Arriverà in Parlamento la discriminazione multipla delle donne con disabilità

Durante l’incontro denominato “Donne con disabilità, la doppia discriminazione”, cui hanno partecipato anche le deputate Noja e Boschi, ci si è posti l’obiettivo di interloquire con i soggetti dell’associazionismo, dell’università e della ricerca già impegnati su questo fronte, al fine di elaborare una mozione in tema di contrasto alla discriminazione multipla che colpisce le donne con disabilità, in ragione del loro essere simultaneamente donne e persone con disabilità. Mozione che, a quanto pare, verrà prossimamente sottoposta alle aule del Parlamento

Palco delle relatrici al convegno "Donne con disabilità, la doppia discriminazione", Roma, 22 maggio 2019

Il palco delle relatrici al convegno “Donne con disabilità, la doppia discriminazione”

Come avevamo segnalato nei giorni scorsi, si è svolto a Roma il 22 maggio un incontro voluto e introdotto dalla deputata Lisa Noja, sul tema Donne con disabilità, la doppia discriminazione, incontro al quale era presente anche l’altra deputata Maria Elena Boschi, e che si pone in linea di continuità con quello realizzato sempre a Roma, l’11 dicembre dello scorso anno, a cura della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e di Differenza Donna, intitiolato Donne con disabilità, violenze e abusi: basta silenzi! (se ne legga ampiamente sulle nostre pagine). A quest’ultimo assistette la stessa Lisa Noja, che già in quell’occasione aveva manifestato il proposito di portare il fenomeno all’attenzione del Parlamento e giungere ad un riconoscimento della discriminazione multipla, individuando anche politiche specifiche di contrasto e a favore delle pari opportunità.

Ebbene, durante l’incontro del 22 maggio, si è posto proprio l’obiettivo di interloquire con i soggetti dell’associazionismo, dell’università e della ricerca già impegnati su questo fronte, al fine di elaborare una mozione in tema di contrasto alla discriminazione multipla che colpisce le donne con disabilità, in ragione del loro essere simultaneamente donne e persone con disabilità. Mozione che a quanto pare verrà approntata in tempi brevi e che, auspicano le deputate Noja e Boschi, verrà sottoposta alle aule del Parlamento già prima dell’estate prossima.

In un articolo a firma di Annalisa Ramundo, l’agenzia di stampa «DiRE» ha raccolto qualche dichiarazione delle figure intervenute all’incontro, a partire da Stefania Leone, ricercatrice e delegata alla Disabilità nell’Università di Milano, che ha distinto la discriminazione multipla in ordinaria, composta e intersezionale. Ordinaria, secondo Leone, è «quella discriminazione nella quale la donna è discriminata in diverse situazioni, in ragione dell’una o dell’altra condizione». E ha portato un esempio: «È il caso di una donna con disabilità, magari discriminata sul lavoro rispetto a un collega uomo, che poi esce dal luogo di lavoro e trova una barriera architettonica». Si definisce invece come composta la discriminazione nella quale «la persona è discriminata nella stessa situazione sia in ragione dell’una che dell’altra condizione». Infine, è chiamata discriminazione intersezionale, quella «in cui la persona è discriminata, nella stessa situazione, in ragione dell’interrelazione tra le due condizioni».

Dal canto suo, Noja ha sottolineato che «la cosa più urgente è portare in Parlamento il dibattito su questo tema, magari con una mozione, un atto di indirizzo, per far sì che il Governo prenda una serie di impegni perché questo tema rientri in tutte le politiche che hanno a che vedere con le pari opportunità e con le politiche per la promozione dell’uguaglianza di genere».
«Credo che su questo – ha aggiunto – si possa trovare una trasversalità e che ciò sia molto importante perché sarebbe un messaggio a tutte le ragazzine e a tutte le donne con disabilità che si sentono spesso negate anche nello stesso diritto alla loro femminilità, perché spesso le donne con disabilità sono trattate come un “genere neutro”».

