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Soggiorni estivi, per una vacanza al di là delle barriere

Soggiorni estivi Lega del Filo d'Oro

Un bagno nelle acque di Senigallia, per una partecipante ai soggiorni estivi della Lega del Filo d’Oro, insieme a un’operatrice dell’Associazione

«I nostri soggiorni estivi – spiega Rossano Bartoli, segretario generale della Lega del Filo d’Oro – permettono alle persone sordocieche di fare nuove esperienze e di uscire in tal modo dall’isolamento, acquisendo maggiore autonomia. Negli oltre cinquant’anni della nostra storia, sono stati più di mille i volontari che vi hanno preso parte e senza i quali tutto questo non sarebbe possibile». Ed è proprio così: sono infatti realmente una preziosa opportunità per vivere un periodo di incontro, socializzazione e conoscenza, i soggiorni estivi organizzati dalla Lega del Filo d’Oro, che già a partire dal 17 giugno e fino all’inizio di settembre, consentiranno alle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali che vi parteciperanno di trascorrere momenti piacevoli e di svolgere attività ricreative in tre diverse località turistiche, nelle Marche (Senigallia, 17-24 giugno e 24 giugno-1° luglio), in Abruzzo (Giulianova, 15-29 luglio) e in Trentino (Pinzolo, 26 agosto-9 settembre).

«Non si tratta di una semplice occasione di svago e divertimento – sottolineano dalla Lega del Filo d’Oro -, ma di un momento concreto di crescita e di esperienza, attraverso visite guidate, fattorie didattiche, laboratori artigianali, giochi, mare e passeggiate in montagna».
Questa è una delle attività “storiche” dell’Associazione nata ad Osimo (Ancona). Ad avviare infatti i soggiorni estivi era stata la stessa fondatrice della Lega Sabina Santilli, nell’estate del 1964, rivolgendosi a persone provenienti da diverse Regioni. Nel corso degli anni, poi, l’iniziativa è diventata una costante, con una crescente capacità di coinvolgimento, fino a contare che quest’anno su più di cento partecipanti, insieme ad altrettanti volontari, cui si aggiungono operatori specializzati e interpreti LIS.
A Senigallia (Ancona) si potranno effettuare diverse attività ludico-ricreative, come andare in spiaggia, partecipare a feste organizzate negli stabilimenti o in località vicine, fare shopping in negozi, botteghe artigiane locali e al mercato settimanale e passare alcune serate al pub. Lo stesso programma sarà previsto anche per i presenti al soggiorno di Giulianova (Teramo). A Pinzolo (Trento), invece, si potrà scegliere tra diverse attività, quali andare in piscina o a cavallo in un maneggio della zona, fare escursioni, shopping in negozi, botteghe artigiane locali e al mercato settimanale e visitare località e sagre in luoghi limitrofi.
Il tutto comporta segnatamente – quest’anno, come in quelli precedenti – un notevole impegno, sia per l’elevato numero di persone coinvolte, sia per la complessità degli aspetti organizzativi e logistici da considerare e in tal senso risulta fondamentale il rapporto di collaborazione con la rete dei servizi sul territorio.

La sordocecità, è opportuno ricordare, è una combinazione della perdita, totale o parziale, della vista e dell’udito che è di ostacolo o impedisce di svolgere le normali funzioni della vita quotidiana. Quando poi al deficit visivo o uditivo si accompagnano altre minorazioni (motorie, intellettive, danni neurologici, malformazioni scheletriche, ecc.), si ha la pluriminorazione psicosensoriale, molto frequente negli utenti della Lega del Filo d’Oro. Quest’ultima si impegna per offrire supporto alle persone con questa disabilità e alle loro famiglie, aiutandole a vivere una vita quanto più dignitosa possibile (se ne legga ampiamente anche nel box in calce). (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Barbara Cimino (b.cimino@inc-comunicazione.it); Chiara Ambrogini (ambrogini.c@legadelfilodoro.it).

