Turismo accessibile e barriere (tutte le barriere): a che punto siamo?

«Si fa un gran parlare di turismo accessibile, percorsi accessibili e strutture ricettive accessibili alle persone con disabilità, come alberghi, musei, luoghi di intrattenimento, ristoranti, abitazioni e quant’altro: ma nella pratica che cosa vuol dire e a che punto siamo in Italia?»: esordisce così Stefania Leone, proponendo poi alcune interessanti riflessioni sul significato stesso delle parole barriere, accessibilità, fruibilità e anche sui costi del turismo accessibile

Realizzazione grafica con pupazzetto in carrozzina e con una valigetta, sopra a una cartina geograficaSi fa un gran parlare di turismo accessibile, percorsi accessibili e strutture ricettive accessibili alle persone con disabilità, come alberghi, musei, luoghi di intrattenimento, ristoranti, abitazioni e quant’altro: ma nella pratica che cosa vuol dire e a che punto siamo in Italia?

Partiamo da un assunto: «Il turismo è un diritto per tutti e per le persone con disabilità è un elemento fondamentale per l’inclusione sociale e per sentirsi un cittadino con pari dignità e pari opportunità». Ebbene, in Italia si procede “a macchia di leopardo”. Le iniziative sono tante, ma molto frastagliate, e tuttavia negli ultimi anni si sono compiuti notevoli passi in avanti, anche in considerazione della “convenienza economica” che il sempre maggior numero di persone con disabilità che viaggiano può apportare.
Recentemente si è moltiplicato il numero degli articoli sull’argomento, dei seminari per gli operatori tenuti da esperti, nonché dei convegni e delle conferenze di presentazione delle attività di formazione e di adeguamento alle necessità dell’accessibilità universale.
Turismo è una parola molto generica: si può fare turismo in città, in campagna e montagna o al mare, e in ognuna di queste realtà le possibilità di cui godere sono molto diverse. Possiamo constatare che in alcune eccellenti realtà locali si sta facendo molto, si selezionano itinerari, percorsi e piccole o grandi zone in cui anche una persona con disabilità può divertirsi e fruire con una certa facilità dei beni culturali, ma può anche essere ospitata in strutture appropriate e soprattutto essere in grado di raggiungerle in autonomia, valutando le diverse possibilità di arrivarci con i mezzi di trasporto.

Come previsto dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, progettazione universale significa «considerare sin dall’origine la diversità sociale delle persone». L’obiettivo è quello della progettazione di spazi interni ed esterni finalizzata a un’accessibilità e a una fruibilità da parte di tutti nella misura più ampia possibile, che valorizzi le specificità di ognuno e affermi l’inclusione sociale.
Ciò va anche a vantaggio delle persone anziane: infatti, non si può oramai sottovalutare il fatto che l’età media si sia notevolmente allungata e con essa, purtroppo, anche gli inevitabili problemi di salute che sopraggiungono con l’età.
Nella teoria tutti siamo d’accordo con questi princìpi, ma all’atto pratico ci si stupisce che ci sia ancora molta indifferenza tra gli operatori del settore i quali, spesso, invece di “investire denaro” per rendere accessibili le proprie strutture, preferiscono fare a meno del cliente con disabilità. Ma, come ascoltato in un recente convegno sul tema, partiamo da alcuni semplici quesiti: se dopo cinquant’anni di leggi sull’abbattimento delle barriere architettoniche, persistono barriere e discriminazioni, quale ingranaggio della comunicazione ha fallito? Perché si è rifiutato questo tipo di benessere? Cosa posso fare io per avviare il giusto meccanismo?

