Così non si fa altro che rafforzare l’istituzionalizzazione dei servizi!

«Avevamo chiesto servizi centrati sulle persone e sulle loro esigenze, luoghi di vita, condizione fondamentale per essere anche luoghi “di cura”. Servizi che promuovessero inclusione e quindi deistituzionalizzazione. Al contrario, quello che sta proponendo la Giunta Regionale è quanto di più lontano da tutto ciò, mantenendo e rafforzando modelli di istituzionalizzazione»: così il Gruppo Solidarietà esprime il proprio dissenso riguardo alle proposte che si vanno definendo, da parte della Giunta Regionale delle Marche, sui nuovi requisiti di funzionamento dei servizi diurni e residenziali

Persona in carrozzina in un corridoio di ospedaleSolo pochi giorni fa avevamo dato visibilità alla denuncia di Gabriele Piovano, presidente della CPD di Torino (Consulta per le Persone in Difficoltà), nei confronti del parere favorevole espresso dall’Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte, riguardante l’avvio di strutture che sembrano andare in direzione diametralmente opposta rispetto alla deistituzionalizzazione, alla promozione della vita indipendente e al sostegno dell’autodeterminazione delle persone con disabilità.
Oggi un’altra dura presa di posizione, in un àmbito simile, arriva dalle Marche, dove il Gruppo Solidarietà ha espresso in una nota il proprio «fermo dissenso riguardo alle proposte che si vanno definendo», da parte della Giunta Regionale, sui «nuovi requisiti di funzionamento (autorizzazione) dei servizi diurni e residenziali». In tal senso, lo stesso Gruppo Solidarietà ha inviato un ampio documento (disponibile integralmente a questo link) alla IV Commissione Consiliare della Regione (Sanità e Politiche Sociali), che sarà chiamata ad esprimere un parere sulle proposte della Giunta.

«Quelle della Giunta – sottolineano dal Gruppo Solidarietà – sono previsioni che mantengono e rafforzano modelli di istituzionalizzazione. In sostanza, i nuovi requisiti su alcuni aspetti fondamentali quali gli spazi dei servizi, il numero di letti per camera, la possibilità di accorpare all’interno della stessa struttura anche centinaia di persone, non modificano le norme preesistenti – anche quando queste non erano presenti – e dunque permettono il mantenimento di requisiti fissati nei primi anni 2000».
«Ad esempio – prosegue la nota – si permette il mantenimento di camere a 4 letti per oltre il 65% dell’offerta (circa 600 persone) residenziale rivolta alle persone con disabilità; per la totalità dell’offerta nell’area della salute mentale (circa 650 posti); per il 50% dei posti di residenza sanitaria assistenziale per anziani. Per quanto poi riguarda la questione degli accorpamenti, l’offerta già attiva, per circa 16.000 utenti, non avrà limiti alla possibilità che all’interno dello stesso edificio possano essere ospitate centinaia di persone. Si tratta di importantissimi requisiti di qualità in servizi nei quali le persone possono vivere per molti decenni. È dunque giusto e dignitoso che una persona possa vivere per così tanti anni in una camera a 4 letti?».
«Ribadiamo dunque la richiesta – concludono dal Gruppo Solidarietà – che anche per i servizi preesistenti valgano i requisiti di quelli di nuova realizzazione, prevedendo un adeguato, ma certo, tempo di adeguamento, oltreché di mantenere comunità di massimo 10 persone inserite nei normali contesti abitativi, senza possibilità di accorpamento».

Nei mesi scorsi, vale la pena ricordare, il Gruppo Solidarietà aveva promosso un documento/appello, ripreso anche dal nostro giornale, cui hanno aderito ben 20 organizzazioni del Terzo Settore e oltre 380 persone, tra le quali numerosi operatori, familiari e volontari. Vi si chiedeva sostanzialmente che venissero salvaguardati, sostenuti e potenziati i servizi di piccole dimensioni inseriti nei normali contesti abitativi. Servizi centrati sulle persone e sulle loro esigenze, luoghi di vita, condizione fondamentale per essere anche luoghi “di cura”. Servizi che promuovessero inclusione e quindi deistituzionalizzazione. «Quello che sta proponendo la Giunta Regionale – viene oggi sottolineato dall’organizzazione marchigiana – è quanto di più lontano dai contenuti di quel documento/appello». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: grusol@grusol.it.

Stampa questo articolo