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Contro il tracoma, prima causa di cecità di natura infettiva al mondo

Bimbi bevono a un pozzo realizzato da CBM in Etiopia

Bimbi etiopi bevono a uno dei 252 pozzi costruiti in questi anni da CBM in Etiopia: l’utilizzo di acqua pulita per una corretta igiene del viso, nonché il miglioramento generale delle condizioni igienico-ambientali, sono infatti tra le principali azioni di prevenzione del tracoma

Dopo quella lanciata nel 2017, è in corso sino alla fine di giugno una nuova campagna dell’organizzazione CBM Italia contro il tracoma, ovvero nei confronti di quella che è la prima causa di cecità di natura infettiva al mondo.
Oggi sono un milione e 900.000 le persone colpite da questa malattia, che per altro, fino agli Anni Sessanta del Novecento, era presente anche in Italia. Ne parlò ad esempio lo scrittore Carlo Levi nel celebre libro Cristo si è fermato a Eboli, quando la sorella Luisa, dopo una breve sosta a Matera, gli raccontava: «Ogni famiglia ha, in genere, una sola di quelle grotte per tutta abitazione e ci dormono tutti insieme, uomini, donne, bambini e bestie. Così vivono ventimila persone. Ho visto dei bambini seduti sull’uscio delle case, nella sporcizia, al sole che scottava, con gli occhi semichiusi e le palpebre rosse e gonfie; e le mosche gli si posavano sugli occhi. Era il tracoma. Sapevo che ce n’era, quaggiù: ma vederlo così, nel sudiciume e nella miseria, è un’altra cosa».

«Ma non solo Carlo Levi – sottolineano da CBM Italia -, di tracoma, infatti, ha un ricordo nitido anche Lucio Salerno, medico originario di Trepuzzi, un piccolo centro in provincia di Lecce, dove nel secondo dopoguerra la malattia era molto diffusa, al punto che le persone affette venivano stigmatizzate a causa degli occhi gonfi e arrossati. Occhi gonfi e arrossati, prurito e lacrimazione sono infatti i primi sintomi di questa grave infezione che, se non curata tempestivamente con antibiotici, fa sì che le ciglia si rivoltino verso l’interno dell’occhio, lesionando la cornea a ogni battito. A questo stadio avanzato, detto trichiasi, solo un’operazione chirurgica può salvare dalla cecità, altrimenti la vista è persa per sempre».

«Il tracoma – dichiara Massimo Maggio, direttore di CBM Italia – è altamente contagioso e si propaga velocemente lì dove c’è mancanza di acqua pulita e scarsità di igiene. L’Etiopia è il Paese più colpito al mondo: 70 milioni di persone sono a rischio di infezione ed è qui che dal 2014 combattiamo la malattia, applicando la cosiddetta Strategia SAFE, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanita, ove SAFE sta per Surgery (trattamento medico chirurgico della trichiasi), Antibiotics (distribuzione di antibiotici per curare l’infezione), Facial cleanliness (educazione alla corretta pulizia e igiene del viso e del corpo) ed Environmental improvement (miglioramento delle condizioni igienico-ambientali). In sostanza, tale modalità prevede quattro azioni combinate, dalla distribuzione di antibiotici alle operazioni chirurgiche, dalla costruzione di pozzi e latrine alla sensibilizzazione della popolazione su come evitare il contagio ed è importante lavorare contemporaneamente su tutte e quattro, per rendere l’approccio sostenibile ed efficace. I risultati raggiunti negli anni ci danno ragione e ci motivano ad andare avanti».

CBM Italia, vale la pena ricordarlo, è la più accreditata organizzazione umanitaria internazionale impegnata nella cura e nella prevenzione della cecità e disabilità evitabile nei Paesi del Sud del mondo. Essa fa parte di CBM, organizzazione attiva dal 1908, composta da undici Associazioni nazionali (Australia, Canada, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Kenya, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Sudafrica e Svizzera), che insieme sostengono progetti e interventi di tipo medico-sanitario, riabilitativo ed educativo.
Dal 1989 CBM è partner dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nella lotta contro la cecità prevenibile e la sordità, operando nei Paesi del Sud del mondo in sinergia con i partner locali e in un’ottica di crescita e sviluppo locale.

Nello specifico del tracoma, l’impegno di CBM si rivolge in particolare a cinque Paesi africani (Etiopia, Nigeria, Uganda, Kenya e Tanzania). Notevoli, in tal senso, sono  i risultati ottenuti dal 2014 al 2018 nel Nord e nel Sud dell’Etiopia, attraverso tre progetti implementati insieme all’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo), che hanno consentito di operare chirurgicamente di trichiasi ben 6.278 persone, di distribuire oltre 900.000 antibiotici alla popolazione, di costruire 252 pozzi e di sensibilizzare e formare circa 300.000 persone sulle corrette norme igieniche. (S.B.)

A questo link è disponibile un video di CBM Italia dedicato alla campagna attualmente in corso sul tracoma. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Anita Fiaschetti (anita.fiaschetti@cbmitalia.org).