Non semplici disservizi, ma vere discriminazioni per cui chiedere giustizia

Quante volte i bagni di un locale pubblico sono inaccessibili oppure chiusi per via di una cattiva organizzazione? Nel caso però di una persona con disabilità recatasi in un Autogrill e rivoltasi poi alla SIDIMA (Società Italiana Disability Manager), c’è un fatto nuovo ed è che si può avere giustizia, ottenendo anche un risarcimento. «Siamo così abituati a subire disservizi di ogni genere che li riteniamo “normali” e irrisolvibili – commenta Rodolfo Dalla Mora, presidente della SIDIMA – e invece anche queste sono discriminazioni, per le quali possiamo ottenere giustizia»

Fotografia di un autogrill. In primo piano veicoli in movimento

Una persona in carrozzina viaggia su un’autostrada del Nord Italia; decide per una sosta in Autogrill, rigorosamente uno di quelli contrassegnati dal simbolo dell’accessibilità. Il locale, in effetti, è senza barriere architettoniche, e il bagno pure, ma… Ma non ci si può entrare! Infatti, le chiavi del bagno per disabili sono state affidate agli operatori delle pulizie, i quali però si recano nella struttura solamente in determinate fasce orarie. Quando loro non ci sono, in quel bagno non si va!

Quante storie come questa di ordinaria discriminazione nei confronti delle persone con disabilità si potrebbero raccontare? Quante volte succede loro di non trovare bagni accessibili o, in modo ancor più assurdo, di trovarli chiusi per via di una cattiva organizzazione?
Questa volta, però, c’è un fatto nuovo ed è che si può avere giustizia, ottenendo anche un risarcimento, oltre alla soluzione del problema.
Nel caso specifico, infatti, la persona coinvolta ha chiesto aiuto al Servizio Legale Antidiscriminazione della SIDIMA (Società Italiana Disability Manager), che ha preso in carico la situazione tramite l’avvocato Dirk Campajola. Il legale ha dapprima inviato alcune raccomandate alla Società Autogrill, poi, non ricevendo alcuna risposta, ha deciso di depositare un ricorso per discriminazione ai sensi della Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni).
Non c’è stato però bisogno di arrivare al Tribunale: a quel punto, infatti, Autogrill, vedendosi citata in giudizio, ha risposto, preferendo raggiungere un accordo per evitare di andare davanti al Giudice. Oltre quindi a garantire la consegna delle chiavi del bagno al personale del bar, la relativa transazione ha accordato al ricorrente 600 euro di risarcimento, comprensive delle spese legali.

«Transazioni del genere avvengono di frequente – sottolinea Rodolfo Dalla Mora, presidente della SIDIMA – perché le aziende preferiscono evitare lunghi e costosi procedimenti legali, specie quando il loro errore è palese. Purtroppo, poche persone lo sanno: siamo così abituati a subire disservizi di ogni genere che li riteniamo “normali” e irrisolvibili, e ci rassegnamo a sopportarli. Invece anche questi disservizi sono discriminazioni, vietate dalla Legge, per le quali possiamo ottenere giustizia».

Ma quanto costa difendere i propri diritti? Accade infatti che molte persone preferiscano  “passar sopra” a episodi come questo, perché spaventate dai tempi, i costi e lo stress di un’azione legale. «Dobbiamo sfatare questo mito – dichiara Dalla Mora – dal momento che spesso i risarcimenti accordati includono anche le spese legali, per cui il cittadino alla fine non spende niente, anzi magari gli resta in tasca qualcosa».
Com’è ovvio, però, dipende sempre dal caso specifico e proprio per questo il Servizio Legale della SIDIMA offre gratuitamente ai propri Soci una valutazione del caso, nonché l’invio della prima lettera di diffida, che a volte è sufficiente a “motivare” la controparte verso la risoluzione del problema.

E se invece la controversia si protrae? Tra scambi di raccomandate e fissazioni di udienze, possono passare anche diversi mesi. «È comunque meno tempo – puntualizza il Presidente della SIDIMA – di quello che spendiamo inviando lettere di protesta in prima persona e facendo pressioni che non ottengono ascolto, Con la differenza, inoltre, che la persona discriminata non ha grosse incombenze: può essere dunque un alleggerimento anche psicologico». «Insomma – conclude – istituendo un nostro Servizio Legale abbiamo voluto dare un’opportunità in più ai cittadini, per l’effettiva attuazione dei loro diritti, che troppo spesso rimangono solo sulla carta». (S.F. e S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio Stampa SIDIMA (Salvatore Ferragina), stampa.sidima@gmail.com.
Per informazioni specifiche sul Servizio Legale della SIDIMA: serviziolegale.sidima@gmail.com.

Stampa questo articolo