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Simone, ragazzo con autismo, un sogno alla volta, fino al Conservatorio

Simone e il pianoforte sono tutt’uno. Simone e le convenzioni sono quanto di più lontano si possa immaginare. Simone ha tredici anni e uno straordinario talento musicale. Simone ha l’autismo e non parla; ma ha anche una scuola bella e insegnanti onesti.

Mani di ragazzo che suonano un pianoforteLa musica sta nel silenzio. La musica si basa su quelle piccolissime pause che creano quella tensione, l’attesa*.
Simone ha manifestato sin da piccolo uno spiccato senso della musica e così la sua maestra delle elementari, non essendo musicista e non potendo indirizzare l’alunno a uno studio musicale vero e proprio, ne cattura l’attenzione proponendogli dei filmati in cui si vedono le mani di un pianista mentre esegue un brano musicale. E Simone, che suona a orecchio e per imitazione, riesce a riprodurre perfettamente il brano ascoltato, con tutte le sue sfumature.
Grazie al suo “orecchio assoluto”, viene iscritto alla Scuola Media ad Indirizzo Musicale Don Milani di Seregno (Monza-Brianza), dove incontra la professoressa di pianoforte Felicita Arnaboldi e la professoressa di sostegno Laura Barbieri, che viene dalle graduatorie incrociate.

Sembrerebbe una situazione precaria come ce ne sono tante in Italia: una famiglia presente, ma incapace di supportare adeguatamente il talento del bambino; la scuola piena di tante buone volontà, ma strutturalmente non sufficiente al sostegno di un talento così grande in un alunno non verbale e con grossi limiti di relazione.
Ma la professoressa Arnaboldi non si perde d’animo. È un’insegnante curricolare e quel bambino è un suo alunno. Come tutti gli altri. Non ha cognizioni di autismo, ma scommette sul rapporto non mediato tra anima e anima, complice la musica.

La musica esiste a prescindere da noi: c’è nel canto degli uccelli, c’è nel vento, c’è nel silenzio, c’è nel mare. Quando riguardo la mia vita penso che più che scegliere la musica è la musica che mi ha scelto. Forse perché io ne avevo bisogno più degli altri.
La professoressa capisce che copiare l’esecuzione di un maestro non può bastare a Simone. Ma come fare a stimolarlo? Simone è irraggiungibile. Eppure non si può prescindere da uno studio serio della musica, si deve pur andare oltre l’istinto e le stupefacenti capacità esecutive.
Ce la farà, la professoressa, scommettendo sulla relazione. Lo sforzo dell’insegnante non seguirà la direzione della ricerca di un metodo; piuttosto nutrirà il rapporto tra lei e l’alunno.
«Nel tentativo di educare Simone allo studio – racconta – ho imparato molte cose di me stessa, ho scoperto di avere altri talenti. E ho capito che per trovare lui dovevo coltivare il nostro rapporto a un livello più profondo. Per esempio: lui è in grado di riprodurre perfettamente un brano ascoltato, ma lo esegue a modo suo, senza rispettare la diteggiatura. Per insegnargli questo, visto che a parole non mi segue, gli ho fatto appoggiare le sue mani sulle mie e associando le dita al suono, ha imparato a eseguire correttamente i brani. La stessa cosa ho fatto con i piedi per l’uso dei pedali».

La vita è fatta di gesti, e incontrarsi è un gesto. Aprire la porta è un gesto, questo è un gesto enorme perché anche dare fiducia è un gesto.
Simone, in meno di tre anni, ha imparato l’impostazione corretta e adesso suona leggendo lo spartito e nel solfeggio è il più bravo della classe.
Nel febbraio scorso ha partecipato alle selezioni per l’iscrizione al Liceo Musicale Zucchi di Monza. Avrebbe dovuto sostenere l’esame differenziale, basato solo sulla teoria, ma era un rischio data la sua debolezza in materia. Così le insegnanti avevano chiesto che fosse comunque audito come tutti, visto che l’esecuzione è il suo forte. Ma la Commissione non ha accettato la proposta. L’unica possibilità, allora, era che affrontasse da solo l’esame completo, lo stesso dei suoi compagni. E ha sorpreso tutti: ce l’ha fatta! La Commissione ha dovuto prenderlo in sovrannumero.
La speranza delle insegnanti di Simone, adesso, è che al liceo possa essere seguito da un pianista altrettanto appassionato, magari un jazzista che coltivi e raffini la sua capacità di improvvisare, e che lo completi sul piano teorico.

Un sogno alla volta, fino al Conservatorio. Chissà. Dice Ezio Bosso che la musica non finisce, che non c’è un viaggio che finisca, ma sempre uno che comincia. Insieme. Perché: La musica non ha mai la nota finale / L’ultima che suoni la lasci al tuo compagno / e meglio la suoni meglio suonerà.

*Questa e le successive citazioni che inframmezzano il presente testo sono di Ezio Bosso, tratte dal nostro articolo Ezio e Pierpaolo, mai sgualcire il fiore (ripresa con adattamenti di un testo pubblicato dal blog InVisibili, con il titolo Iannacone, Bosso e il miracolo di non sgualcire il fiore) e dalla trasmissione televisiva del 10 dicembre 2017 Dieci comandamenti – La porta aperta, visibile grazie al Servizio RaiPlay a questo link.

Il presente testo è già apparso in InVisibili, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Simone e la musica: il fiore sbocciato non è stato sgualcito”. Viene qui ripreso, con alcuni minimi riadattamenti, per gentile concessione.