La vicepresidente della FISH Silvia Cutrera è intervenuta poi in tema di violenza, esponendo alcuni dati raccolti con l’indagine denominata denominata VERA (acronimo che sta per Violence Emergence, Recognition and Awareness, ovvero, letteralmente, “Emergenza, riconoscimento e consapevolezza della violenza” ), lanciata nell’autunno dello scorso anno dalla FISH, insieme all’organizzazione Differenza Donna, come avevamo ampiamente riferito a suo tempo, e basata su un questionario ancora attivo (disponibile a questo link), rivolto a tutte le donne con disabilità, anche a quelle che ritengono di non aver subito violenze o abusi.
Da tale indagine è finora emerso che su un campione di 476 donne con disabilità (tra i 16 e gli 81 anni), 153 di esse (il 32,1%), hanno subìto una qualche forma di violenza. «Se poi si considerano le risposte affermative che le donne hanno dato alle singole e specifiche forme di violenza – ha aggiunto Cutrera – hanno risposto in maniera affermativa 314 donne, il 66%, cioè il doppio».

E ancora, Raffaella Palladino, presidente di D.I.Re. (Donne in Rete contro la violenza), ha fornito qualche dato europeo, osservando che «le donne che subiscono violenza e che sono anche disabili sono cinque volte più numerose delle donne che non hanno nessun fattore di vulnerabilità aggiuntivo». Ha raccontato inoltre la vicenda una donna con disabilità vittima degli abusi paterni sin dall’età di 8 anni, abusi dai quali sono nati tre figli che le sono stati sottratti. Una vicenda, questa, che mette in luce una discriminazione «non doppia, ma multipla», come ha precisato, giacché questa donna incarna in sé molteplici fattori di discriminazione: è una donna, è una persona con disabilità, ed è «nata al Sud, in un contesto familiare con grosse difficoltà socio-economiche».

Successivamente, Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna e Rosalba Taddeini, psicologa ed esperta in emersione della violenza nei confronti delle donne con disabilità della stessa Associazione, si sono soffermate sull’Osservatorio sulla Violenza contro le Donne con Disabilità, inaugurato alla fine dello scorso anno, uno «strumento di monitoraggio, rilevazione e ricerca sul fenomeno», e hanno fornito alcuni dati sulle donne con disabilità accolte e ospitate da Centri Antiviolenza e Case Rifugio dell’Associazione: dalla metà del 2014 ad oggi sono state 98, con un’età media di 36 anni, in un range dai 18 ai 67 anni. Il 27% ha subìto maltrattamenti in famiglia, dal marito, compagno, fidanzato, genitori ecc.., mentre il 73% ha subìto violenza sessuale da familiari, conoscenti e sconosciuti.
Maura Misiti, quindi, dirigente di ricerca all’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali (IRPPS) del CNR, ha spiegato che sulla violenza di genere sono state mantenute le azioni contenute nel Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2017-20, e che l’ISTAT, «nelle indagini su utenze e Centri Antiviolenza, rispetterà la nostra richiesta di disaggregare i dati per genere».

Infine, anche Maria Elena Boschi, come già Lisa Noja, ha insistito sull’importanza di portare il tema della discriminazione multipla nei confronti delle donne con disabilità in Parlamento, «un tema su cui abbiamo iniziato a lavorare quando eravamo al governo e per la prima volta, ad esempio, nel Piano Nazionale Antiviolenza, abbiamo voluto inserire anche delle linee specifiche che riguardassero la violenza subita dalle donne con disabilità. Ovviamente, adesso la responsabilità dell’attuazione del piano è dell’attuale Governo, noi ci auguriamo che possa essere portato avanti quel lavoro che avevamo anche finanziato».
«Sappiamo – ha aggiunto – che dobbiamo fare di più, e per questo vorremmo presentare, con l’onorevole Noja, una mozione in Parlamento che sì, è del Partito Democratico, ma che noi vorremmo fosse di tutte le forze politiche presenti in Parlamento, per assumere un impegno più forte sul tema delle discriminazioni sulle donne con disabilità, perché è un tema di diritti e credo che su questo non ci siano differenze di partito». (Simona Lancioni)

La presente nota riprende, per gentile concessione, quanto contenuto in un testo già apparso nel sito di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa), con alcune modifiche e riadattamenti.
Per approfondire ulteriormente il tema Donne e disabilità, oltreché fare riferimento al lungo elenco di testi da noi pubblicati, presente a questo link, nella colonnina a destra dell’articolo intitolato Voci di donne ancora sovrastate, se non zittite, si può anche accedere al sito di Informare un’h alle Sezioni dedicate rispettivamente ai temi Donne con disabilità e La violenza nei confronti delle donne con disabilità.

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