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Ma quanti sono esattamente i bambini e gli adolescenti con disabilità?

Bimba con sindrome di Down con le mani dipinte«La pubblicazione con dati disaggregati a livello regionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia ci ha dato l’occasione di ritornare su un punto dolente che riguarda la carenza ormai strutturale di dati riguardanti i bambini e gli adolescenti con disabilità su un piano nazionale»: a dirlo è Laura Borghetto, presidente dell’Associazione L’abilità di Milano, commentando la presentazione, presso la Regione Lombardia, del Rapporto intitolato I Diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza in Italia. I dati regione per regione, realizzato dal Gruppo di Lavoro per la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Gruppo CRC), che prevede ora, nei prossimi mesi, analoghe presentazioni nelle altre Regioni italiane.

«I dati presenti nel Rapporto – ribadisce Borghetto – ci rimandano all’indisponibilità di dati omogenei e analitici per definire un quadro chiaro a livello nazionale e territoriale della disabilità nell’età evolutiva e dell’adolescenza che pone questioni di programmazione e pianificazione delle politiche. Manca ad esempio, sia a livello regionale che nazionale, il numero dei bambini con disabilità nella fascia 0-6 anni. L’unico riferimento è il dato dell’INPS, che però rende noti solo i minorenni con indennità di frequenza e/o di accompagnamento. Nessun dato, invece, vi è rispetto alle tipologie di disabilità e nessuna cifra che permetta una fotografia della loro condizione e della possibilità di accedere a servizi (sport e attività culturali), che non siano quelli scolastici. Il bambino e l’adolescente con disabilità, quindi, non è censito come individuo o persona con determinate caratteristiche, titolare di diritti, ma viene semplicemente “contato” come titolare di pensione e di invalidità, beneficiario di un aiuto, comunque elargito dallo Stato su richiesta della famiglia».

«La mancanza di dati macro e di analisi – conclude la Presidente de L’abilità – determina pertanto una scarsa programmazione e pianificazione degli interventi di welfare e quindi un’impossibile valutazione delle politiche in atto, lasciando ancora inevase domande quali: quanti sono i bambini e gli adolescenti con disabilità in Italia e in Lombardia? Quanti i bambini con disabilità che frequentano servizi educativi per l’infanzia? Quanti hanno occasione di frequentare attività per il tempo libero o di sport. Quale l’incidenza della povertà nella disabilità dell’infanzia? Quanti in comunità?».

Ad oggi, va ricordato, sono ben 96 le associazioni e le organizzazioni non profit a far parte del Gruppo CRC, con il coordinamento di Save the Children Italia (se ne legga ancora più ampiamente anche nel box in calce). Tra di esse, vi è anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), insieme, tra le altre, all’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), alla SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), alla citata Associazione L’abilità di Milano e alle Fondazioni Emanuela Zancan e Paideia.
Si tratta di organizzazioni che fanno valere la propria presenza nel Gruppo CRC in modo sostanziale, ponendo segnatamente in piena luce le gravi condizioni di discriminazione e di violazione dei diritti umani, subiti ancora sin troppo spesso dai bimbi e dalle bimbe con disabilità, che per definizione sono “i più vulnerabili tra i vulnerabili”.

Per quanto riguarda infine la a presentazione in Lombardia, essa è stata organizzata in collaborazione con la stessa L’abilità, oltreché con l’ANFAA (Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie), l’Associazione Antonia Vita-Carrobiolo, l’Associazione Bambinisenzasbarre, la Caritas Ambrosiana, il Centro per la Salute del Bambino, la Cooperativa Sociale EDI ONLUS, l’Istituto Mario Negri IRCCS, Save the Children Italia, SOS Villaggi dei Bambini, SSD CREA (Crescere Educare Agire) e Terre des Hommes. (S.B.)

A questo link è disponibile un approfondimento sul Rapporto I Diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza in Italia. I dati regione per regione, realizzato dal Gruppo di Lavoro per la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Gruppo CRC). Per ulteriori informazioni: comunicazione@labilita.org (Anna Tipaldi).

Il Gruppo CRC
La Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC) è stata approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 a New York ed è entrata in vigore il 2 settembre 1990. L’Italia l’ha ratificata il 27 maggio 1991 con la Legge 176/91. Ad oggi essa è stata ratificata da oltre 190 nazioni, cioè praticamente da quasi tutti i Paesi, ed è lo strumento internazionale più ratificato al mondo.
Per verificare che i princìpi sanciti dall’importante documento siano effettivamente rispettati, le Nazioni Unite chiedono ad ogni Stato di redigere e presentare ogni cinque anni un rapporto. Inoltre, per dare voce anche al punto di vista della società civile, le Organizzazioni Non Governative e del Terzo Settore hanno la possibilità di elaborarne uno supplementare.
Per questa ragione, dalla fine del 2000 è attivo in Italia il Gruppo di Lavoro per la CRC che l’anno successivo ha redatto un rapporto sulla condizione dell’infanzia in Italia, supplementare a quello che il Governo Italiano aveva precedentemente presentato alle Nazioni Unite.
In seguito il Gruppo di Lavoro ha deciso di proseguire nella propria opera di monitoraggio, redigendo annualmente un rapporto di aggiornamento che verifica lo stato di applicazione della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza nel nostro Paese.
Il “prodotto” più recente è il Rapporto I Diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza in Italia. I dati regione per regione, su cui è centrato il presente testo.
Sono oggi ben 96 le associazioni e le organizzazioni non profit a far parte del Gruppo di Lavoro per la CRC (in loro rappresentanza, per elaborare il 3° Rapporto Supplementare, hanno lavorato 144 operatori del Terzo Settore) e a coordinarle è Save the Children Italia.
Tra di esse – dal 2014 – vi è anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), insieme, tra le altre, all’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), alla SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), all’Associazione L’abilità di Milano e alle Fondazioni Emanuela Zancan e Paideia.