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Treni: molto è stato fatto, ma molto resta da fare

Donna in carrozzina davanti a un treno che passaRecentemente ho viaggiato in treno da Genova a Salerno e viceversa. Essendo una persona con disabilità in carrozzina, ho dovuto prenotare con largo anticipo i biglietti e il servizio d’assistenza.
Ho viaggiato su un treno normale fino a Roma, non essendoci posti disponibili nei convogli ad alta velocità, poi alla Stazione Termini della Capitale mi hanno sistemata sul treno per Salerno, ma i ganci per stabilizzare la carrozzina non funzionavano.
Hanno chiamato un tecnico, che però non ha saputo o potuto fare niente, cosicché il capotreno, constatato il fatto, ha ordinato di farmi scendere e di aspettare un altro treno. A nulla sono valse le proteste e il suggerimento di farmi accomodare sul normale sedile passeggeri. Per questioni di sicurezza non si poteva.

E così mi hanno fatto scendere e portato alla Sala Blu. Qui un addetto alle prenotazioni – dopo lunghe discussioni e trattative con la mia amica accompagnatrice – ha trovato un Frecciarossa diretto a Napoli e da lì un altro treno per Salerno. Pur seccate dal fuori programma, eravamo soddisfatte per il fatto che saremmo arrivate con mezz’ora di anticipo a destinazione, salvo poi ripetersi lo stesso problema dei ganci, addirittura mancanti, sul convoglio per Salerno. Eppure lì non hanno fatto storie!

Purtroppo è noto che le Ferrovie Italiane non brillino per efficienza e puntualità, sono spesso dissestate e maltenute, i treni sovente in ritardo e sporchi. I vertici dell’Azienda hanno più volte assicurato che avrebbero apportato sicuramente delle migliorie a tutto il sistema e certamente molto è stato fatto, in particolare per le persone con disabilità che possono usufruire di vari servizi alla persona. Manca tuttavia un certo coordinamento nelle direttive, c’è approssimazione e poco impegno nei controlli.
Per un buon servizio, basterebbe ad esempio un maggiore controllo tecnico degli ausili, che dovrebbero essere esaminati e collaudati periodicamente. E servirebbe anche meno burocrazia per le persone con ridotta mobilità, che devono prima affrontare un vero e proprio iter, per poter viaggiare, e non solo sui treni.
Inoltre, sarebbe utile consigliare ai costruttori dei treni di fabbricare dei convogli con porte e corridoi più ampi, meno “inaccessibili”, più a portata di predellino, senza gradini, questo anche per chi è anziano o con bambini piccoli e passeggino appresso.

Termino con alcune domande: perché al signore con carrozzina e stampelle salito a Massa e sceso a Roma è stato permesso di sedersi sul sedile passeggeri e a me no? La legge, le disposizioni, non sono uguali per tutti? Qualcuno mi sa rispondere?