La prima Risoluzione sulla disabilità del Consiglio di Sicurezza dell’ONU

Mai prima d’ora il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si era occupato di disabilità in modo specifico. Lo ha fatto per la prima volta in giugno, approvando una Risoluzione con cui chiede agli Stati Membri e alle parti direttamente coinvolte di tutelare le persone con disabilità in situazioni di guerra, in particolare da violenze e abusi, garantendo tra l’altro che abbiano accesso alla giustizia, ai servizi di base e all’assistenza umanitaria senza alcun ostacolo. Il documento costituisce un’ulteriore pietra miliare sulla strada del rispetto dei diritti delle persone con disabilità nel mondo

Hanna bimba con disabilità in Siria

Hannah è una bimba divenuta disabile in Siria, dopo un bombardamento ad Aleppo (foto di Ufficio Stampa Unicef)

Mai prima d’ora il Consiglio di Sicurezza dell’ONU – ovvero l’organo delle Nazioni Unite incaricato di mantenere la pace e la sicurezza internazionali, ma anche con altri importanti compiti, come riassumiamo nel box in calce – si era occupato di disabilità in modo specifico.
Lo ha fatto per la prima volta due mesi fa, approvando all’unanimità, il 20 giugno scorso, la Risoluzione n. 2475 (2019), documento che chiede agli Stati Membri e alle parti direttamente coinvolte di tutelare le persone con disabilità in situazioni di guerra, in particolare da violenze e abusi, garantendo tra l’altro che abbiano accesso alla giustizia, ai servizi di base e all’assistenza umanitaria senza alcun ostacolo (a questo link è disponibile il testo integrale della Risoluzione).
Incoraggiando poi gli Stati Membri a garantire che le persone con disabilità godano della parità di accesso ai servizi di base, vale a dire l’istruzione, l’assistenza sanitaria, i trasporti, le tecnologie e i sistemi di informazione e comunicazione, il Consiglio li ha esortati a consentire la partecipazione e una significativa rappresentanza diretta delle stesse persone con disabilità e delle loro organizzazioni, nell’azione umanitaria e nella prevenzione, risoluzione, riconciliazione, ricostruzione e nella costruzione della pace, durante e dopo i conflitti.
Invitando infine gli Stati a rispettare in primo luogo gli obblighi previsti dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – il cui undicesimo articolo, lo ricordiamo, è dedicato proprio alle Situazioni di rischio ed emergenze umanitarie – il Consiglio ha stabilito che in caso di conflitti armati gli Stati stessi prendano tutti i provvedimenti necessari ad eliminare la discriminazione e l’emarginazione sulla base della disabilità nei confronti delle persone.

Non tutti i componenti dell’organismo, va detto, hanno accettato senza riserve quanto scritto nella Risoluzione approvata in giugno. In particolare il rappresentante della Russia – ma anche quelli di Cina e Gran Bretagna -, pur concordando con i princìpi umanitari del documento, hanno voluto sottolineare che alcune delle disposizioni da esso previste “scavalcherebbero” il mandato del Consiglio di Sicurezza. E tuttavia, quel che è stato approvato resta e costituisce certamente un’ulteriore pietra miliare sulla strada del rispetto dei diritti delle persone con disabilità nel mondo, anche in considerazione del fatto che le Risoluzioni prodotte dalle Nazioni Unite ne costituiscono il più importante atto giuridico.

Della tutela delle persone con disabilità nei conflitti armati, a partire dal citato articolo 11 della Convenzione ONU, si parlerà tra l’altro ampiamente anche nel prossimo mese di ottobre in Svezia, all’Università di Lund, nel corso di un importante convegno ai più alti livelli, organizzato dallo svedese Raoul Wallenberg Institute of Human Rights and Humanitarian Law, insieme alla NATO, all’EDF (European Disability Forum), all’USICD (United States International Council of Disabilities) e all’organizzazione LUMOS (Protecting Children. Providing Sokutions).
Di tale evento è già disponibile (a questo link) un programma, pur ancora provvisorio. (Stefano Borgato)

Per approfondire accedere a questo link, ove è disponibile un testo di presentazione e commento sulla Risoluzione n. 2475 (2019) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è l’organo dell’ONU incaricato di mantenere la pace e la sicurezza internazionali in conformità con i principi e le finalità delle Nazioni Unite stesse.
Esso è composto da cinque membri permanenti (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti) e da dieci membri non permanenti eletti in rappresentanza degli Stati Membri dell’ONU.
Secondo la Carta delle Nazioni Unite, gli altri compiti del Consiglio sono:
° indagare su qualsiasi controversia o situazione suscettibile di portare ad attriti internazionali;
° raccomandare metodi di soluzione di tali controversie o i termini per un possibile accordo;
° formulare piani per l’istituzione di un sistema di regolamentazione degli armamenti;
° determinare l’esistenza di una minaccia alla pace o di un atto di aggressione e raccomandare le azioni che dovrebbero essere intraprese;
° invitare i deputati ad applicare sanzioni economiche e altre misure che non implichino l’uso della forza per prevenire o fermare l’aggressione;
° intraprendere azioni militari contro un possibile aggressore;
° raccomandare l’ammissione di nuovi membri;
° esercitare le funzioni di amministrazione fiduciaria delle Nazioni Unite in aree ritenute “strategiche”;
° raccomandare all’Assemblea Generale la nomina del Segretario Generale e, insieme all’Assemblea, eleggere i Giudici della Corte Internazionale di Giustizia.

Le Risoluzioni delle Nazioni Unite costituiscono l’atto giuridico più importante prodotto dall’ONU. Sebbene qualsiasi organismo delle Nazioni Unite possa emettere Risoluzioni, nella prassi esse vengono proclamate solo dal Consiglio di Sicurezza oppure dall’Assemblea Generale.

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