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Le formiche e la responsabilità sociale nei confronti della disabilità

Fila di formiche

«Non possiamo vivere come una fila di formiche – scrive Giuseppe Fornaro – la diversità fa parte della vita umana»

Essere disabile non significa essere meritevole di compassione e sussidi, significa essere persona meritevole di interventi (economici e non) che aiutino a superare le barriere.
Le “fasce deboli”, quali gli anziani, i bambini e le persone con disabilità, non possono essere una responsabilità relegata alle sole famiglie, ma sono una responsabilità sociale che fa la crescita di un Paese civile, degno di essere considerato tale.

A tal proposito non sembra inutile sottolineare che un disabile della vista oggi può svolgere una vita  abbastanza autonoma, se munito di forte volontà al superamento e di strumenti adeguati.
L’uso delle nuove tecnologie, opportunamente adeguate, diventa infatti per i disabili della vista una forte opportunità di autonomia.
Un campanello in un pallone e apposite regole possono permettere ai ciechi di praticare sport come il calcio o particolari sport paralimpici.

E infine, mi preme invitare chiunque stia leggendo a raggiungerci presso le nostre sedi [dell’UICI-Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, N.d.R.], per conoscere le nostre diversità in modo tale da superare questi pregiudizi che sono poi il seme dell’ignoranza e del razzismo sociale.
Se fossimo tutti identici, che monotonia! Stesso fisico, stessi pensieri, che cosa ci rimarrebbe da fare, se non sederci e morire dalla disperazione…
Non possiamo vivere come una fila di formiche, la diversità fa parte della vita umana.

Referente nazionale per gli Ausili e le Tecnologie dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e consigliere dell’UICI di Napoli.