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Ancora invisibili ai datori di lavoro e alla società

Particolare di persona in carrozzina con immagine a fuoco, tra molte altre persone sfuocateAd un recente incontro intitolato Le persone con disabilità come capitale umano: il loro contributo all’economia e alla società, promosso dal Gruppo di Studio sulla Disabilità del CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo) – organo consultivo dell’Unione Europea che comprende rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori, dei datori di lavoro e di altri gruppi d’interesse – hanno partecipato anche esponenti della Commissione Europea e dell’EDF (Forum Europeo sulla Disabilità), nonché di due imprese continentali che impiegano con successo persone con disabilità.
Ebbene, anche in tale sede è emerso con chiarezza che le persone con disabilità potrebbero certamente far valere il proprio diritto a una completa inclusione sociale, ma tuttora mancano, per loro, le giuste opportunità.
In particolare sul fronte del lavoro, si è evidenziato l’impatto decisamente positivo dell’occupazione di persone con disabilità, che deve però fare i conti con il diffuso pregiudizio e stigma, che continua a contribuire in modo sostanziale alla loro esclusione.
In tal senso, i vari relatori presenti hanno concordato sul fatto che, pur essendo state molte le azioni volte a fornire un quadro giuridico di sostegno per l’assunzione di persone con disabilità, il divario resta ancora molto accentuato, con le statistiche più recenti che mostrano ad esempio una differenza di 26 punti percentuali tra i livelli di occupazione delle persone con e senza disabilità, dato, questo, che per le donne con disabilità è ancora più basso (solo il 18% di occupate nel 2015). Non si è nemmeno mancato di sottolineare, inoltre, il divario retributivo tra le persone con disabilità e quelle senza.

«Esistono molte prove – ha dichiarato Catherine Naughton dell’EDF – del fatto che il costo della vita per le persone con disabilità è più alto e che il loro salario è più basso. Si può dire infatti che esse guadagnino mediamente l’11% in meno dei loro pari senza disabilità. Senza dimenticare che queste persone corrono un rischio maggiore di esclusione sociale e povertà».
Eppure, è ormai dimostrato – come è stato ribadito anche durante l’incontro promosso dal CESE – che le persone con disabilità spesso rendono sul lavoro più dei colleghi senza disabilità e garantiscono anche una presenza superiore. Molti datori di lavoro, però, esitano ancora a utilizzarne le prestazioni, a prescindere dal fatto che il costo per adeguare il posto di lavoro alle loro esigenze sia spesso minimo o addirittura pari a zero.

«Esistono ancora troppe paure e stereotipi negativi – ha sottolineato Krzysztof Pater, capo dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro del CESE – impressi nella mente dei responsabili delle decisioni, delle persone che decidono chi assumere, ed è proprio la mentalità delle persone il problema principale».
«Più di ogni altra cosa – ha affermato dal canto suo Elena Schubert della Direzione Generale per il Lavoro, gli Affari Sociali e l’Inclusione della Commissione Europea – sarebbe importante distaccarsi dalla percezione” medica “delle persone con disabilità, dal viverle come dei “malati”, incapaci di integrarsi nella società. Si dovrebbe infatti incominciare a percepirle come persone che, se sostenute in modo adeguato, possono fare molte cose».
«Dobbiamo dunque rimuovere questo stigma – è intervenuta Madi Sharma del CESE – e a tal proposito sappiamo che molti datori di lavoro sarebbero disposti ad assumere persone con disabilità. Non sappiamo però dove e come trovarli, per dare loro questa opportunità».
«La Commissione Europea – è stata la risposta di Schubert – prevede di avviare un’indagine indipendente sull’efficacia dell’attuale Strategia dell’Unione Europea in materia di disabilità, che si basa sulla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata ormai otto anni fa dalla stessa Unione Europea».

Tra i principali responsabili della scarsa inclusione nel mondo del lavoro delle persone con disabilità, è stato individuato anche il loro modesto accesso complessivo all’istruzione e alla formazione inclusiva. «L’istruzione – hanno ricordato in tal senso gli esponenti del CESE – dovrebbe essere adattata individualmente, per soddisfare le esigenze specifiche di ogni persona con disabilità, e allo stesso tempo essere inclusiva sin dalla più tenera età».

All’incontro, come accennato inizialmente, hanno partecipato anche i rappresentanti di due società che hanno dimostrato con chiarezza quali ottimi risultati si potrebbero ottenere, spostando l’attenzione dalle limitazioni alle competenze.
Si tratta del gruppo spagnolo di impresa sociale ILUNION, che in cinquanta diverse aree d’affari impiega quasi 35.000 persone, il 40% delle quali hanno una disabilità.
Quindi, la società belga Passwerk, che occupa con successo ingegneri con disturbo dello spettro autistico, in particolare per testare i software informatici, ciò che grava in modo assai limitato sui costi di assunzione. «La diversità – ha voluto puntualizzare Dirk Rombaut, direttore di Passwerk – è certamente un valore aggiunto sul posto di lavoro e aziende come la nostra creano speranza per un numero enorme di persone. (S.B.)

Ringraziamo Pietro Barbieri per la collaborazione.