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Ancora lontani da una reale Vita Indipendente

13 novembre 2018: incontro del Comitato Marchigiano per la Vita Indipendente delle Persone con la Regione Marche

Un’immagine dell’incontro del Comitato Marchigiano per la Vita Indipendente delle Persone con disabilità con i rappresentanti istituzionali della propria Regione

Stanziamenti adeguati per i progetti di Vita Indipendente, dopo la recente approvazione della Legge Regionale 21/18 (Interventi per la vita indipendente), da integrare anche con il Fondo Ministeriale dedicato anch’esso alla Vita Indipendente delle persone con disabilità: erano state sostanzialmente queste le richieste del Comitato Marchigiano per la Vita Indipendente delle Persone con Disabilità, che di fronte alle risposte ritenute deludenti, da parte dei responsabili istituzionali della propria Regione, avevano chiesto agli stessi un incontro urgente, come avevamo riferito qualche settimana fa.
Ebbene, quell’incontro c’è stato e per la Regione Marche vi hanno partecipato il presidente Luca Ceriscioli, Federico Talè, consigliere delegato alla Sanità, Giovanni Santarelli, dirigente del Servizio Politiche Sociali, Lucia Di Furia, dirigente del Servizio Sanità, Maria Laura Bernacchia, responsabile dell’Area Disabilità, Fabrizio Cesetti, assessore al Bilancio, Francesco Giacinti, presidente della I Commissione Consiliare Permanente e Antonio Mastrovincenzo, presidente del Consiglio Regionale. Dal canto suo, il Direttivo del Comitato per la Vita Indipendente era presente al completo, a voler sottolineare l’importanza dell’incontro e le grandi aspettative riposte in esso.

Come si legge in una nota diffusa dal Comitato, a firma del presidente Angelo Larocca, «durante l’incontro sono intervenuti principalmente il presidente Ceriscioli e l’assessore Cesetti, dichiarando innanzitutto che la Regione intende sostenere il percorso regionale per la Vita Indipendente. In tal senso, il fondo di 1,3 milioni stanziato nel giugno scorso, al momento dell’approvazione della Legge 21/18, è stato esteso in questi giorni a un milione e mezzo. Essi si sono inoltre impegnati ad aumentarlo ulteriormente entro l’inizio del 2019, fino a 1,8 milioni. Per quanto poi riguarda il dirottamento dei Fondi Ministeriali, si è detto che esso non è possibile, in quanto la Sperimentazione ad essi relativa prevede azioni quali il cohousing e la domotica, non contenute nella Legge Regionale. Hanno affermato, tuttavia, che insisteranno comunque nel richiederlo, anche tramite azioni politiche. In conclusione il presidente Ceriscioli ci ha congedato, promettendo un nuovo incontro a fine gennaio dell’ano nuovo, dopo l’approvazione del Bilancio Regionale».

«Le nostre richieste – dichiarano dal Comitato – sono state accolte solo in parte; infatti, con il finanziamento promesso, verrà elargito ad ogni singolo utente un contributo certamente più elevato rispetto a quello percepito attualmente da ogni beneficiario della Delibera di Giunta Regionale 1360/17, ma siamo ancora molto lontani dall’obiettivo di assicurare il pieno diritto alla Vita Indipendente alle persone con disabilità marchigiane, contrastando efficacemente il ricorso all’istituzionalizzazione. L’entità del fondo, infatti, non assicura la permanenza nel progetto a tutti i 227 utenti attuali, dal momento che con il meccanismo della graduatoria, ad essi verrà assegnato un punteggio aggiuntivo proporzionalmente all’anzianità del proprio progetto, ma è possibile che vi siano nuovi richiedenti con punteggi superiori rispetto ad altri parametri, posizionandosi quindi più in alto nella graduatoria».
«Ancora una volta – conclude dunque la nota – è arrivato un “contentino”, ma la questione non è stata affrontata con l’attenzione che merita. Si sta parlando, infatti, di persone alle quali sono negati i diritti di base: potersi alzare, mangiare, andare in bagno e così via. Sono diritti sanciti dalla Costituzione Italiana e dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, alla quale la Regione Marche ha aderito. Non dando una risposta adeguata, si condannano le persone ad una vita sprecata, costringendole ancora ad usare il loro stipendio per pagare le ore di assistenza non coperte dal contributo, oppure ad affidarsi all’aiuto dei familiari; quando poi questi non potranno più farlo o non ci saranno più, saranno costrette a “non-vivere” in una struttura, esposte anche a potenziali abusi». (S.B.)

A questo link è disponibile il testo integrale della nota diffusa dal Comitato Marchigiano per la Vita Indipendente delle Persone con Disabilità. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Comitato.Marchigiano.VI@gmail.com.