori dai servizi sanitari.
Ma non solo. Giova infatti ricordare che nel Secondo Programma di Azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, predisposto dal citato Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, e approvato con il Decreto del Presidente della Repubblica del 12 ottobre 2017 –, sono del tutto assenti riferimenti e azioni di contrasto alla violenza nei confronti delle ragazze e donne con disabilità (come ampiamente illustrato in un nostro approfondimento pubblicato su queste stesse pagine). La circostanza che ora l’Osservatorio abbia inserito al proprio interno un nuovo gruppo di lavoro proprio in tema di Donne con disabilità (non solo sul fenomeno della violenza), induce a credere che, finalmente, si stiano creando le condizioni perché il tema del genere connesso alla disabilità possa entrare nell’agenda politica del nostro Paese.
È prematuro pensare che ci sia già qualcosa da festeggiare, ma un cauto ottimismo possiamo concedercelo.

Responsabile di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa), nel cui sito il presente testo è già apparso, con il titolo “Tutelare la salute della donna con disabilità? «Insieme si può!»”. Viene qui ripreso – con alcuni riadattamenti al diverso contenitore – per gentile concessione.

Per approfondire ulteriormente i vari temi legati alle donne con disabilità, va considerato innanzitutto il lungo elenco dei contributi più recenti da noi pubblicati, disponibile a fianco dell’articolo intitolato Voci di donne ancora sovrastate, se non zittite (a questo link).
Suggeriamo inoltre ai Lettori di accedere anche alle Sezioni dedicate rispettivamente ai temi Donne con disabilità e La violenza nei confronti delle donne con disabilità, presenti nel sito del Centro Informare un’H.

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