Educare i bambini, perché diventino adulti consapevoli

«Da oltre vent’anni – scrive Anna Tipaldi dell’Associazione L’abilità – abbiamo gesti di cura e attenzione nei confronti di chi è fragile, nei confronti di chi suscita indifferenza negli altri, o uno sguardo “storto”, se non addirittura un insulto. La nostra risposta è educare, educare i bambini affinché diventino adulti consapevoli, in modo che da piccoli non “bullizzino” i compagni più fragili e che da adulti siano in grado di mettersi in ascolto e al servizio degli altri»

Biglietto di insulti alla madre di una bimba con disabilità

Il biglietto – naturalmente anonimo – inviato alla madre di una bimba con disabilità, che aveva rimproverato un automobilista per avere impropriamente occupato un parcheggio destinato alle persone con disabilità

Da oltre vent’anni ci mettiamo il cuore in tutto ciò che facciamo. Abbiamo gesti di cura e attenzione nei confronti di chi è fragile, nei confronti di chi suscita indifferenza negli altri, o uno sguardo “storto”, se non addirittura un insulto.
Basta pensare che molto spesso le parole che indicano una disabilità sono usate per insultare, per apostrofare, per dileggiare.

È storia recente il caso di quella mamma che si è vista recapitare un biglietto con la scritta «Te sei andicappata solo al cervello», solo perché aveva fatto notare a un automobilista di avere occupato impropriamente un parcheggio destinato alle persone con disabilità, e in particolare destinato a sua figlia.
Il signore in questione ha offeso la donna perché probabilmente si è visto negato o il suo diritto a parcheggiare senza rispetto delle norme. Con quelle parole scritte, ha relegato la mamma a una nullità, a cosa non degna di considerazione perché «andicappata al cervello».

Sempre la cronaca ci racconta come la parola “autistico” sia stata utilizzata e continui ad essere utilizzata [si veda a questo link il recente caso riguardante Rosita Celentano alla trasmissione RAI “Domenica In”, N.d.R.] da personaggi noti e meno noti, per ghettizzare, insultare, credendo di essere divertenti. Ma di certo non è il riso che provocano sui visi delle tante famiglie che hanno un bambino o un adulto con autismo. O in chi quotidianamente si misura sulle difficoltà che comporta la disabilità.

Troppo spesso i genitori dei bambini con disabilità che frequentano i nostri servizi ci raccontano di quanto fastidioso sia quello “sguardo degli altri” al parco giochi, per strada, sul tram. Meglio stare a casa piuttosto che imbattercisi. Lo sguardo che giudica, che ti rende diverso, che ti esclude.
La nostra risposta è educare, educare i bambini affinché diventino adulti consapevoli, in modo che da piccoli non “bullizzino” i compagni più fragili e che da adulti siano in grado di mettersi in ascolto e al servizio degli altri.
La nostra “arma di difesa” sono i gesti di cura e di attenzione verso chi normalmente viene emarginato, verso chi non ha voce e che per molti è invisibile. Facciamo in modo che quello da cui sono esclusi normalmente diventi invece per tutti.

Associazione L’abilità, Milano.

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