L’accessibilità non è facile da spiegare in poche parole, proviamo dunque a fare qualche semplice, ma basilare riflessione. Ogni disabilità ha le sue specifiche barriere da abbattere e le più note sono quelle architettoniche in senso stretto, ovvero gli ostacoli fisici, come le scale, le porte strette, i tavoli alti ecc, che impediscono a persone che si muovono su una sedia a ruote di accedere a luoghi e strutture e di fruirne.
Nella definizione di barriere architettoniche, però, si dimentica che sono comprese quelle sensoriali o senso-percettive le quali, purtroppo, sono meno note ma non meno importanti: consistono nella mancanza di adeguati e opportuni riferimenti per le persone che hanno una disabilità visiva, uditiva o cognitiva, e sono quindi risolvibili con l’aggiunta di supporti audio e/o tattili per ciechi e ipovedenti, luminosi e testuali semplificati per sordi e/o disabili cognitivi.
Esistono specifiche linee guida, emanate a livello istituzionale, che riassumono tutto quanto appena detto, per l’abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali.
Donna con disabilità visiva entra in un autobusSi può comprendere come risulti impegnativo, ma non impossibile, soddisfare le differenti necessità al momento della valutazione e della costruzione di una struttura e/o infrastruttura accessibile. In alcuni casi di disabilità  può risultare fondamentale il livello personale di autonomia, di capacità di utilizzare gli strumenti tecnologici e gli ausili, ma in altri casi le barriere sono insormontabili e a nulla serve la bravura o il coraggio personale di chi ha una disabilità.
Una persona con problematiche fisiche, ad esempio, che si muova  quindi con una sedia a ruote, prima di intraprendere qualunque spostamento dovrà accertarsi che tutto il percorso che andrà a compiere sarà accessibile, ovvero che ci sia sufficiente spazio per la carrozzina, che sia percorribile e non interrotto da buche o altri ostacoli insuperabili, che non ci siano scale da salire o scendere, che le rampe e/o gli ascensori siano sufficientemente larghi e che ciò a cui deve accedere sia ad un’altezza adeguata.
Ebbene, basta che in tutti i passaggi intermedi una di queste condizioni non sia verificata, che l’intero percorso diviene inaccessibile, ovvero non percorribile fino in fondo, e ciò spiega molto spesso la scelta di persone con disabilità motoria di fare sempre percorsi noti o purtroppo di stare molto tempo in casa.

Caso diverso è quello delle disabilità sensoriali e vediamo perché.
Nella pratica si può dire che le condizioni sono inverse: uno spazio ampio e vuoto e senza riferimenti né tattili, ne sonori, ad esempio, costituisce una barriera per un cieco che, nei trecentosessanta gradi in cui orientarsi, non sa da che parte andare. Ecco che qui invece di “togliere” bisogna “aggiungere”!
A differenza della disabilità motoria, nella disabilità sensoriale vale molto la capacità personale e il livello di autonomia raggiunta, la conoscenza e l’utilizzo di ausili particolari e delle ultime tecnologie. È noto infatti che i nuovi dispositivi mobili, se opportunamente utilizzati, sono in grado di aiutare nell’orientamento il cieco, l’ipovedente, il sordo, come anche la persona con disabilità cognitiva, quanto è altresì importante la capacità personale di muoversi in autonomia con un bastone bianco, un cane guida, di prendere un taxi, un mezzo pubblico e chiedere aiuto se sorge una difficoltà imprevista.

Attenzione, inoltre, a non confondere l’accessibilità con la fruibilità! Ultimamente, infatti, si stanno diffondendo molti percorsi culturali in strutture museali, definiti accessibili, ma che in realtà sono solo fruibili, in quanto predispongono le descrizioni di alcune opere  ascoltabili con codici vocalizzanti, oppure toccabili tramite materiali in rilievo alternativi per la fruizione da parte del disabile visivo, mentre per definire tali proposte culturali come realmente accessibili bisognerebbe installarvi i percorsi tattilo-vocali, i ben noti LVE (Loges-Vet-Evolution).
Solitamente alcuni musei mettono a disposizione personale in grado di guidare all’opera d’arte e di fornirne opportune descrizioni e spiegazioni alla persona con disabilità: anche in questo caso si parlerà di fruibilità e non di accessibilità.

Tutto ciò premesso, nel valutare l’accessibilità di una vacanza bisogna pensare in primis a chi sia la persona che la farà e come potrà raggiungere il luogo di villeggiatura, accedere all’albergo, fruire dei servizi offerti e pensare alle varie tappe giornaliere che si andranno a percorrere.
Si tratta di tante variabili e di tante incognite, ecco quindi perché spesso gli esperti “bocciano” i facili slogan di “vacanza accessibile”, “albergo accessibile”, “museo, cinema accessibile” ecc.: è sempre importante coinvolgere il mondo delle persone con disabilità, per non incappare in inesattezze e discriminazioni. Può essere opportuno, inoltre, individuare dei percorsi turistici specifici per alcune tipologie di persone con disabilità, come i percorsi multisensoriali che presuppongano l’uso di alcune combinazioni dei cinque sensi, premettendo bene a chi e come siano effettivamente adatti e se accessibili.

