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Buon compleanno, Programma d’Azione!

Elaborazione dedicata al "Mio primo compleanno"12 dicembre 2017, 12 dicembre 2018: il “pupo” compie un anno. In realtà è già più grandicello, ma dovendo fissare in modo clemente la data in cui celebrarne il genetliaco, assumiamo quella che l’ha trasformato in norma vigente e quindi quella della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la n. 289, appunto, del 12 dicembre di un anno fa.
Prima di annoiare il Lettore, lo avvisiamo: ci stiamo dedicando al Secondo Programma di Azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità.

Si anticipava che, a ben vedere, attorno alla sua data di nascita ufficiale, cioè quella odierna, si può alquanto obiettare e ricostruirne pigramente il percorso. In effetti, la bozza del testo, pressoché sovrapponibile a quella che compulsiamo oggi, era già stata presentata, accolta, plaudita, enfatizzata nel settembre del 2016 a Firenze durante la Conferenza Nazionale sulla Disabilità, l’ultima in ordine di tempo, giacché ce ne sarà sicuramente un’altra ad assicurare nuovi palcoscenici e prosceni. E mani spellate in standing ovation.
Anche lì vi furono le consuete liturgie, con l’inevitabile doglianza che il Programma d’Azione precedente era stato di fatto ignorato, ma con la convinzione che quello nuovo, frutto di un lucido apporto delle organizzazioni in due anni di lavoro nell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, sarebbe stato molto più concreto e agevolmente applicabile, uno strumento per implementate realmente la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Che nel 2016 compiva dieci anni. L’ennesimo futuro prefigurato come migliore.
Il Programma, presentato in bozza predefinitiva a qualche centinaio di metri da Santa Maria Novella, uscì a distanza di un anno da Palazzo Chigi – non è dato saperne il motivo – e dal Quirinale 14 mesi dopo, per approdare alla Zecca dello Stato che lo stampò 15 mesi (totali) dopo: 12 dicembre 2017.
Il Programma stesso assume l’autorevole veste di Decreto del Presidente della Repubblica, impegnando Ministeri, Regioni, Enti Locali, Garanti ed Enti Pubblici e prevedendo il coinvolgimento di molti soggetti. Si articola in 8 linee di intervento a loro volta scomposte in 47 linee di azione e a scendere in 205 puntuali azioni specifiche. Riguardano àmbiti strategici: riconoscimento della disabilità, vita indipendente, salute, accessibilità e mobilità, studio, lavoro, cooperazione, statistiche.
Si tratta di un documento direttivo molto puntuale e articolato; e d’altra parte l’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ci aveva lavorato, come detto, due anni. Due anni di confronti, anche duri, di sintesi sostenibili e condivise fra associazioni, ministeri, enti locali, esperti.

È trascorso un anno. Dopo un anno, su 205 azioni specifiche ne vediamo evase, parzialmente quanto incidentalmente, solo 2 (due)!
Nessun soggetto di Governo se n’è assunto la regia, né in questa Legislatura né in quella precedente.
Nel frattempo, a marzo, ci sono state le consultazioni per il rinnovo delle Camere. Nei programmi elettorali, salvo minimi e marginali riferimenti, non si trova un segno sostanziale del Programma d’Azione, anzi si trovano ampi propositi che assumono direzioni divergenti se non conflittuali.
Nel frattempo si è insediata una nuova Maggioranza che ha fondato la propria convivenza politica su un Contratto di Governo del Cambiamento. Nelle parti dedicate alla disabilità non si rileva alcun cenno al Programma d’Azione, nessuna volontà di attuarlo anche solo parzialmente, nemmeno richiamandolo. Come se non esistesse. E non pare che l’Opposizione intenda usare, nemmeno in termini schiettamente politici, questa lacuna.

Intanto accadono anche episodi bizzarri come quello che vede protagonista il deputato, ormai transfuga, Matteo Dall’Osso. Al centro delle polemiche la bocciatura di un suo emendamento che prevedeva l’istituzione di un Fondo ad hoc da istituire al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, per interventi di «innovazione tecnologica delle strutture, contrassegno e segnaletica per la mobilità delle persone con disabilità».
Orbene, quell’intervento – che prelude anche all’istituzione di un Registro Unico Nazionale dei contrassegni per la sosta (il CUDE) – è segnatamente previsto dal Programma d’Azione biennale che sembra valere meno rispetto al Contratto del Governo del Cambiamento.
Non ci risulta che Dall’Osso, né analisti o commentatori, abbiano richiamato il Programma. Di certo non l’hanno ricordato esponenti del Governo e nemmanco dell’Opposizione.

Nel frattempo è stato anche istituito un Ministero per la Famiglia e le Disabilità. Siamo stati molto laici nelle valutazioni dell’opportunità o meno di tale novità, più pragmatici che ideologici. Tuttavia ci si aspettava che proprio nella realizzazione del Programma d’Azione biennale il Ministero individuasse un formidabile strumento per insediarsi in una solida e strutturata cabina di regia, governando, orientando e stimolando le politiche di tutti gli altri Dicasteri, delle Regioni, degli Enti coinvolti. Invece, il silenzio giustificato con l’intento di elaborare un futuribile “Codice della disabilità”, quasi che questo ambiziosissimo strumento giuridico rendesse inutile i contenuti del Programma d’Azione.

E intanto il Programma si avvicina agli stessi esiti del precedente e di quello prima: il nulla e il prevalere della convinzione che sia inutile elaborare, disegnare scenari diversi, confrontarsi.
Il tutto in un silenzio pressoché sepolcrale, spesso anche di chi ha contribuito in modo determinante alla stesura di quel testo. Un silenzio punteggiato solo da qualche insistenza – sacrosanta, per carità! – sulle sorti del nuovo Osservatorio Nazionale che ha chiuso i battenti quasi due anni fa e che da allora, pur formalmente ricostituito, ancora non ha iniziato ad operare. Operare, però, in questo scenario, significa soprattutto elaborare un nuovo Programma, l’ennesimo, e garantire il prosieguo di rasserenanti liturgie che rimandano sine die e che compongono malamente i conflitti potenziali, lasciando però intonse le emergenze e le istanze reali.
Buon compleanno, Programma d’Azione!