Un po’ di storia della Lega del Filo d’Oro
Era il 1964 quando Sabina Santilli, una caparbia e lungimirante donna sordocieca, decise di fondare – assieme a un piccolo gruppo di volontari – un’Associazione che potesse rappresentare il «filo aureo della buona amicizia», per aprire al mondo le persone sordocieche e fare in modo che la società si accorgesse di loro. E questo filo prezioso che unisce il sordocieco con il mondo esterno è il concetto che ha ispirato sia il nome che l’attività della Lega del Filo d’Oro, realtà unica in Italia, che da allora fornisce un servizio altamente qualificato alle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali.
La mission – di quella che dal 1998 è divenuta una ONLUS – consiste nell’assistenza, nella riabilitazione, nell’educazione e nel reinserimento in famiglia – e in molti casi anche nella società – delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali.
La Lega del Filo d’Oro ha da sempre svolto campagne di comunicazione e di sensibilizzazione per diffondere la corretta conoscenza della sordocecità e delle problematiche ad essa correlate presso l’opinione pubblica, i media e le Istituzioni ed è oggi punto di riferimento in Italia per la rappresentanza e l’affermazione dei diritti delle persone sordocieche e delle loro famiglie.
Ad Osimo, in provincia di Ancona, si trova la Sede Nazionale, al cui interno vi sono il Centro Diagnostico, che formula una valutazione globale ed effettua interventi precoci per bambini al di sotto dei 4 anni, i Servizi Educativo-Riabilitativi, il Settore Medico, il Centro di Ricerca e il Centro di Documentazione.
Con circa 600 dipendenti, più di 650 volontari e circa 500.000 sostenitori, la ONLUS è presente oggi in Italia in 8 Regioni con 5 Centri Residenziali, a Osimo, Lesmo (Monza Brianza), Modena, Molfetta (Bari) e Termini Imerese (Palermo) e 3 Sedi Territoriali a Padova, Roma e Napoli.
L’Associazione può contare su un team completo di professionisti, composto da una parte da operatori educativo riabilitativi, fisioterapisti, psicologi e assistenti sociali, dall’altra da medici specializzati, come neurologi, ortopedici, oculisti, pediatri, genetisti, dentisti, logopedisti e fisiatri, oltre a tutto il personale amministrativo e dei servizi generali.
Per ogni ospite della Lega del Filo d’Oro viene elaborata una terapia riabilitativa personalizzata e sistemi adeguati di comunicazione, per permettergli di stabilire relazioni col mondo e recuperare, quanto più possibile, una dimensione fatta di dignità e autonomia.
Le attività svolte vengono attualmente finanziate solo in parte da fondi pubblici, mentre circa il 65% delle entrate arrivano grazie alle risorse donate da privati. La Lega ha anche fondato un proprio Centro di Ricerca e collabora in Italia con numerosi istituti universitari, così come, a livello internazionale, con altri enti e organizzazioni che perseguono i medesimi obiettivi.

Sordocecità e pluriminorazione psicosensoriale: conoscere per intervenire
Non poter vedere, sentire, parlare. Essere costantemente immersi in un buio silenzioso. È questo ciò che accade a chi è sordocieco, persona che presenta una grave o totale minorazione della vista e dell’udito, cui spesso possono associarsi anche disabilità intellettiva, deficit motori, problemi comportamentali. Per capire cosa significhi in termini pratici, può bastare sapere che la nostra mente riceve il 95% di tutto ciò che apprende attraverso questi due sensi.
Le cause di queste disabilità sono molteplici: infezioni virali contratte nel primo trimestre di gravidanza (ad esempio la rosolia), nascite premature o con complicanze di vario tipo, meningite, malattie genetiche e rare, come la sindrome di Usher (malattia ereditaria che determina un’alternazione del codice genetico, producendo una proteina anomala, che a propria volta influenza lo sviluppo e il corretto funzionamento degli apparati visivo ed uditivo) o la sindrome CHARGE (malattia genetica dovuta ad alterazioni del gene CHD7, sul cromosoma 8. CHARGE è infatti un acronimo composto dalle iniziali delle caratteristiche cliniche principali, vale a dire C=coloboma oculare, H=difetti cardiaci, A=atresia delle coane, R=ritardo di crescita e\o di sviluppo, G=anomalie genitali e\o urinarie, E =anomalie dell’orecchio e sordità).

Mission e “metodo” della Lega del Filo d’Oro
Tutte queste patologie rappresentano dunque le premesse per uno stato di isolamento assoluto, ma alla Lega del Filo d’Oro c’è la forte convinzione che anche per chi si trova in queste condizioni esista uno spazio per entrare in rapporto con gli altri, un linguaggio che va oltre le parole, per poter migliorare le possibilità di comunicazione e, di conseguenza, la qualità della vita delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali.
Forte è anche la consapevolezza che non esista un approccio standard a questi tipi di disabilità, ma che esso vada costruito, di volta in volta, a seconda dell’utente che si ha davanti, del grado e della combinazione delle minorazioni, del momento e delle cause della loro insorgenza e anche dell’ambiente socio-familiare.
Così per ognuno – dopo un’approfondita analisi delle abilità residue e delle cause principali di sordocecità e pluriminorazioni psicosensoriali – viene messo a punto un piano di intervento personalizzato, attuato sempre con il coinvolgimento delle famiglie, delle istituzioni e dei territori: solo in questo modo si può infatti realizzare pienamente il reinserimento nella realtà sociale che rappresenta il fine ultimo dell’Associazione.
Questa mission viene perseguita attraverso diverse tappe: la creazione di strutture apposite, la formazione di operatori qualificati, lo svolgimento di attività di ricerca, la diagnosi e le diverse terapie riabilitative.
Nei Centri di Riabilitazione, ai quali si accede dopo un’accurata indagine del Centro Diagnostico, uno staff della Lega del Filo d’Oro – costituito da psicologi, pedagogisti, operatori educativo-riabilitativi e medici specialisti – opera a stretto contatto, conducendo gli interventi riabilitativi con una verifica continua degli obiettivi previsti per ogni singolo assistito. Tutti gli ospiti, infatti, sono divisi in gruppi in base all’età, alle diverse disabilità sensoriali, allo stadio evolutivo e ognuno è seguito da uno o due operatori.
In particolare, va ricordata in conclusione la grande importanza di un intervento precoce sui bambini dai 0 a 4 anni, per agire tempestivamente già nella primissima infanzia e offrire così le migliori garanzie di recupero.