Un educatore per tutti noi

«Penso – scrive Salvatore Nocera, soffermandosi sul recente libro di Claudio Imprudente “Da geranio a educatore. Frammenti di un percorso possibile” – che tutti i casi di cattiva inclusione nelle scuole siano dovuti alla mancata presa di coscienza da parte dei docenti e alla mancata educazione dei compagni di cosa significhi per un bimbo essere con disabilità. Per questo Claudio Imprudente ha giustamente meritato la laurea di educatore e continua ad esserlo quotidianamente per ciascuno di noi»

Da geranio a educatore. Frammenti di un percorso possibile: con questo titolo Claudio Imprudente ha pubblicato in questi giorni con il Centro Studi Erickson una sintesi delle principali tappe della sua stupefacente vita, accompagnandole con riflessioni sull’educazione all’accoglienza dei “diversi”, che per le persone con disabilità possono essere anche i “normaloidi”, come li chiamava  l’indimenticabile Bruno Tescari, persona con disabilità che, così come Claudio, aveva il grande dono dell’ironia.

Claudio Imprudente

Claudio Imprudente, autore del libro “Da geranio a educatore. Frammenti di un percorso possibile”, ai cui genitori i medici, quando nacque, preconizzarono un destino “da vegetale”

Il libro [se ne legga già una presentazione su queste stesse pagine, N.d.R.] offre spunti assai stimolanti ed è introdotto dalla prefazione di Roberta Caldin, docente di Pedagogia Speciale all’Università di Bologna. E Bologna è stata la sede propulsiva della frenetica attività di Claudio. Lì vi ha fondato il Progetto Calamaio, con il quale ha girato l’Italia per spiegare alle scolaresche cosa significhi essere persona con disabilità. Non lo ha fatto però con dotti discorsi, ma narrando favolette immediatamente accessibili ai bambini delle scuole primarie.
Sempre a Bologna ha avviato il CDH (Centro di Documentazione Handicap), poi divenuto un punto di riferimento culturale per tutta Italia. E ancora a Bologna ha incontrato Andrea Canevaro, suo amico, che ne ha perorato il conferimento a lui della laurea honoris causa come educatore.

Da geranio a educatore si conclude con una testimonianza assai interessante del suo inseparabile amico Enrico Papa il quale traccia dapprima come ha conosciuto Imprudente e poi racconta come è stato scritto in modo originale questo libro. Già, perché Claudio non si muove, essendo tetraplegico, e non parla; comunica grazie a una lavagnetta di plexiglass nella quale sono incise le lettere dell’alfabeto; il suo amico-collaboratore pone davanti ai suoi occhi questa lavagnetta e vede le lettere alle quali Claudio indirizza le pupille, leggendole a voce alta, in modo tale da comporre parole e periodi. Se Enrico interpreta male, Claudio, sempre con gli occhi, gli fa comprendere che la lettura non è stata corretta e quindi lui la ripete correttamente. Talora sorgono divergenze tra i due ed è proprio in questo modo che si svolgono le conferenze di Claudio e che vengono scritti i suoi numerosi libri.
Questa modalità di collaborazione – che ha dato vita anche a una cooperativa a supporto del lavoro di Claudio – gli ha consentito di socializzare con tanti amici con e senza disabilità e ne ha acuito lo spirito ironico, applicato innanzi tutto a se medesimo, quando si definisce «un geranio», dal momento che i medici, appena nato, dissero alla sua famiglia che sarebbe stato «un vegetale». Quando lo seppe, una volta cresciuto, scelse di considerarsi un bel fiore!

Nel libro si trovano molte riflessioni sulle varie tappe della sua vita, fino alla conclusione contraddistinta da due favole, reinterpretate da Imprudente secondo la categoria della diversità e della disabilità: la storia della “sirenetta” che voleva vivere con gli umani e Pinocchio che da burattino diviene bambino.
Interessante, in particolare, è la sua interpretazione del fatto che Pinocchio non divenga bambino per l’intervento magico della Fata dai capelli turchini, ma perché nel ventre della balena si era aperto al dialogo col padre e aveva preso coscienza dei suoi doveri di figlio, proprio grazie alle parole educative di papà-Geppetto.

E l’aspetto educativo è quello che caratterizza tutta la vita di Claudio il quale ha scelto come vocazione quella di andare tra i giovani e i piccoli delle scuole ad educare su cosa significhi essere persona con disabilità.
Certo, il suo essere tetraplegico su una sedia a ruote e il suo comunicare con la lavagnetta stimolano specie nei bimbi un grande interesse nell’ascoltarlo e nell’introiettarne il vissuto e quanto comunica grazie al suo “interprete”. Ma è quanto dice che colpisce anche i grandi, docenti e genitori, tanto da renderlo uno dei più grandi comunicatori sui valori dell’inclusione scolastica e sociale delle persone con disabilità e dei “diversi”.

Come i suoi numerosi scritti precedenti, anche questo è fondamentale, così come la sua esperienza itinerante per le scuole e i convegni, allo scopo di diffondere la cultura dell’inclusione. Credo che i docenti dovrebbero far tesoro di questa sua lezione con cui chiarisce ai bimbi senza disabilità cosa significhi avere un compagno con disabilità e come possano diventarne amici.
Personalmente penso che tutti i casi di cattiva inclusione nelle scuole siano dovuti alla mancata presa di coscienza da parte dei docenti e alla mancata educazione dei compagni di cosa significhi per un bimbo essere con disabilità. Per questo Claudio Imprudente ha giustamente meritato la laurea di educatore e continua ad esserlo quotidianamente per ciascuno di noi.

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