Giovane non vedente e giovane in carrozzina insieme ad altri turisti

Un giovane non vedente e un giovane in carrozzina in escursione, insieme ad altri turisti

Infine un cenno riguardo ai costi. Quando si parla di accessibilità, si pensa naturalmente a quanto costi eliminare le barriere architettoniche e installare percorsi tattiloplantari: anche qui basta essere informati e si comprenderà che invece paradossalmente ci sono dei vantaggi economici.
Va segnalato per esempio il bonus del Tax Credit, riconosciuto ad alberghi e agriturismi. Si tratta di fondi istituiti nella Legge di Bilancio e prorogati anche per il 2018, per il settore alberghiero che punti alla riqualificazione e all’abbattimento delle barriere architettoniche.
Un altro aspetto economico raramente preso in considerazione è la numerosità dei clienti con disabilità e la capacità di far rete, cosa che produce un  passaparola positivo o negativo (il passaparola è una delle strutture portanti del marketing) di una struttura ricettiva accessibile, che può divenire una pubblicità virtuosa e una fonte di guadagno non indifferente: i nostri soldi valgono quanto quelli dei normodotati, e qualche imprenditore illuminato ha incominciato a capirlo seriamente, investendo nel turismo accessibile.
Citiamo qui anche un prestigioso premio destinato al turismo accessibile, cui possono aderire Associazioni, Enti, Istituzioni, Comuni, Regioni e Operatori Turistici, promosso quest’anno dall’Italia Travel Awards, rivolto ai progetti realizzati in àmbito di turismo accessibile; un’iniziativa giunta alla sua terza edizione e voluta per celebrare l’impegno e la competenza nel settore turistico italiano.

Non si ha la presunzione di dire cose così straordinarie, qualcuno potrà criticare questi semplici concetti basilari, e mi augurerei proprio che questi fossero noti a tutti e che ognuno ci avesse fatto una riflessione almeno una volta nella vita. Purtroppo dalla mia esperienza deduco che così non è; nella cultura sociale mancano le basi, manca appunto “l’ABC” di questi concetti e se non si conoscono i problemi nella loro concretezza, non è possibile pensare alle soluzioni.

Il problema resta analogo anche per l’accessibilità digitale dei siti web e in particolare di quelli che promuovono percorsi turistici accessibili. Per far conoscere le iniziative, bisogna consentire che le informazioni arrivino anche alle persone con disabilità.
I concetti di base andrebbero insegnati nelle scuole, magari già da quelle elementari, in quanto i bambini riescono a semplificare le cose e a prenderle in modo naturale, una diversa educazione civica insomma.
A tal proposito ci sono vari progetti di alternanza scuola-lavoro che si occupano di disabilità e di turismo accessibile. Ne segnaliamo uno, interessante, ch ha coinvolto la Classe IV F ad indirizzo turistico dell’Istituto Alberghiero Costaggini di Rieti, recentemente presentato all’interno del convegno Destinazione Rieti 2020.
Il progetto consiste nel realizzare un sito internet e un’applicazione per dispositivi mobili che rispettino i requisiti di accessibilità digitale e in cui vengano individuati e proposti percorsi turistici accessibili, per persone con disabilità, e di promozione nella zona del Reatino.
L’iniziativa vede la collaborazione dell’impresa JA Italia e ha il patrocinio dell’ADV (Associazione Disabili Visivi), che curerà gli aspetti di formazione all’accessibilità sia architettonica che digitale, rispettivamente con le competenze di Giulio Nardone, presidente Nazionale della stessa ADV, e di chi scrive, che per tale Associazione è , delegata per le tematiche ICT (Information and Communications Technology).
L’entusiasmo con cui questi ragazzi e i loro insegnanti hanno intrapreso il progetto è stata una piacevole sorpresa. Naturalmente queste mie righe andranno nel loro sito internet, sperando in un’ampia diffusione dell’iniziativa.
Dai giovani dipende il futuro di tutti noi ed è importante prepararli correttamente e opportunamente anche alle problematiche legate alla disabilità. Complimenti e forza ragazzi!

Consigliera dell’ADV (Associazione Disabili Visivi), della quale è esperta per accessibilità, con delega per le tematiche ICT (Information and Communications Technology). Le presente riflessioni – qui riprese con alcuni riadattamenti al diverso contenitore – sono già state rese pubbliche all’interno delle audioriviste curate dalla stessa ADV.

Stampa questo articolo